Un editoriale di William McGurn critica pesantemente gli articoli del New York Times sul caso Murphy e il Papa. Ve ne offriamo una nostra traduzione.
La Stampa - A differenza del papato romano, in alcuni circoli il New York Times ancora gode della presunzione di autorevolezza. Così quando la prima pagina offre una storia titolata “Il Vaticano rifiutò di spretare un sacerdote U.S. che abusava di bambini sordi la gente lo nota. Scritto da Laurie Goodstein e pubblicata il 25 marzo, l‘accusa è a doppia faccia. Prima: che Lawrence Murphy, un sacerdote che abusò di bambini alla St. John's School for the Deaf in Milwaukee dal 1950 al 1970s, sfuggì alla punizione. Padre Murphy, scrisse l’autrice, “non fu mai processato o punito dal sistema di giustizia della Chiesa”. Tutto questo per dare più forza all’attacco: “Lo sforzo di far dimettere padre Murphy si bloccò improvvisamente dopo che il prete chiese misericordia al cardinale Ratzinger”. In altre parole, Murphy se ne è andato tranquillo, e il cardinale ha guardato dall’altra parte. La Goodstein cita documenti interni alLa chiesa, forniti da Jeff Anderson and Mike Finnegan.
Questi sono descritti come avvocati di “cinque uomini che hanno intentato cause contro l’arcidiocesi di Milwaukee”. Quello che non è detto ai lettori è che il signor Anderson non è semplicemente un avvocato dei tanti. E’ l’avvocato che più di tutti si è specializzato in processi alla chiesa. Nel 2002 ha detto all’Associated Press che ha vinto più di sessanta milioni di dollari in accordi con la chiesa, e una volta si è vantato al settimanale Twin Cities weekly di “fargli causa fino a farli scoppiare dappertutto”. E il NY Times non ha detto un altro fatto importante su Anderson: che sta cercando di far causa al Vaticano in una corte federale. Questo fa di Anderson un giocatore molto più grosso di quanto l’articolo racconti. In realtà, è difficile immaginare qualcuno con un interesse finanziario più grande nel promuovere racconti di una chiesa che compie “azione zero” verso i preti che abusano, con papa Benedetto XVI personalmente colpevole. Richiesta di spiegare queste omissioni in una e-mail, Ms. Goodstein risponde csì: “Vista la complessità del caso Murphy, e la relativa brevità del mio articolo, non credo che sia realistico attendersi che l’articolo tratti altri casi che questi legali hanno affrontato”.
Martin Nussbaum, un avvocato non coinvolto nel caso Murphy ma che ha difeso altre diocesi e chiese in cause per abusi sessuali, mi ha mandato quattro lettere interessanti mandate a Murphy da tre vescovi del Wisconsin. Questi documenti non sono fra quelli pubblicati online dal Times. Sono rilevanti, comunque, perché confutano l’idea che Murphy non fu punito. In effetti le lettere dei vescovi – tre nel 1993 e una nel 1995, dopo che vennero alla luce accuse su Murphy – informavano il prete che non doveva celebrare in pubblico, né avere alcuno contatto con i minori, e non doveva lavorare in nessun programma parrocchiale educativo. …Quando è stato chiesto a se sapeva delle lettere, Ms. Goodstein non ha risposto direttamente, dicendo che il suo focus era su quello che era “nuovo”, per esempio “I tentativi di questi vescovi di ridurre Murphy allo stato laicale”.
Per quanto riguarda Roma, non venne a conoscenza del caso fino al 1996, quando Milwaukee informò la Congregazione per la Dottrina della Fede allora diretta dal cardinale Joseph Ratzinger. La CDF in quel periodo poteva gestire casi che comprendevano una rottura del sigillo confessionale (Murphy fu accusato di usare il confessione per gli abusi). A quell’epoca, inoltre, l’unica reale opzione per ridurre Murphy allo stato laicale era un processo ecclesiastico, e i vescovi in Wisconsin diedero inizio a un processo. L’articolo di Ms. Goodstein ha detto semplicemente che il delegato del Cardinal Ratzinger ha bloccato il processo di Murphy dopo che il prete inviò una lettera al cardinal dicendo che stave morendo, e chiedendo clemenza. Un secondo articolo ha spiegato che Roma seguì la via che seguì perché Murphy si era “apparentemente comportato bene” negli ultimo 24 anni” e perché “sarebbe stato difficile processarlo” perché “tanto tempo era passato fra i crimini e il processo”. Inoltre i suoi vescovi avevano già privato Murphy delle sue facoltà ministeriali, l’equivalente di togliere a un medico la licenza di esercitare. Tutto questo fa pensare a gente che si gira indifferente dall’altra parte?
Qualche anno più tardi, quando la Congregazione per la Dottrina della Fede assunse autorità su tutti i casi di abusi, il Cardinal Ratzinger mise in atto cambiamenti che permisero un’azione amministrativa diretta nvece di processi che spesso prendevano anni. Circa il 60 per cento dei casi di preti accusati di abusi sessuali furono trattati in questo modo. L’uomo che è ora papa riaprì casi che erano stati chiusi; fece più di chiunque altro per processare casi e per rendere responsabili i preti che abusarono; e divenne il primo papa ad incontrare le vittime. L’interpretazione più ragionevole di tutti questi fatti è che casi come quello di Murphy lo aiutarono a promuovere riforme che diedero alla Chiesa strumenti più efficaci per gestire gli abusi commessi dai preti. Il che non vuol dire che la stampa deve essere timida, anche rispetto alle decisioni di papa Benedetto da cardinale. Il caso Murphy solleva questioni pesanti: perché ci sono voluti quasi due decenni all’arcivescovo di Milwaukee nearly per sospendere Murphy; perché innocenti le cui vite sono distrutte da persone che devono essere viste come icone di Cristo hanno avuto così poca giustizia; cosa devono fare i vescovi con un prete accusato, quando la giustizia laica non da' risposte conclusive; come equilibrare la richiesta di giustizia con l’imperativo cattolico di perdonare i peccati. Oh sì, e anche un po’ di contesto, e un po’ di scetticismo giornalistico sui racconti di un avvocato d’assalto che fa milioni con le sue cause. E questa è una storia degna di essere investigata.
La Stampa - A differenza del papato romano, in alcuni circoli il New York Times ancora gode della presunzione di autorevolezza. Così quando la prima pagina offre una storia titolata “Il Vaticano rifiutò di spretare un sacerdote U.S. che abusava di bambini sordi la gente lo nota. Scritto da Laurie Goodstein e pubblicata il 25 marzo, l‘accusa è a doppia faccia. Prima: che Lawrence Murphy, un sacerdote che abusò di bambini alla St. John's School for the Deaf in Milwaukee dal 1950 al 1970s, sfuggì alla punizione. Padre Murphy, scrisse l’autrice, “non fu mai processato o punito dal sistema di giustizia della Chiesa”. Tutto questo per dare più forza all’attacco: “Lo sforzo di far dimettere padre Murphy si bloccò improvvisamente dopo che il prete chiese misericordia al cardinale Ratzinger”. In altre parole, Murphy se ne è andato tranquillo, e il cardinale ha guardato dall’altra parte. La Goodstein cita documenti interni alLa chiesa, forniti da Jeff Anderson and Mike Finnegan.Questi sono descritti come avvocati di “cinque uomini che hanno intentato cause contro l’arcidiocesi di Milwaukee”. Quello che non è detto ai lettori è che il signor Anderson non è semplicemente un avvocato dei tanti. E’ l’avvocato che più di tutti si è specializzato in processi alla chiesa. Nel 2002 ha detto all’Associated Press che ha vinto più di sessanta milioni di dollari in accordi con la chiesa, e una volta si è vantato al settimanale Twin Cities weekly di “fargli causa fino a farli scoppiare dappertutto”. E il NY Times non ha detto un altro fatto importante su Anderson: che sta cercando di far causa al Vaticano in una corte federale. Questo fa di Anderson un giocatore molto più grosso di quanto l’articolo racconti. In realtà, è difficile immaginare qualcuno con un interesse finanziario più grande nel promuovere racconti di una chiesa che compie “azione zero” verso i preti che abusano, con papa Benedetto XVI personalmente colpevole. Richiesta di spiegare queste omissioni in una e-mail, Ms. Goodstein risponde csì: “Vista la complessità del caso Murphy, e la relativa brevità del mio articolo, non credo che sia realistico attendersi che l’articolo tratti altri casi che questi legali hanno affrontato”.
Martin Nussbaum, un avvocato non coinvolto nel caso Murphy ma che ha difeso altre diocesi e chiese in cause per abusi sessuali, mi ha mandato quattro lettere interessanti mandate a Murphy da tre vescovi del Wisconsin. Questi documenti non sono fra quelli pubblicati online dal Times. Sono rilevanti, comunque, perché confutano l’idea che Murphy non fu punito. In effetti le lettere dei vescovi – tre nel 1993 e una nel 1995, dopo che vennero alla luce accuse su Murphy – informavano il prete che non doveva celebrare in pubblico, né avere alcuno contatto con i minori, e non doveva lavorare in nessun programma parrocchiale educativo. …Quando è stato chiesto a se sapeva delle lettere, Ms. Goodstein non ha risposto direttamente, dicendo che il suo focus era su quello che era “nuovo”, per esempio “I tentativi di questi vescovi di ridurre Murphy allo stato laicale”.
Per quanto riguarda Roma, non venne a conoscenza del caso fino al 1996, quando Milwaukee informò la Congregazione per la Dottrina della Fede allora diretta dal cardinale Joseph Ratzinger. La CDF in quel periodo poteva gestire casi che comprendevano una rottura del sigillo confessionale (Murphy fu accusato di usare il confessione per gli abusi). A quell’epoca, inoltre, l’unica reale opzione per ridurre Murphy allo stato laicale era un processo ecclesiastico, e i vescovi in Wisconsin diedero inizio a un processo. L’articolo di Ms. Goodstein ha detto semplicemente che il delegato del Cardinal Ratzinger ha bloccato il processo di Murphy dopo che il prete inviò una lettera al cardinal dicendo che stave morendo, e chiedendo clemenza. Un secondo articolo ha spiegato che Roma seguì la via che seguì perché Murphy si era “apparentemente comportato bene” negli ultimo 24 anni” e perché “sarebbe stato difficile processarlo” perché “tanto tempo era passato fra i crimini e il processo”. Inoltre i suoi vescovi avevano già privato Murphy delle sue facoltà ministeriali, l’equivalente di togliere a un medico la licenza di esercitare. Tutto questo fa pensare a gente che si gira indifferente dall’altra parte?
Qualche anno più tardi, quando la Congregazione per la Dottrina della Fede assunse autorità su tutti i casi di abusi, il Cardinal Ratzinger mise in atto cambiamenti che permisero un’azione amministrativa diretta nvece di processi che spesso prendevano anni. Circa il 60 per cento dei casi di preti accusati di abusi sessuali furono trattati in questo modo. L’uomo che è ora papa riaprì casi che erano stati chiusi; fece più di chiunque altro per processare casi e per rendere responsabili i preti che abusarono; e divenne il primo papa ad incontrare le vittime. L’interpretazione più ragionevole di tutti questi fatti è che casi come quello di Murphy lo aiutarono a promuovere riforme che diedero alla Chiesa strumenti più efficaci per gestire gli abusi commessi dai preti. Il che non vuol dire che la stampa deve essere timida, anche rispetto alle decisioni di papa Benedetto da cardinale. Il caso Murphy solleva questioni pesanti: perché ci sono voluti quasi due decenni all’arcivescovo di Milwaukee nearly per sospendere Murphy; perché innocenti le cui vite sono distrutte da persone che devono essere viste come icone di Cristo hanno avuto così poca giustizia; cosa devono fare i vescovi con un prete accusato, quando la giustizia laica non da' risposte conclusive; come equilibrare la richiesta di giustizia con l’imperativo cattolico di perdonare i peccati. Oh sì, e anche un po’ di contesto, e un po’ di scetticismo giornalistico sui racconti di un avvocato d’assalto che fa milioni con le sue cause. E questa è una storia degna di essere investigata.
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