lunedì, gennaio 25, 2010
«E' l'inaudita rivelazione del Cristo Gesù a Nazareth, all'inizio della sua vita missionaria, straordinaria, unica nel mondo: egli è il Messia sognato dai secoli».

di P. Piotr Anzulewicz, OFM Conv

Dopo la parentesi in compagnia di Giovanni (104 ca, Efeso), «il discepolo che Gesù amava» (Gv 21,7), l’autore del quarto Vangelo e dell'Apocalisse, la liturgia ci riporta tra le pagine di Luca (93 ca, Tebe?), l’autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli, l'evangelista che accompagnerà il nostro cammino fino al prossimo Avvento.

Nella sua narrazione, per quattro volte Gesù, il Rabbì di Nazareth, entra in una sinagoga e ogni volta si trova a dover affrontare una situazione di conflitto. Quello che la liturgia si propone oggi è il primo dei quattro ingressi, che si chiude addirittura con la decisione di uccidere Gesù (cfr. Lc 4,16-21). La sua fama inizia a viaggiare di bocca in bocca, la sua parola è guidata dallo Spirito Santo e in tutte le sinagoghe viene lodato per il suo insegnamento, eccetto in quella di Nazareth. Qui le reazioni dei nazaretani sfioreranno il dramma. Al riguardo la tradizione crociata medievale lascerà un ricordo curioso: una chiesetta, posta vicino al ciglio del precipizio, dedicata suggestivamente a Santa Maria della Paura (Sancta Maria Tremoris), immaginando che Maria seguirà angosciata suo figlio, dopo l’infelice sortita nel villaggio, col terrore che sarebbe stato sospinto nel precipizio.

Ora Gesù si alza per leggere la Scrittura, ma al posto del brano previsto dal protocollo liturgico sinagogale trova un brano alternativo - il testo di Isaia 61, che tratta dell’investitura del Messia. In più, si permette pure di mutilare il testo e di tralasciare il versetto che annuncia il giorno della vendetta divina (Is 61,2b). C'è una apertura nuova: una visione di Dio che Gesù inizia ad annunciare. Le parole di Isaia riempiono il silenzio della sinagoga. Tutti gli occhi sono su di lui. Aspettano un suo commento a quella Parola scelta e ritagliata anarchicamente dal rotolo di Isaia. Egli però non la spiega e non fa applicazioni morali.

Luca ci racconta dettagliatamente questa scena di Nazareth per farci comprendere la sua estrema importanza. Sono le prime parole ufficiali di Gesù, il suo discorso programmatico, il senso della sua vita: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite» (Lc 4,21). Non di un nuovo profeta si tratta, neppure del più grande dei profeti: Gesù realizza la Parola di Dio, egli è la Parola. È lui l'uomo sognato da Isaia, libero come nessuno, dall'occhio luminoso e penetrante, povero e gioioso, e i suoi giorni sono benevolenza e accoglienza. È lui il Dio che ha posto il suo fine al di fuori di se stesso: nell'uomo, la sua passione. Anzi, la passione di Dio è il povero, il cieco, il prigioniero, l'oppresso. Così è diventato l'uomo ed allora Dio prende la carne di Adamo. Lui è il Messia atteso, la buona notizia, la mano che scioglie le catene, la luce che libera dal buio, la verità che dona vera libertà. Lui è il compimento di ogni promessa.

E ricomincia, dalla periferia della terra, dai sotterranei della storia, da coloro che non ce la fanno, una nuova creazione, perché nasca un Adamo libero, veggente e gioioso, perché la storia non generi più poveri, prigionieri, ciechi, oppressi. Il regno di Dio è un regno per gli uomini. A Gesù sta a cuore rivelare che Dio è 'per' gli uomini, si rivolge a tutte le loro povertà, alla fame di pane e a quella di senso, colma la vita non di cose, ma di persone, da amare. Un Dio che sta dalla parte dei poveri, non per farli ricchi, ma perché conta ormai solo su di loro per rendere finalmente fratelli gli uomini.

La parola chiave del passo letto da Gesù è libertà-liberazione. Parola così gradita ai nostri orecchi e così cara alla storia. Nella sua radice greca il termine indica movimento, dice l'energia che spinge in avanti, la nave che salpa, la freccia che scocca e la carovana che si avvia, sa di vento, di futuro e di spazio aperto: «Io la vela, Dio il vento», scriveva Norberto Bobbio (� 2004), filosofo, storico e politologo. Nella sinagoga di Nazareth è allora l'umanità che si rialza e riprende il filo della corrente verso la gioia, la luce e la libertà, non per propria forza, ma per un seme di luce venuto da altrove. E Dio è il suo vento.

«Mi ha mandato a promulgare l’anno di misericordia del Signore» (Is 61,2), un anno, cioè un secolo, un millennio, una storia, fatta solo di benevolenza e di tenerezza da parte di Dio, e noi a tentare di prolungarla. Ogni credente sa ora, come Gesù, da dove ripartire: dalle periferie della storia e del mondo, dagli uomini del pane amaro, dagli affamati di tenerezza, dagli esclusi, e ricomporre in unità i frammenti di questo mondo esploso. Sì, ricomporlo momento per momento, dopo le guerre, le rivoluzioni, le distruzioni vulcaniche, le inondazioni, i terremoti...

Rileviamo che il grande Luca non ha mai visto Gesù, come noi: è stato avvicinato al Vangelo da san Paolo, è di Antiochia ed lo ha seguito dal suo secondo viaggio missionario in avanti. Luca è di origine greca, ha sicuramente studiato, scrive in un greco raffinato e scolastico, e, secondo la tradizione, è un medico. Luca vuole dire una cosa alla sua comunità: Gesù è il volto misericordioso di Dio, Gesù è il volto splendido del Padre e la tenerezza di Dio emerge continuamente nel suo racconto. Dante Alighieri (� 1321) dirà di Luca che è lo scriba della mansuetudine di Cristo (scriba mansuetudinis Christi).

L'amore è conoscenza e la conoscenza è amore. Una delle grandi lacune della Chiesa è che faceva molta morale, ma poco annunciava il Vangelo. Non faceva conoscere Gesù porgendoci le sue parole. Spesso “tuonava” su cosa bisogna fare e non bisogna fare. Spesso tentava di dirigere le anime, ma non mostrava la meravigliosa figura di Gesù. Non ci mostrava il suo cuore infinito, la sua anima divina, la sua umanità sconfinata. E così le persone non si innamoravano di lui. Non si può voler conoscere qualcuno di cui non si è innamorati. Infatti, non possiamo fidarci di chi ci è presentato quasi come un nemico della nostra umanità, un controllore, un freddo moralista, un ostacolo alla felicità. Gesù non ci può guarire se non ci abbandoniamo a lui, se non sentiamo che lui è Vita vera, profonda, intensa. E così chi si accontentava o non gli interessava tanto la verità, passivamente ha continuato a frequentare le chiese. E chi, invece, aveva sete e fame di Dio, se ne è andato altrove, cercandolo nei riti orientali, esoterici o in qualunque altra parte. Invece di limitarci a condannare questo nuovo pseudo spiritualismo, noi, Chiesa, dovremmo chiederci perché è avvenuto questo.

L'ignoranza è l'arma di qualsiasi potere per controllare le masse. Tuttavia l'essere umano non ha paura della verità. è il buio che fa paura. Non temete di conoscere Gesù, non rimanete nell'ignoranza, abbiate il coraggio e la forza di mettervi sotto la sua luce e diventerete illuminati. Non accontentatevi di quello che si dice e di quello che vi hanno trasmesso, ma, come Luca, verificatelo, studiate, con i vostri piedi cercate la strada e con i vostri occhi il suo volto.

Oggi siamo al settimo giorno della settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che ha come tema di riflessione: Testimoniare nella speranza e nella fiducia. La sfida che i cristiani devono affrontare è di continuare a credere che, anche quando non vedono o non percepiscono Dio, egli rimane con loro. Le virtù di fede, speranza e fiducia permettono loro di testimoniare che la fede va oltre le loro stesse possibilità. Il nostro incontro durante questa settimana di preghiera permette alle nostre comunità di crescere nella condivisione della fede, della speranza e dell’amore. Noi rendiamo testimonianza all’amore misericordioso di Dio verso l’unica Chiesa che siamo chiamati ad essere. Maggiore sarà la nostra testimonianza insieme, più vitale sarà il nostro messaggio.

Rivolgiamo ancora il nostro pensiero e la nostra accorata preghiera per la popolazione di Haiti, per l'immane tragedia che l'ha prostrata; per i vecchi e i bambini che vengono estratti vivi dalle macerie, dopo tanti giorni dal terremoto. Preghiamo soprattutto perché i vigliacchi mercenari della vita non continuino nell'azione terribile di prelevare i bambini orfani dagli ospedali, per farli merce per l'adozione illegale o, peggio, per farne cave di organi...

O Gesù, che con coraggiosa semplicità, proprio davanti ai tuoi concittadini, ti sei rivelato come il Messia atteso da tanti secoli, apri i nostri cuori a questo annuncio inaudito. Non lasciare che ci immergiamo nella diffidenza e noncuranza davanti alla notizia che tu sei davvero il Figlio divino che ha voluto farsi uno di noi, per liberarci dall'angoscia del male, per testimoniarci che è nell'amore che noi troveremo la libertà, nostra e dei fratelli. Aiutaci ad essere sempre fedeli e coerenti con la tua Parola. Amen


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