lunedì, gennaio 25, 2010
Il 22 e 23 gennaio scorsi si è svolto il Seminario di Azione Cattolica e Rapporti internazionali sul tema della missionarietà

di Monica Cardarelli
inviata di L.P. Letizia


L’incontro, dal titolo “Chiesa locale e universale: sfide antiche e nuove per una missionarietà senza confini” è stata l’occasione per i rappresentanti di associazioni diocesane, membri di presidenza nazionale e collaboratori centrali di Azione Cattolica di confrontarsi in questo ambito che vede da sempre impegnata l’associazione con un’attenzione particolare all’apertura e all’accoglienza. L’incontro ha visto la partecipazione di Don Giovanni Cesena, Direttore dell’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese (CEI), ma anche alcune testimonianze di membri dell’associazione che hanno riportato esperienze personali di missioni e di amicizia con le Chiese sorelle, come la Chiesa di Bosnia Erzegovina e di Albania. Nell’ambito della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani questo incontro è stato particolarmente significativo. Infatti, per costruire un dinamica di missione oggi, è necessaria una particolare attenzione al “qui ed ora”, uno sguardo nuovo, avere ‘occhi’ nuovi che ci permettano di vedere le cose sotto un altro punto di vista.

Per far ciò è importante quindi capire la realtà del luogo in cui si opera, adattarsi e capire le condizioni in cui è possibile fare missione nella consapevolezza che ciò significa entrare in comunione, condividere. Tutto nasce e si sviluppa dalla relazione. Una ‘comunione’, uno ‘scambio’ tra Chiese.

È importante capire e arrivare ad ammettere che abbiamo bisogno dell’altro. Una sorta di conversione che non è portata da noi ma provocata in noi dall’incontro con l’altro. Come Francesco si converte con l’abbraccio al lebbroso, così il missionario deve riconoscere che è proprio l’incontro con l’altro, ciò che riceve dall’altro, a rendere possibile la missione, non ciò che dona. Uno scambio fraterno, una comunione e condivisione, una reciprocità. Il dono che si può fare è saper ascoltare l’altro e i suoi bisogni. Quell’ascolto che significa anche conoscenza dell’ambiente, adattamento e apertura culturale.

Quando questo ‘nuovo punto di vista’, questo sguardo sul mondo con gli occhi di Dio viene ‘educato’, si è in grado di passare da una sensibilità missionaria ad una pastorale missionaria: questo significa essere Chiesa, uno spirito di comunione. Da qui la necessità che i Centri Operativi Missionari siano luogo non solo di operatività ma anche di comunione e spiritualità missionaria. È sempre più auspicabile poi che ci sia una preparazione ad un accompagnamento nella partenza, ma anche nel ritorno. Lavorare insieme; formare una mentalità; progettare l’animazione e accompagnare nel partire. Questi ed altri i punti su cui ci si è soffermati nella giornata di venerdì prima di ascoltare dalle parole ancora piene di emozione i racconti di Marta e Alessandro che hanno riportato la loro esperienza familiare missionaria in Ecuador.

‘Ascoltare’ la Parola di Dio, ‘guardare’ gli altri con occhi diversi, tutto ciò ci permette di vedere le cose da un altro punto di vista. L’ascolto ci porta fuori da noi stessi, al confine di noi avvicinandoci all’altro. Ascolto e sguardo. Restituire e condividere il dono ricevuto di ‘occhi diversi’ per vedere e per uscire da noi stessi ed entrare in relazione con l’altro, costruendo così qualcosa di nuovo.

Riflettendo su questo significato di ‘missione’ e su un nuovo punto di vista, viene da chiedersi quali siano gli ambiti missionari più bisognosi di intervento e cambiamento. Sono forse sempre i paesi più lontani da noi o non è altrettanto vero che potremmo chiederci come Padre Henri Godin e Padre Yvan Daniel nel documento “La France, pays de mission?” del 1943 se anche il nostro paese, la città in cui viviamo, il nostro quartiere non sia terra di missione?


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