Torna l'appuntamento del venerdì con Emanuele Bossini, che ci racconta un'altra tappa della missione in Marocco
Sì, le parole che il Signore diceva ai discepoli pareva ripeterle tra queste montagne“Voi siete la luce del mondo!”. Tanti, infatti, hanno trovato la vera Luce proprio tra queste rustiche mura in terra d’Islam, su questo aspro altopiano, contemplando il silenzio operoso di umili monaci.
Il monastero è un crocevia di pellegrini di ogni nazione. Come Gabriel, un anziano avvocato spagnolo, anzi basco, segnato profondamente dall’incontro e la collaborazione per tanti anni con Madre Teresa di Calcutta, oppure Elio, sacerdote texano, venuto d’oltreoceano per
Jean Pierre ogni volta che mi vede mi sorride con un sorriso sereno e benigno che, non so perché, mi rimanda allo sguardo del Padre: sguardo capace fino all’inverosimile di perdono e di amore. Aveva firmato per restare in Algeria come candidato martire, quando nel 1996 sono stati uccisi 7 suoi confratelli a Tibhirine. “L’amore è intrepido!” scrive il Manzoni, e in lui ancora non è venuto meno.
Accanto al Monastero vivono tre suore Francescane missionarie di Maria. Suor Monique un giorno mi accompagna per le vie della Casbah di Midelt, un intrigo di stretti vicoli e case di fango, riparo dalla calura estiva e dal gelo invernale. Lei conosce praticamente tutti, piccoli e grandi, e di ognuno mi racconta qualcosa. Storie di povertà e di sofferenza spesso, ma anche di impegno e di grande solidarietà tra di loro. “Sai - ripete convinta - hanno una fede che trasporta le montagne! Hanno sempre il nome di
Nel pomeriggio salgo a Tattiwin, un piccolissimo paese arroccato in una valle che scende dall’Alto Atlante e abitato da un’antica popolazione berbera. Ospita tre suore della stessa congregazione francescana: Monserrat, Marie e Barbara. Vedendo la loro testimonianza, è San Paolo che mi risuona nella mente: “Mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto tutto a tutti!” Quale esempio più forte di queste tre donne che, per amore di Cristo, si sono fatte berbere, vivendo con loro, parlando la loro stessa lingua, condividendone la stessa vita...
Entro nella loro abitazione, un’umilissima casa di fango come tutte, mi commuovo nell’osservare la misera cucina, il corridoio che funge da dispensa e una piccolissima cappella, arredata di stuoia, di una croce rustica e di un tabernacolo. Così essenziale, è vero, ma in nessun altro posto ho sentito tanto forte la presenza del Mistero!
Le tre francescane mi ricordano, con la loro vita, che “la vera evangelizzazione non cerca tanto di convincere, quanto di rendere evidente il senso della nostra fede: tu sei amato da Dio! Ogni cristiano come loro è chiamato a testimoniare questo grande amore.” Ed esse lo fanno capire attraverso il bel dono totale, gratuito di sé. “Dai poco quando doni ciò che hai - commentava ancora Gibran - quando doni te stesso, solo allora dai veramente!”
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