martedì, ottobre 27, 2009
del nostro redattore Carlo Mafera

“Mai come in questi anni della mia esistenza sto comprendendo che l’origine delle nevrosi, delle confusioni, delle sofferenze, sta nel non far parlare tra loro le diverse componenti della nostra persona: fisica, psichica, spirituale. Molti di noi danno importanza solo o soprattutto alle sensazioni, alla parte fisica, ricercano i piaceri dei sensi, l’efficienza del corpo, l’estetica, l’immagine esteriore” – questo afferma lo psicoterapeuta Valerio Albisetti nel suo libro Ascoltiamo le nostre emozioni –“Altri privilegiano le emozioni, i sentimenti, ricercano le motivazioni, analizzano scrupolosamente, ossessivamente i propri comportamenti. Altri ancora si illudono di dare spazio solo alla propria componente spirituale, perdendo così il senso dell’incarnazione, della vita vissuta, dell’entrata in gioco, dell’immergersi nella vita”. – continua Albisetti – “Bisognerebbe mantenere vive, vitali tutt’e tre le componenti e farle parlare tra loro, farle dialogare in armonia. Non reprimere l’una o l’altra, non svilupparne una più dell’altra ma ricercare l’armonia fra le tre. Con un leggero predominio di quella spirituale. Perché è questa che ci fa da guida e da punto di riferimento”.

Mi sarebbe piaciuto averlo incontrato e avergli chiesto se siamo un po’ tutti nevrotici, ma non ce n’è stato bisogno, perché continuando a leggere il piccolo capitolo dedicato alla proiezione Albisetti afferma: “Tutti gli esseri umani sono nevrotici, chi più chi meno; nessuno riesce ad eliminare totalmente la propria nevrosi. Per questo una persona positiva, vera, “in viaggio”, vive sempre in un cammino di crescita psicologica e spirituale. Il semplice distacco dalle cose e dal mondo, il porsi al servizio degli altri, non sono nulla se non ci si è distaccati dalle cose nella propria interiorità, se non ci si è posti in stato di servizio dentro di sé. La liberazione dall’alienazione consiste nel creare dentro di sé determinati fattori che permettono un’autentica relazione con l’altro. Una personalità si aliena quando cerca di soddisfare solo i propri desideri, non tenendo conto di quelli degli altri”. “Bisogna riuscire a liberarsi dalle proprie proiezioni personali, dai propri bisogni, dai propri deliri e dalle proprie ossessioni. Bisogna sapersi porre di fronte a se stessi per liberare la propria mente, il proprio cuore, per poter veramente accogliere se stessi e l’altro. Solo così l’altro non diviene uno specchio che riflette i nostri bisogni. Solo così l’altro non viene vissuto depotenziato, svilito, ridotto a cosa“, dice Albisetti mettendo in evidenza i meccanismi che talvolta riscontriamo in noi stessi e negli altri. “La proiezione – dice il grande psicoterapeuta - è essenzialmente un autoinganno. L’attribuzione ad altri di atteggiamenti, comportamenti, pensieri che in realtà sono propri, ha lo scopo di far conservare la stima di sé (sante parole per chi ha provato il giudizio altrui profondamente ingiusto e fatto al solo scopo di salvaguardare la propria autostima in modo infantile)”. Ma non è una vera stima. Continua Albisetti: “Proiettare serve per non andare in profondità dentro la propria interiorità, per non vedere chi veramente siamo. Per fuggire dalle nostre responsabilità. Il viaggio esistenziale e spirituale di cui parlo qui porta, invece, a riconoscere che la radice del male non sta negli altri, ma in se stessi. Dio dà all’essere, dignità e libertà e quindi, da ciascuno di noi dipende la scelta di sbagliare, di essere irresponsabile. La proiezione impedisce l’autenticità, arresta il cammino positivo della persona. La proiezione impedisce la conoscenza dell’altro e non coglie la vera essenza dell’altro. Chi vive nel mondo illusorio della proiezione NON SI CONFRONTA con la realtà.” (E chi non si vuole confrontare con l’altro se ne scappa vigliaccamente, dice il sottoscritto) “Entra in un circolo di onnipotenza, di delirio e non riconosce il limite - conclude Valerio Albisetti – “Il cammino di consapevolezza porta alla liberazione del proprio mondo illusorio e immaginario che riflette solo i desideri e i bisogni del proprio Io. Il vero viaggiatore dello spirito rinuncia a manipolare gli altri e la realtà, riconoscendo ad essi una diversità, (che è una risorsa e non un ostacolo), un’alterità irriducibile. Da qui nasce la vera grande capacità di ascoltare, di svuotare il proprio Io narcisistico”.

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