mercoledì, agosto 26, 2009
Il tifone Morakot ha colpito Taiwan con una violenza inaspettata, la più potente in oltre mezzo secolo

Radio Vaticana - In poche ore il tifone ha riversato sull’isola decine di centimetri di pioggia, sommergendo case e strade, distruggendo ponti e strutture. Ieri il governo di Taipei - riferisce l'agenzia AsiaNews - ha confermato che sono morte 292 persone e che altre 395 sono disperse. Il presidente Ma Ying-jeou, criticato per la lentezza con cui i soccorsi sono giunti alle popolazioni, ha detto che il bilancio finale dei morti potrebbe superare le 500 vittime. Più di 25 mila persone sono senza tetto. A tutt’oggi, mentre diverse strade e case vengono riparate, almeno 6 mila sfollati vivono in tende o alloggi di fortuna. L’alluvione di acqua e fango ha distrutto 136.400 case e inferto danni all’agricoltura per 14,4 miliardi di dollari di Taiwan (circa 300 milioni di euro). Il padre Paolo Spanghero, missionario del Pime, parroco in una zona della montagna taiwanese nel sud, fra le più colpite dal tifone, pochi giorni fa ha scritto ai suoi confratelli che “villaggi interi sono stati spazzati via da roccia e fango che diventano come fiumi liquidi e mortali che invadono tutto. Quel che è più doloroso – afferma padre Spanghero - è il bilancio di vite umane. Nel villaggio di Hsiaolin, 500 persone sono state seppellite nelle loro case distrutte. I pochi superstiti non vogliono che si scavi nella nuova collina che si è formata. Vogliono farne un cimitero unico e un memoriale. Anche la cittadina di Chisan dove c’è il seminario Redemptoris Mater, è stata in gran parte invasa dall’acqua e dal fango ed è stata quasi del tutto isolata”. (R.P.)


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