La storia risale ad un mese fa. Un ragazzino di quindici anni, Deng Shenshang (nella foto), chiuso dai genitori in un campo di rieducazione per "drogati del web" che in meno di 24 ore viene riconsegnato cadavere alla famiglia, pestato a sangue dai pedagoghi-carcerieri che hanno punito senza pietà il rifiuto di correre per 5 km.
Il caso (di cui il Corriere si è occupato il 23 agosto) ha suscitato un clamore ampiamente riportato sui media cinesi, ha sollecitato la corsa dei geniori a ritirare i figli dalle strutture cui li avevano affidati a caro prezzo. Poi gli arresti e l'indignazione delle autorità, con il ministero della Sanità a sottolineare che delle 400 strutture private in Cina nessuna ha l'autorizzazione governativa per operare. La coda della vicenda, però, è comunque fosca. Il reporter che più di tutti ha lavorato sulla storia, Liu Yuan, vicedirettore del Nanguo Morning Post e responsabile del suo sito web, è stato rimosso dai suoi incarichi. Come lui un altro reporter. la decisone proviene dai vertici della propaganda delle Regione Autonoma del Guangxi che imputano all'eccessiva copertura mediatica sulla tragedia del giovane Deng una cattiva luce su tutta l'amministrazione provinciale. Un altro reporter di una seconda testata ha subito lo stesso trattamento.
MARGINI DI LIBERTA' Non è la prima volta che giornalisti paghino per la loro intraprendenza professionale, anche a fronte del riconoscimento - da parte della leadership - dell'urgenza di un problema, come le violenze nei campi di "cura" dalla dipendenza da Internet. Tuttavia l'estrema rilevanza data dagli organi ufficiali alla storia di Deng fa apparire paradossale il provvedimrento. In ogni caso, come spesso accade con le cose cinesi, la questione può essere letta secondo due curvature speculari: certo, è l'ennesimo atto di sopraffazione e di negazione della libertà di espressione (considerando che quanto accade nelle province spesso non ha l'avallo delle autorità di Pechino); ma è anche una gran cosa che in Cina lavorino giornalisti, e ce ne sono parecchi, che sanno indagare, raccontare, spesso utilizzando i margini di libertà garantititi dal governo, a volte - a proprio rischio - ricavandone di nuovi.
Il caso (di cui il Corriere si è occupato il 23 agosto) ha suscitato un clamore ampiamente riportato sui media cinesi, ha sollecitato la corsa dei geniori a ritirare i figli dalle strutture cui li avevano affidati a caro prezzo. Poi gli arresti e l'indignazione delle autorità, con il ministero della Sanità a sottolineare che delle 400 strutture private in Cina nessuna ha l'autorizzazione governativa per operare. La coda della vicenda, però, è comunque fosca. Il reporter che più di tutti ha lavorato sulla storia, Liu Yuan, vicedirettore del Nanguo Morning Post e responsabile del suo sito web, è stato rimosso dai suoi incarichi. Come lui un altro reporter. la decisone proviene dai vertici della propaganda delle Regione Autonoma del Guangxi che imputano all'eccessiva copertura mediatica sulla tragedia del giovane Deng una cattiva luce su tutta l'amministrazione provinciale. Un altro reporter di una seconda testata ha subito lo stesso trattamento.MARGINI DI LIBERTA' Non è la prima volta che giornalisti paghino per la loro intraprendenza professionale, anche a fronte del riconoscimento - da parte della leadership - dell'urgenza di un problema, come le violenze nei campi di "cura" dalla dipendenza da Internet. Tuttavia l'estrema rilevanza data dagli organi ufficiali alla storia di Deng fa apparire paradossale il provvedimrento. In ogni caso, come spesso accade con le cose cinesi, la questione può essere letta secondo due curvature speculari: certo, è l'ennesimo atto di sopraffazione e di negazione della libertà di espressione (considerando che quanto accade nelle province spesso non ha l'avallo delle autorità di Pechino); ma è anche una gran cosa che in Cina lavorino giornalisti, e ce ne sono parecchi, che sanno indagare, raccontare, spesso utilizzando i margini di libertà garantititi dal governo, a volte - a proprio rischio - ricavandone di nuovi.
| Tweet |
Nicolò Renna, chitarrista palermitano, sbanca il web con il suo singolo Breathing. Lo abbiamo incontrato a Palermo. L'intervista di Paolo A.Magrì
Domenico Fioravanti, la Leggenda di Sydney 2000. Una vita da rincorrere a bracciate.Il ranista, prima medaglia d’oro azzurra alle Olimpiadi di Sydney 2000, intervistato da Emanuela Biancardi.
"L'intelligenza umana è la nostra principale risorsa". Parla Ermete Realacci, tra attivismo e sfide economiche
mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara, intervistato per LPL News 24 da Patrizio Ricci su politica europea ed immigrazione.
Max Cavallari della coppia 'I Fichi d'India', intervistato per LPL News 24 da Emanuela Biancardi.
Laura Efrikian, Attrice, scrittrice, promotrice di 'Laura For Afrika', intervistata per LPL News 24 da Emanuela Biancardi.
Patty Pravo festeggia cinquant’anni di successi intramotabili nel mondo della musica, tirando fuori ancora una volta pezzi da ‘90. Intervista di S. Santullo
Sergio Caputo celebra i trent’anni di “ Un Sabato Italiano”, con un nuovo omonimo album. Intervista a Sergio Caputo, di Simona Santullo
Sono presenti 0 commenti
Inserisci un commento
Gentile lettore, i commenti contententi un linguaggio scorretto e offensivo verranno rimossi.