In Cile: oltre 40 mila giovani alla “Marcia della solidarietà” al santuario dedicato a sant'Alberto Hurtado
Citando le parole di sant'Alberto Hurtado, “la nostra nazione, la nostra missione”, l’arcivescovo di Santiago del Cile, il cardinale Francisco Javier Errázuriz, sabato scorso ha accolto oltre 40 mila giovani che hanno preso parte alla “Marcia della solidarietà”
RadioVaticana - “I giovani - ha detto il porporato - desiderano sottolineare che la loro missione è strettamente legata al futuro del Cile" perciò, oltre a farsi pellegrini al santuario di sant'Alberto Hurtado, “sentono quest’impegno come un appello a stare accanto ai più bisognosi”. Celebrare la vita, la famiglia ed essere sempre vicini ai meno fortunati: sono questi, infatti, i principi attraverso i quali le nuove generazioni vogliono prendere parte alla costruzione del futuro della nazione. Il porporato, accompagnato da padre Galo Fernández, incaricato del Vicariato “La speranza giovane”, e dal rettore del Santuario, Paul Mackenzie, ha proposto ai giovani il modello di padre Hurtado e il suo instancabile impegno, caratterizzato da un’attenzione e una cura costanti per il miglioramento della vita delle persone. “In Cile - ha spiegato padre Errázuriz - c’è una gioventù straordinaria e in essa possiamo avere molta fiducia”. Del resto, secondo l’arcivescovo, i giovani cileni oggi rifiutano un certo modo di fare politica, confidando, invece, in un modello che ha origine nella solidarietà. Esistono due milioni di giovani, nel Paese sudamericano, che non si sono mai iscritti ai registri elettorali. Un riscontro che, a quattro mesi dalle elezioni presidenziali, ha portato il cardinale Errázuriz ad una riflessione particolare: “Possiamo discutere se il voto sia o no obbligatorio dal punto di vista giuridico o legale - ha affermato - ma chi si sente responsabile di fronte al proprio Paese e al suo destino ha l’obbligo morale di iscriversi nei registri e poi andare a votare”. Le parole del porporato, accolte da applausi e grande approvazione, sono state poi riprese dal giovane pellegrino Gabriel Lozano, che in rappresentanza dei partecipanti, ha dichiarato: “Siamo venuti a marciare perché vogliamo fare del Cile una terra di fratelli; siamo venuti a marciare per sigillare un impegno solidale con tanti giovani; siamo venuti a marciare, infine, perché vogliamo invitare tutti i giovani ha sentirsi più coinvolti e partecipare all’elezione dei nostri governanti. Questo significa andare in massa a iscriversi presso il registro elettorale”. A conclusione della Marcia, l’incaricato del Vicariato per i giovani, padre Galo Fernández, ha invitato i presenti a restare simbolicamente con le braccia aperte, uno accanto all’altro, nel desiderio di superare ogni ostacolo e moltiplicare la forza dell’amore, della solidarietà e dello sforzo comune necessario per il futuro della nazione”.
RadioVaticana - “I giovani - ha detto il porporato - desiderano sottolineare che la loro missione è strettamente legata al futuro del Cile" perciò, oltre a farsi pellegrini al santuario di sant'Alberto Hurtado, “sentono quest’impegno come un appello a stare accanto ai più bisognosi”. Celebrare la vita, la famiglia ed essere sempre vicini ai meno fortunati: sono questi, infatti, i principi attraverso i quali le nuove generazioni vogliono prendere parte alla costruzione del futuro della nazione. Il porporato, accompagnato da padre Galo Fernández, incaricato del Vicariato “La speranza giovane”, e dal rettore del Santuario, Paul Mackenzie, ha proposto ai giovani il modello di padre Hurtado e il suo instancabile impegno, caratterizzato da un’attenzione e una cura costanti per il miglioramento della vita delle persone. “In Cile - ha spiegato padre Errázuriz - c’è una gioventù straordinaria e in essa possiamo avere molta fiducia”. Del resto, secondo l’arcivescovo, i giovani cileni oggi rifiutano un certo modo di fare politica, confidando, invece, in un modello che ha origine nella solidarietà. Esistono due milioni di giovani, nel Paese sudamericano, che non si sono mai iscritti ai registri elettorali. Un riscontro che, a quattro mesi dalle elezioni presidenziali, ha portato il cardinale Errázuriz ad una riflessione particolare: “Possiamo discutere se il voto sia o no obbligatorio dal punto di vista giuridico o legale - ha affermato - ma chi si sente responsabile di fronte al proprio Paese e al suo destino ha l’obbligo morale di iscriversi nei registri e poi andare a votare”. Le parole del porporato, accolte da applausi e grande approvazione, sono state poi riprese dal giovane pellegrino Gabriel Lozano, che in rappresentanza dei partecipanti, ha dichiarato: “Siamo venuti a marciare perché vogliamo fare del Cile una terra di fratelli; siamo venuti a marciare per sigillare un impegno solidale con tanti giovani; siamo venuti a marciare, infine, perché vogliamo invitare tutti i giovani ha sentirsi più coinvolti e partecipare all’elezione dei nostri governanti. Questo significa andare in massa a iscriversi presso il registro elettorale”. A conclusione della Marcia, l’incaricato del Vicariato per i giovani, padre Galo Fernández, ha invitato i presenti a restare simbolicamente con le braccia aperte, uno accanto all’altro, nel desiderio di superare ogni ostacolo e moltiplicare la forza dell’amore, della solidarietà e dello sforzo comune necessario per il futuro della nazione”.| Tweet |
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