Il ministro: vanno redistribuiti in tutto il territorio Ue, non se ne possono fare carico i Paesi in cui sbarcano. «Da Bruxelles solo parole e non fatti». La replica di Bildt: se ne parlerà a ottobre.
L'immigrazione è un problema europeo non può essere lasciato ai soli paesi che sono alle porte d'Europa, ma la Ue per ora si è limitata a degli impegni senza alcuna risposta concreta. È quanto ha affermato il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, che, incontrando i giornalisti al 30esimo meeting di Cl ha ribadito la necessità che tutti i 27 Paesi dell'Unione europea si facciano proporzionalmente carico di risolvere il problema dell'immigrazione. «Dobbiamo considerare l'immigrazione come un problema europeo: ma la Ue - ha affermato il ministro - ha fatto numerose affermazioni e malgrado gli impegni assunti non ha ancora risposto alla domanda su cosa succede quando un gruppo di immigrati arriva alle porte d'Europa. Per l'Italia questi rifugiati debbono trovare alloggio e sostentamento in tutti i Paesi europei secondo criteri di distribuzione proporzionale. Non si può pensare che debbano essere accolti dai soli Paesi dove sbarcano ed è qui che è mancata la risposta europea nel dire che tutti i 27 Paesi debbono farsi carico del problema in misura proporzionale. Quando questa risposta sarà data - ha detto ancora - potremo dire che l'Europa ha dimostrato la sua solidarietà».
VITE DA SALVARE - Frattini ha poi voluto sottolineare il dovere di salvare la vita umana in ogni modo, ma ha anche fatto presente che tale dovere è cosa diversa dal problema di una politica dell'immigrazione: «Il governo ha la convinzione profonda che la vita umana valga più di ogni altra cosa: quando è in pericolo bisogna fare di tutto per salvarla. Il salvataggio è un principio al quale non possiamo derogare e non si può neanche discutere. L'Italia, nell'Unione europea, è stato il Paese più impegnato per salvare vite umane in mare. La Marina e la polizia, nell'ultimo anno, hanno salvato qualche migliaio di persone: ma la politica dell'immigrazione non è il salvataggio delle vite umane, che deve essere considerato un dovere. La politica è più complessa e riguarda la regolazione dei flussi migratori soprattutto dall'Africa sud-sahariana». In questo ambito Frattini ha sottolineato come «l'alternativa alla emigrazione per disperazione» sia garantire ai Paesi d'origine sviluppo e crescita, altrimenti «i disperati finiscono nel traffico degli esseri umani che rappresenta lo schiavismo del 21esimo secolo».
BERLUSCONI IN LIBIA - Il titolare della Farnesina ha parlato anche dell'annunciata visita di Berlusconi in Libia, spiegando di ritenerla «opportunissima per tre ragioni: la prima perché il colonnello Gheddafi è il presidente dell'Unione africana e non possiamo fare chiacchiere sull'Africa poi non incontrare chi la rappresenta; secondo, con la Libia abbiamo dimostrato al resto del mondo di avere rotto con il colonialismo; terzo, con la Libia abbiamo un rapporto ormai consolidato che non è anzitutto economico ma è di collaborazione mediterranea».
LA REPLICA DI BILDT - Al rimprovero che il ministro degli Esteri Franco Frattini rivolge all’Unione europea risponde direttamente il presidente di turno dell’Ue, Carl Bildt, anche lui a Rimini per partecipare al Meeting di Comunione e liberazione: «Il primo passo sarà alla fine di ottobre» quando si incontrerà il consiglio dei ministri degli esteri. «Aspettiamo una proposta della commissione - spiega Bildt a margine di un incontro sui `conflitti dimenticati’ alla presenza anche del titolare della Farnesina - che sarà discussa nel consiglio dei ministri degli esteri dell’Ue a fine ottobre. E’ un primo passo - aggiunge - anche se si tratta di un problema così grande che non si risolve in una sola riunione».
L'immigrazione è un problema europeo non può essere lasciato ai soli paesi che sono alle porte d'Europa, ma la Ue per ora si è limitata a degli impegni senza alcuna risposta concreta. È quanto ha affermato il ministro degli Affari esteri, Franco Frattini, che, incontrando i giornalisti al 30esimo meeting di Cl ha ribadito la necessità che tutti i 27 Paesi dell'Unione europea si facciano proporzionalmente carico di risolvere il problema dell'immigrazione. «Dobbiamo considerare l'immigrazione come un problema europeo: ma la Ue - ha affermato il ministro - ha fatto numerose affermazioni e malgrado gli impegni assunti non ha ancora risposto alla domanda su cosa succede quando un gruppo di immigrati arriva alle porte d'Europa. Per l'Italia questi rifugiati debbono trovare alloggio e sostentamento in tutti i Paesi europei secondo criteri di distribuzione proporzionale. Non si può pensare che debbano essere accolti dai soli Paesi dove sbarcano ed è qui che è mancata la risposta europea nel dire che tutti i 27 Paesi debbono farsi carico del problema in misura proporzionale. Quando questa risposta sarà data - ha detto ancora - potremo dire che l'Europa ha dimostrato la sua solidarietà».VITE DA SALVARE - Frattini ha poi voluto sottolineare il dovere di salvare la vita umana in ogni modo, ma ha anche fatto presente che tale dovere è cosa diversa dal problema di una politica dell'immigrazione: «Il governo ha la convinzione profonda che la vita umana valga più di ogni altra cosa: quando è in pericolo bisogna fare di tutto per salvarla. Il salvataggio è un principio al quale non possiamo derogare e non si può neanche discutere. L'Italia, nell'Unione europea, è stato il Paese più impegnato per salvare vite umane in mare. La Marina e la polizia, nell'ultimo anno, hanno salvato qualche migliaio di persone: ma la politica dell'immigrazione non è il salvataggio delle vite umane, che deve essere considerato un dovere. La politica è più complessa e riguarda la regolazione dei flussi migratori soprattutto dall'Africa sud-sahariana». In questo ambito Frattini ha sottolineato come «l'alternativa alla emigrazione per disperazione» sia garantire ai Paesi d'origine sviluppo e crescita, altrimenti «i disperati finiscono nel traffico degli esseri umani che rappresenta lo schiavismo del 21esimo secolo».
BERLUSCONI IN LIBIA - Il titolare della Farnesina ha parlato anche dell'annunciata visita di Berlusconi in Libia, spiegando di ritenerla «opportunissima per tre ragioni: la prima perché il colonnello Gheddafi è il presidente dell'Unione africana e non possiamo fare chiacchiere sull'Africa poi non incontrare chi la rappresenta; secondo, con la Libia abbiamo dimostrato al resto del mondo di avere rotto con il colonialismo; terzo, con la Libia abbiamo un rapporto ormai consolidato che non è anzitutto economico ma è di collaborazione mediterranea».
LA REPLICA DI BILDT - Al rimprovero che il ministro degli Esteri Franco Frattini rivolge all’Unione europea risponde direttamente il presidente di turno dell’Ue, Carl Bildt, anche lui a Rimini per partecipare al Meeting di Comunione e liberazione: «Il primo passo sarà alla fine di ottobre» quando si incontrerà il consiglio dei ministri degli esteri. «Aspettiamo una proposta della commissione - spiega Bildt a margine di un incontro sui `conflitti dimenticati’ alla presenza anche del titolare della Farnesina - che sarà discussa nel consiglio dei ministri degli esteri dell’Ue a fine ottobre. E’ un primo passo - aggiunge - anche se si tratta di un problema così grande che non si risolve in una sola riunione».
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