martedì, luglio 14, 2009
Opinioni di politici, industriali, economisti e teologi… e anche un po’ di storia

del nostro redattore Carlo Mafera (quinta parte)

L’enciclica Caritas in veritate, uscita da pochi giorni, è stata preceduta da lavori preparatori e da articoli di esperti nel settore. Lo scorso 22 novembre 2008 l’Osservatore Romano ha pubblicato un documento dal titolo “Un nuovo patto per rifondare il sistema finanziario internazionale”, che doveva essere preparatorio alla conferenza promossa dalle Nazioni Unite a Doha dal 29 novembre al 2 dicembre. Sono articoli che pochi leggono perché lunghi e specialistici. Miglior fortuna ha avuto l’intervento del famoso banchiere Ettore Gotti Tedeschi, che ho avuto il piacere di conoscere durante una lezione alla Università della Santa Croce (dove ho frequentato il corso di aggiornamento per giornalisti cattolici).

Nel pezzo scritto da Gotti Tedeschi per l’Osservatore Romano il 4 dicembre 2008, il noto economista ha scritto: “Per assorbire la bolla finanziaria che sta minacciando il mondo intero, si pensa negli Stati Uniti di produrne una nuova – legata forse all'energia o al mercato automobilistico – utilizzando l'unica liquidità disponibile, cioè quella cinese. La nuova bolla probabilmente ignorerà ancora di più quella parte del mondo esclusa dal benessere. Si potrebbe invece avviare un processo economico creativo di dimensione planetaria che ristabilisca una crescita più sostenibile. In altre parole, una bolla di solidarietà che coinvolga i paesi poveri. Una bolla umanitaria che corregga l'errore della passata bolla di sviluppo egoistico, frutto della crisi di valori dell'uomo”. E così Ettore Gotti Tedeschi fa anche un’analisi puntuale della crisi finanziaria, descritta come una crisi morale frutto dell’egoismo umano, e indica anche il modo per uscirne “La bolla finanziaria sostenuta fino a poco tempo fa negli Stati Uniti – quella dei mutui "subprime" – si fondava sulla speranza di crescita del reddito e sulla crescita del valore immobiliare, sottovalutandone però il rischio. La bolla umanitaria si potrebbe analogamente fondare sulla speranza di crescita del reddito e del valore degli investimenti in paesi popolati da persone desiderose di migliorare e piene di dignità. L'Asia ha liquidità, gli Stati Uniti hanno tecnologia, l'Europa cuore, idee e iniziative imprenditoriali medio-piccole. I paesi poveri hanno due o tre miliardi di candidati al progresso economico su cui investire in un'ottica a lungo termine.
Perché, quindi, invece di un'altra bolla correttiva, egoistica e a breve termine, non si pensa a una bolla solidale a lungo termine, che generi la crescita di produzioni e manodopera, finanziando i consumi e gli investimenti nei paesi poveri? Che permetta in alcuni anni a circa tre miliardi di persone di partecipare alla crescita dell'intero sistema economico? Persone che però sono pronte, da subito, a esprimere una domanda essenziale per l'occidente, nonché a esser coinvolte in progetti infrastrutturali e produttivi, in progetti di formazione al lavoro e di conoscenza scientifica”.

Poi cita un caso concreto che già sta migliorando le condizioni di un paese (il Bangladesh) noto per la sua estrema povertà: “Un esempio di successo è costituito dalla Grameen-Danone Food in Bangladesh. Alle obiezioni circa la mancanza di fondi e ai rischi eccessivi si può rispondere con le esperienze sul microcredito del premio Nobel per la pace, Muhammad Yunus: il rischio è scarso nei popoli poveri. Essi danno a garanzia un bene superiore: la loro stessa vita. Le bolle vere, quelle negative, si producono quando si falsano i prezzi e le condizioni di mercato, non quando si sostiene l'ingresso progressivo di miliardi di persone nel ciclo economico. Esse per noi costituirebbero una ricchezza, anche sul piano morale. Una bolla solidale quindi, una bolla umanitaria che non sarà per nulla rischiosa, ma che anzi potrebbe salvarci.”

Nella pubblicistica precedente l’uscita della nuova enciclica di Papa Benedetto XVI, Caritas in Veritate, spicca fra tutti l’editoriale di Claudio Gentili, direttore della rivista di studi e ricerche sulla dottrina sociale della Chiesa (La Società) sul tema “Crisi economica e DSC (n.2-2009, www.fondazionetoniolo.it/lasocietà). Tra le tante cose esaminate nell’articolo (senza ripeterci sulla causa della crisi nella mancata applicazione del principio di sussidiarietà e nella promozione di una crescita economica fittizia, nella tolleranza al limite della complicità verso l’uso di strumenti finanziari “tossici”) è emerso l’intervento del cardinal Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Egli, in una recente conferenza sul tema “Valori etici e sviluppo integrale della persona nell’era della globalizzazione”, ha affermato che “mentre le grandi banche sono in crisi o puntellate direttamente dagli Stati, si riscopre la vecchia banca sul territorio, le casse rurali e le banche di credito cooperativo che concedono prestiti conoscendo la persona, la sua famiglia e la sua storia contrariamente a quanto hanno fatto i grandi istituti di credito.” Il cardinal Martino ha ribadito che bisogna “riscoprire l’importanza del microcredito, dei laboratori artigianali che garantiscono i posti di lavoro anche nelle difficoltà e fanno da ammortizzatori sociali e sono esempi di fiducia, di collaborazione e di solidarietà.

A proposito del credito alle piccole imprese, per il quale il governo ha bacchettato l’Abi, è recente un articolo di Daria Simeone su DNews del 16 giugno, a testimonianza della difficoltà di realizzare i principi ideali contenuti nelle encicliche. L’autrice dice: “Il problema più sentito è quello dell’accesso al credito, anche perché la crisi delle banche rende più difficile erogare finanziamenti” (che hanno anche un tasso di interesse piuttosto elevato). Gianfranco Toriero del Centro Studi dell’Abi si difende dicendo che “la recessione ci penalizza ma i nostri tassi di interesse sono sotto la media europea”. Replica la Confartigianato: “Le iniziative nazionali, europee e locali sono rese nulle da commissioni bancarie (spread) troppo alte”. Il governo intanto striglia le banche: “Più disponibilità con le realtà produttive minori”. C’è da dire poi che queste realtà sono l’ossatura dell’economia italiana e rappresentano il 94% del sistema produttivo e hanno consentito di assorbire meglio la crisi economica-finanziaria. Dice la Simeone, citando Scaloja, il ministro delle Attività Produttive, “il sistema bancario deve fare di più”. Uno strumento poi che sostiene le piccole imprese è il Fondo di Garanzia ma non è il solo che può sostenere il settore. Occorre una legge per la semplificazione burocratica in quanto i tempi di risposta sono troppo dilatati. “Il nostro sforzo – dice Bavarelli, il responsabile di Confartigianato – è di limitare il bisogno di credito delle imprese ma i ritardi nei pagamenti della P.A. e della grande impresa alterano il mercato”. “Complessivamente nei confronti della Pubblica Amministrazione le aziende private devono ancora riscuotere una somma che per l’Abi si aggira attorno ai 50-60 miliardi e Bavarelli dice: “Chiediamo alle banche di compensare questi debiti con dei crediti a nostro favore”. Nel frattempo, mentre scrivevo l’articolo, sembra che Tremonti mi abbia ascoltato; ecco cosa dice il suo decreto: “Dal 1° gennaio 2010 le imprese potranno arrivare a compensare debiti e crediti fiscali fino a 700mila euro (finora si arrivava al massimo a un miliardo di vecchie lire). La decisione spetta comunque al ministero dell'Economia che provvederà a elevare il tetto tenendo conto delle esigenze di bilancio. Ma allo stesso tempo viene attivato un meccanismo più stringente per colpire le compensazioni indebite. La compensazione del credito annuale, o riferita a periodi inferiori all'anno, dell'Iva per importi superiori a 10mila euro può essere effettuata a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello della presentazione della dichiarazione e dell'istanza da cui emerge il credito.” E Bavarelli infatti dice: “Se le piccole imprese fossero liberate dai 15 miliardi di zavorra burocratica aumenterebbero la loro produttività”. Meno male che esiste il sostegno del Consorzio Fidi, che è un formidabile strumento di sostegno della FMI che ha erogato nel 2008 6.3 miliardi di finanziamenti garantiti che hanno permesso di sopravvivere ai 700mila artigiani che altrimenti sarebbero stati costretti a chiudere bottega.

1° parte

2° parte

3° parte

4° parte

6° parte

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