martedì, luglio 14, 2009
Si è concluso ieri a Roma il primo incontro Europeo degli studenti universitari sul tema “Nuovi discepoli di Emmaus. Da cristiani nelle università” organizzato dall’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma e dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. Al meeting hanno partecipato 2000 giovani europei e una delegazione di studenti universitari della Terra Santa.

RadioVaticana - Diventare nuovi discepoli di Emmaus pronti non solo ad annunciare ma anche a vivere il Vangelo nella vita quotidiana degli atenei, aiutandosi reciprocamente attraverso un lavoro di rete tra le cappellanie europee. E’ uno degli obiettivi con cui si è concluso a Roma il primo incontro Europeo degli studenti universitari. Ascoltiamo mons. Lorenzo Leuzzi direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria: “I giovani sono partiti con l’idea di potersi ritrovare insieme, all’università, anche con il desiderio di creare dei legami non solo a livello nazionale ma anche a livello europeo e creare soprattutto rapporti tra studenti della stessa disciplina accademica. Mi sembra molto importante perché permette una presenza sempre più concreta e meno astratta, che consente di mirare ai veri problemi della ricerca scientifica”.

Ma ascoltiamo delle testimonianze di alcuni giovani che hanno partecipato all’evento:

R. - La cosa che più mi ha colpito in questi giorni è, da una parte, l'incontro col Santo Padre e le parole che ci ha detto, ma dall’altra soprattutto il livello di gioia e felicità che si poteva respirare tra gli studenti: il modo in cui scherzavamo tra di noi, persone della Lituania e della Russia, spagnoli ed italiani. Questo è bellissimo ed è stata la cosa che più mi ha colpito, perché mi ha fatto capire che quando Cristo è al centro della convivenza l’amore nasce spontaneamente.

R. - L’esperienza che ho vissuto qui, a Roma, è veramente una cosa che mi dà molta gioia perché sappiamo che nel mondo di oggi i valori del Vangelo stanno scomparendo. I giovani sono la speranza del mondo.

R. - Mi ha permesso di aprire gli occhi su quella che è la realtà universitaria fuori dall’Italia e di trovare un punto di unione con tanti altri ragazzi che vivono le mie stesse difficoltà. E’ quindi un ottimo modo per farci coraggio a vicenda e per trarre spunto dalle diverse iniziative che svolgiamo nei nostri Paesi.

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