Il libro di Alessandra Borghese si legge tutto d’un fiato. Il suo stile è scorrevole e dialogico. Sembra che lei si stia rivolgendo al lettore come ad un interlocutore presente, come ad un caro amico. Mi ha colpito, nelle prime pagine, quando racconta della presentazione del suo precedente libro “Con occhi nuovi”. Riferisce dell’intervento di Vittorio Messori che affermò un concetto a me particolarmente caro. Il grande scrittore diceva che all’inizio del secolo XX c’era il pudore del corpo ma dalla fine del precedente secolo e fino ad ora (inizio del XXI) c’è un persistente pudore dell’anima e quando si tratta di parlare di quest’ultima, la gente storce il naso, salvo poi di nascosto leggere di cose spirituali e pregare! Negli ultimi capitoli Alessandra Borghese tocca il tema della sofferenza e della morte (altri grandi tabù della civiltà occidentale).Parla della conversione di un suo amico giornalista poco prima di morire. Una conversione autentica dove lei ha giocato un ruolo importante e attivo avendogli presentato un sacerdote domenicano preparato e sensibile a queste tematiche. Un colloquio da cui il suo amico ne uscì trasformato e illuminato. Descrive con grande delicatezza gli ultimi suoi giorni nell’isola di Panarea che la Borghese condivise in modo intenso. Un isola diventata un’oasi spirituale per la scrittrice e in quella occasione trasformata in un luogo mistico dove meditare concretamente sul mistero della sofferenza e della morte.
Il capitolo più toccante e coinvolgente è quello del racconto degli ultimi mesi di vita del grande papa Giovanni Paolo II, conosciuto da Alessandra che scrive in modo intimistico il suo incontro in aereo con lui. Dice di aver avuto il permesso da Navarro Valls, il portavoce del Santo Pontefice, di sedersi accanto a lui durante il viaggio come avveniva con tutti i grandi giornalisti. Lei ne fu onorata anche perché era ancora alle prime armi. Gli disse che era la discendente di papa Paolo V Borghese, quello, sotto il cui papato, fu terminata la basilica di San Pietro. Ma egli non sembrava interessato a questa storia. Quando però gli raccontò della sua recente conversione, il grande Karol si svegliò dal suo torpore e le fece una carezza dolcissima che le rimasse impressa nell’anima. Un ricordo questo che Alessandra Borghese condivide con il lettore come fosse una confidenza ad un carissimo amico. Chi legge si sente intimo con la scrittrice che è capace di far percorrere spazi di infinita e incommensurabile spiritualità a colui che legge con attenzione. E’ un viaggio interiore più bello e più ricco di qualsiasi pellegrinaggio esteriore. Cita infatti il grande Pascal quando il filosofo francese pronuncia la celebre frase “tutto il male dell’uomo nasce dal fatto che non è capace di starsene tranquillo nella propria stanza”. L’autrice è invece più “Marta” che “Maria” e interpreta la filosofia foscoliana “dello spirto guerrier che entro mi rugge” avendo lei la necessità di viaggiare spesso ma nello stesso tempo la nostalgia e il desiderio di ritirarsi in luoghi appartati dove dissetarsi con forti momenti di spiritualità come fa nell’isola di Panarea. Invito tutti a leggere questo godibilissimo libro soprattutto per la descrizione intimistica, empatica e coinvolgente della sofferenza di Giovanni Paolo II. Una sofferenza che ha fatto piangere il mondo intero dove tutti (anche lo scrivente negli ultimi mesi della sua vita) si possono riconoscere .
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