sabato, giugno 14, 2008

Agenzia Misna - IL CLIMA - "Significativi cambiamenti nei sistemi fisici e biologici sono in corso in tutti i continenti e negli oceani: la maggior parte di questi vanno nella direzione prevista di un riscaldamento delle temperature e sono di origine antropica”: può suonare una conclusione scontata, ma - presente nell’introduzione di un nuovo studio svolto da ricercatori di 11 organizzazioni di tutto il mondo per analizzare dati su oltre 800 sistemi fisici e quasi 29.000 sistemi vegetali e animali, pubblicato dalla rivista scientifica "Nature" – l’affermazione e la sua solida base scientifica costituiscono una risposta forse senza appello a chiunque tenta ancora di negare la nefasta azione dell’uomo sulla natura e le sue pesanti conseguenze. La disponibilità dei dati riguarda soprattutto il Nordamerica e l'Europa, dove è stato condotto un numero maggiore di ricerche, ma gli schemi di mutamento più marcato - siccità, desertificazione e un aumento delle maree - riguardano Africa, Mediterraneo e parte dell’Asia. Secondo il gruppo di ricerca, è improbabile che forze diverse dal mutamento climatico antropogenico siano responsabili delle modificazioni dei sistemi fisici e biologici del pianeta. "Il cambiamento climatico - sottolinea lo studio – è una forza globale potente che, insieme all'integrazione finanziaria e del commercio, avrà effetti profondi sulle economie e i mercati nei prossimi decenni", influenzando il commercio, i flussi migratori e di capitale, i prezzi di materie prime, beni e servizi. La nuova ricerca costituisce un’integrazione del IV rapporto del Comitato intergovernativo sul mutamento climatico (Ipcc) dell'Onu, secondo il quale il surriscaldamento del pianeta prodotto dall'uomo continuerà ad avere effetti percepibili sugli ecosistemi. "È stato molto difficile separare l'influenza dell'aumento di temperatura prodotto dall'uomo - ha precisato il professor David Karoly dell'università di Melbourne (Australia), uno degli autori dello studio - dalle variazioni climatiche naturali o da altri fattori di confusione, come il cambiamento di destinazione del suolo o l'inquinamento".

LE MEDUSE... - L’innalzamento della temperatura dell’acqua, il numero sempre più esiguo di nemici naturali - come le tartarughe di mare (Carretta caretta), tonni, pesce spada, pesce luna, sugarello, cetacei e l’inquinamento: sono le principali cause attribuite all’anomala proliferazione delle meduse sempre più presenti in vaste concentrazioni anche nel Mediterraneo. Secondo l’Icm (Istituto delle Scienze marine di Barcellona) e l’Icram (l’Istituto centrale per la ricerca applicata al mare) quest’anno le meduse della specie ‘Pelagia noctiluca’ potrebbero invadere il ‘mare nostrum’, in particolare lungo le coste, francesi e dell’Italia centro-settentrionale. Da inizio anno si sono già verificati numerosi casi: a febbraio in Spagna al largo della Costa Brava, ai primi di aprile nel porticciolo di Portofino in Liguria e in Grecia, a maggio nel Tirreno meridionale comprese le isole Eolie.

...E GLI SQUALI - Negli ultimi due secoli il numero di squali nel Mediterraneo è diminuito del 97%, un calo drammatico che “avrà un impatto notevole sull'ecosistema perché i grandi predatori sono in cima alla piramide della catena alimentare”: lo ha detto Francesco Ferretti, principale autore di uno studio pubblicato dal centro di ricerca americano ‘Lenfest Ocean Program’ utilizzando anche dati sugli avvistamenti in mare e sulle spiagge e unendoli a quelli forniti da alcuni musei. "E' dai tempi dei romani che si pesca nel Mediterraneo, ma la pesca di oggi ha avuto un notevole effetto sulla popolazione degli squali" ha aggiunto Ferretti, avvertendo che “perderli completamente significa perdere una parte importante dell'ecosistema".

CONTRO L'INQUINAMENTO - Le zone più inquinate della sponda sud del Mediterraneo possono essere ripulite entro 10 anni: l'Unione Europea ha individuato i 44 progetti che salveranno mare e zone costiere e li finanzierà assieme alla Banca europea d'investimenti (Bei). Obiettivo del progetto è ridurre l'inquinamento in tutto il Mediterraneo entro il 2020, intervenendo nelle aree più inquinanti (dove sono assenti le politiche verdi) che mettono in pericolo la salute dei 143 milioni di abitanti delle coste e di 175 milioni di turisti ogni anno. La Bei ha calcolato che grazie ai 44 interventi le fonti d'inquinamento delle acque del Mediterraneo saranno ridotte dell'80%.

[CO]


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