da Peace Repoter
Consorzio di Ong denuncia: le regioni centro-meridionali della Somalia sono sull'orlo del tracollo umanitario per l'eccessivo afflusso di sfollati da Mogadiscio
"Decine di migliaia di persone stanno fuggendo dalle violenze a Mogadiscio, andandosi ad aggiungere alle oltre 335.000 persone che già necessitano di assistenza nella capitale somala e nella regione di Shabelle. Le organizzazioni umanitarie non riescono più a rispondere efficacemente alla crisi, perché la sicurezza è in rapido deterioramento e i bisogni da soddisfare aumentano". Ecco, in estrema sintesi, l'allarme lanciato dalle 40 organizzazioni non governative riunite nel Consorzio Ong Somalia, da mesi impegnate nell'assistenza ai profughi ammassati nelle aree centro-meridionali del Paese per sfuggire agli scontri tra soldati etiopi in appoggio al governo regolare e ribelli islamici che insanguinano la capitale.
Condizioni al limite. "Negli ultimi giorni - si legge nel messaggio diffuso oggi dalla sede locale della Caritas - c'è stata una drammatica impennata degli allontanamenti da Mogadiscio. Ciò aggrava la crisi umanitaria già esistente, con un milione e mezzo di persone che in Somalia necessitano di assistenza".
Il ritmo degli arrivi di sfollati segue quello degli scontri: all'inizio dell'anno era giunta nella regione di Shabelle una prima ondata di circa 400 mila persone. L'afflusso si era poi interrotto con il riappacificarsi della situazione nella capitale, ma il reintensificarsi degli scontri nei giorni scorsi ha spinto altre decine di migliaia di persone a lasciare in massa la città, dirigendosi verso un'area la cui capacità di accoglienza sarebbe, secondo gli operatori di asistenza "già oltre il limite".
Aiuti difficoltosi. Ad aggravare la situazione ci sono le crescenti difficoltà denunciate dalle Ong nella distribuzione degli aiuti e negli altri interventi di assistenza, a causa del progressivo deterioramento delle condizioni di sicurezza e delle possibilità di accesso alle comunità di sfollati da parte degli operatori. Una situazione che impedisce anche di tracciare un quadro preciso delle dimensioni della crisi, consentendo al massimo di rilevarne l'incessante aggravamento. "La comunità internazionale e tutte le parti coinvolte nel conflitto - conclude polemicamente il messaggio - hanno la responsabilità di prendersi cura dei civili, di consentire che ricevano gli aiuti e di garantire gli spazi umanitari e la sicurezza degli operatori".

"Decine di migliaia di persone stanno fuggendo dalle violenze a Mogadiscio, andandosi ad aggiungere alle oltre 335.000 persone che già necessitano di assistenza nella capitale somala e nella regione di Shabelle. Le organizzazioni umanitarie non riescono più a rispondere efficacemente alla crisi, perché la sicurezza è in rapido deterioramento e i bisogni da soddisfare aumentano". Ecco, in estrema sintesi, l'allarme lanciato dalle 40 organizzazioni non governative riunite nel Consorzio Ong Somalia, da mesi impegnate nell'assistenza ai profughi ammassati nelle aree centro-meridionali del Paese per sfuggire agli scontri tra soldati etiopi in appoggio al governo regolare e ribelli islamici che insanguinano la capitale.
Condizioni al limite. "Negli ultimi giorni - si legge nel messaggio diffuso oggi dalla sede locale della Caritas - c'è stata una drammatica impennata degli allontanamenti da Mogadiscio. Ciò aggrava la crisi umanitaria già esistente, con un milione e mezzo di persone che in Somalia necessitano di assistenza".
Il ritmo degli arrivi di sfollati segue quello degli scontri: all'inizio dell'anno era giunta nella regione di Shabelle una prima ondata di circa 400 mila persone. L'afflusso si era poi interrotto con il riappacificarsi della situazione nella capitale, ma il reintensificarsi degli scontri nei giorni scorsi ha spinto altre decine di migliaia di persone a lasciare in massa la città, dirigendosi verso un'area la cui capacità di accoglienza sarebbe, secondo gli operatori di asistenza "già oltre il limite".
Aiuti difficoltosi. Ad aggravare la situazione ci sono le crescenti difficoltà denunciate dalle Ong nella distribuzione degli aiuti e negli altri interventi di assistenza, a causa del progressivo deterioramento delle condizioni di sicurezza e delle possibilità di accesso alle comunità di sfollati da parte degli operatori. Una situazione che impedisce anche di tracciare un quadro preciso delle dimensioni della crisi, consentendo al massimo di rilevarne l'incessante aggravamento. "La comunità internazionale e tutte le parti coinvolte nel conflitto - conclude polemicamente il messaggio - hanno la responsabilità di prendersi cura dei civili, di consentire che ricevano gli aiuti e di garantire gli spazi umanitari e la sicurezza degli operatori".
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