lunedì, settembre 12, 2016
Nessuna intenzione di rinunciare alla crescita del surplus commerciale. Dopo il nulla di fatto della Bce, tensione sui tassi dei Bund. Quelli trentennali salgono al record dal voto Brexit. 

WSI - Germania sotto osservazione: nel giro di poche ore il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble lancia un nuovo attacco contro Mario Draghi, numero uno della Bce; un pessimo dato arriva dal fronte economico del paese; e i rendimenti dei Bund tedeschi schizzano a livelli record dal giorno immediatamente successivo al referendum Brexit, rinnovando i timori sull’esplosione di una bolla (fermo restando che i rendimenti rimangono a livelli rasoterra). Il balzo viene segnato dai rendimenti dei Bund con scadenza a 30 anni, che salgono fino allo 0,586%. Passando alle altre questioni tutte tedesche, l’attenzione è sullo choc che arriva all’indomani della decisione della Bce di lasciare i tassi di interesse ai minimi storici, e anche di non estendere il piano Qe, diversamente da quanto sperato e/o previsto. Uno choc che arriva precisamente dal fronte macro della Germania. E ha a che fare con quella bilancia commerciale spesso criticata dagli altri paesi dell’Eurozona.

Nel mese di luglio, stando a quanto reso noto dall’Ufficio Statistico Federale del paese, le esportazioni tedesche hanno sofferto il calo più forte in quasi un anno, insinuando il dubbio che l’economia numero uno dell’Eurozona abbia iniziato il terzo trimestre all’insegna della debolezza, immediatamente dopo il referendum UK sulla Brexit dello scorso 23 giugno.

Così commenta a Reuters Carsten Brzeski, economista di ING: “Chiaramente, luglio non è stato un mese positivo per la Germania”, riferendosi alle figure della bilancia commerciale sorprendentemente deboli. “Un eventuale ulteriore rallentamento dell’economia nei prossimi mesi dovrebbe avallare le discussioni, appena iniziate, sulla necessità di lanciare stimoli fiscali”

Effettuando gli aggiustamenti su base stagionale, le esportazioni sono scese del 2,6% su base mensile, segnando la flessione più forte dall’agosto del 2015 e confermandosi ben al di sotto delle attese di Reuters, pari a una crescita dello 0,25%. Le importazioni sono scese su base mensile dello 0,7% (contro l’aumento stimato dello 0,8%). Il risultato è che il surplus è sceso a 19,4 miliardi di euro, rispetto ai 21,4 miliardi di euro (dato rivisto al ribasso) di giugno. Il valore è stato inferiore ai 22 miliardi stimati da Reuters.

Sebbene il calo delle esportazioni rifletta principalmente fattori come la presenza di maggiori giorni di vacanza a luglio, Ralph Solveen di Commerzbank sottolinea che: “In ogni caso, le esportazioni non saranno sicuramente il fattore che trainerà l’economia tedesca nei prossimi mesi.

L’economia globale è in preda alla debolezza e gli effetti di un euro debole si stanno smorzando”. D’altronde, è lo stesso governo a prevedere che quest’anno la domanda interna sarà l’unico fattore trainante di crescita, stimando un Pil per l’intero 2016 in crescita dell’1,7%, e poi in calo all’1,5% per il 2017. Torna intanto la guerra di nervi tra la Bce e il ministro delle finanze Schaeuble, che è tornato a puntare sulla questione del surplus commerciale, oggetto di dibattito tra l’altro nella stessa conferenza stampa di Draghi. Draghi ieri in realtà ha anche difeso il surplus commerciale della Germania. Ma quello che non è andato giù a Schaeuble è stata la dichiarazione, sempre di Draghi, secondo cui la Germania dovrebbe comunque ricorrere agli stimoli fiscali per ridurre il surplus.

Così Schaeuble prima di incontrare gli altri ministri delle finenze europei, nella riunione odierna dell’Eurogruppo: “Anche prima della decisione della Bce di adottare politiche monetarie inusuali, che hanno portato l’euro a scendere in modo significativo, avevo detto che avremmo aumentato il surplus commerciale”. E, ha aggiunto, “se poi il surplus dell’Eurozona, nel complesso, sale del 3,6%, non bisogna stupirsi della crescita del surplus tedesco che, se non del 3,6%, è del 2%”.


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