mercoledì, giugno 22, 2016
Sinistra in Europa - Nel giorno in cui Jo Cox avrebbe festeggiato il compleanno e ad un giorno dal referendum che potrebbe sconvolgere la faccia dell'Europa e dell'intero Occidente, la storia dietro l'assassino Thomas Mair ci dice molto dei movimenti neofascisti e nazisti che resistono alle diverse stagioni politiche.

di Lorenzo Carchini

Thomas Mair, l’assassino della labourista inglese Jo Cox sarebbe, secondo le ricostruzioni fornite dagli inquirenti, un sostenitore del movimento National Alliance e, è stato riferito, avrebbe gridato "Britain First" , commettendo il suo crimine. Due elementi strettamente connessi e che possono spiegarci alcuni aspetti del referendum Brexit che, dall'Italia, ci appaiono sfumati e lontani.

Quella di Thomas Mair, infatti, è una lunga ombra che si getta sul referendum britannico, che ha le sue origini nei movimenti di estrema destra sviluppatisi a partire dagli anni ’60 del XX secolo negli Stati Uniti, ma già presenti nel Regno Unito trent’anni prima.

Nel 1969, i neonazisti statunitensi William Pierce e Joseph Tommasi fondarono il National Socialist Liberation Front, nella speranza di unire aspetti del neonazismo mistico con accenni di controcultura, scontrandosi con le sinistre rivoluzionarie. Nel 1971, Pierce diventò capo dell’appena fondata National Alliance, che raggruppava perlopiù giovani che avevano partecipato alla campagna presidenziale dell’indipendente George Wallace nel 1968.

Un ambiente rivoluzionario che ha cercato di tradurre in prassi le opinioni ideologiche.

Prima di essere assassinato nel 1975, Tommasi inventò, nel 1974, il metodo del "lupo solitario", "Zionist Occupation Goverment", capace di infilarsi in qualsiasi gruppo. Questa metodologia d’azione individuale oggi viene spesso confusa con l’idea di "autoradicalizzazione". Un errore estremamente dannoso, dal momento che non ci permette di cogliere l’importanza del milieu proprio del primo.
destinato a consentire l’azione anche alla cellula minima, nonostante la forza dello

Con la National Alliance, Pierce intessé legami anche con i gruppi neonazisti britannici, con l’ambiente Skinhead. L’incontro con un milieu, un ambiente, diverso impone all'americano di presentare la propria proposta politica in modo diverso e pubblica nel 1978 il best-seller mondiale del movimento neonazista, "The Turner Diaries". Il libro narra la lotta finale tra le razze con il sollevamento del suprematismo bianco contro il potere sionista.

L’opera, però, è qualcosa di più di un semplice romanzo dal contenuto discutibile. Esso offre, con dovizia di particolari l’arte del creare una bomba (influenzando così Timothy McVeigh, l’attivista di estrema destra autore dell’attentato di Oklahoma City, uccidendo 168 persone nel 1995, oppure della strage di Anders Breivik) e fantastica di attacchi batteriologici sulle popolazioni non ariane.

Il libro esaltava l’immaginazione internazionale degli skinhead, in quando dava una prospettiva diversa rispetto alla semplice rissa da stadio. I seguaci, i giovani attivisti di National Alliance passavano così al terrorismo creando The Order, nel 1983. Fu uno di loro, David Lane (oggi in prigione), ad inventare la frase che sarebbe stata poi tradotta in tutte le lingue europee: "Dobbiamo assicurare l’esistenza della nostra razza e un futuro per i bambini bianchi".

Elementi, infine, che trovano completamento nella teoria della "Leaderless Resistance" (resistenza senza leader), adottata dal suprematista bianco Lousi Beam, di Aryan Nation. Ispirato ad un modello adottato da un ufficiale dei servizi americani per contrastare un possibile cambio di gestione comunista negli anni ’60, si trattava di mettere a punto delle cellule terroristiche collegate da un obiettivo ed una strategia, ma prive di una qualsivoglia organizzazione orizzontale o verticale.

Ovviamente ad incentivare la preservazione e la circolazione di queste teorie, a partire dagli anni ’90, è stata la diffusione di internet che, indirettamente, ha creato forti gruppi skinhead e "white power" transatlantici.

Tornando alla vicenda odierna, l’azione individuale dell’assassino di Jo Cox avviene in un contesto del tutto particolare, così come del tutto particolare è il significato che assumono le parole pronunciate da Mair: "Britain First". Le indagini sono ancora in corso, eppure questa vicenda corre su una tensione sepolta da più di ottant’anni di storia. Le parole di Mair possono forse essere un riferimento non tanto al movimento americano, quanto allo stesso grido che spinse l’ex laburista inglese Sir Oswald Mosley, nel 1938, a lasciare il partito per fondare il British Union of Fascists?

In realtà, il livello di cultura di Thomas Mair ancora non lo si conosce e non ci è dato sapere se abbia mai studiato ed imparato le tesi ideologiche prodotte dal rispettivo milieu. Tuttavia sarebbe un errore considerare la subcultura dell’estrema destra come un semplice blocco univoco.

L’omicidio di un’anti-Brexit non può semplicemente trovare motivazione nel sentimento anti-europeo e pro-sovranità di Mair. Il suo ambiente, infatti, è al contrario ricco di teorie europeiste o euro-africaniste (alla base dei primi sistemi di apartheid, sostenuti peraltro dallo stesso Mosley). Se la motivazione fosse semplicemente di tipo occidentalista e anti-multiculturale, la qualifica stessa di neonazista risulterebbe inadeguata.

Ciò che conta è, infatti, la congiunzione tra una subcultura radicale e le motivazioni tradizionali. Aspetti che erano già saltati all'occhio dopo gli attacchi di Breivik: i radicali europei hanno importato dall'America una marcata diffidenza rispetto al governo centrale, ma soprattutto, tra i critici del multiculturalismo, la presenza in Europa di immigrati dal mondo arabo e musulmano ha permesso di ridistribuire concetti fino ad allora strettamente legati al mondo neonazista, come quello del miscuglio di razze da parte di un governo segreto.

Al pari di Thomas Mair, Breivik non era un "autoradicalizzato", ma un "lupo solitario" aderente al Fremskrittspartiet, populista neoliberista. La questione, dal punto di vista politico, pertanto non è se Mair sia uno squilibrato, un nazista ecc., ma se, come Breivik, rappresenti un livello di maturazione ideologica delle società europee. Se, infatti, la metodologia terroristica vedrà ovunque levarsi la disapprovazione, anche tra i partiti di estrema destra, la questione della riorganizzazione etno-culturale delle società europee sembra capace di legittimare molte menti.

Ovviamente la giustizia farà il suo corso, ma le forze centrifughe hanno già dimostrato la loro spinta. L’esito del voto dimostrerà soltanto quanto l’onda anomala progressivamente creatasi nell'ultimo quinquennio potrà avere un impatto su Bruxelles.


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