giovedì, aprile 07, 2016
Ma l’industria petrolifera e quella nucleare fanno finta che le auto elettriche non esistano.

GreenReport - Giles Parkinson è un giornalista con 30 anni di esperienza, ex redattore di Business e vicedirettore di Financial Review, editorialista di The Bulletin e The Australian ed ex direttore di Climate Spectator, ma non si aspettava che il suo articolo “Tesla Motors’ Elon Musk just killed the petrol car”, pubblicato su REnew Economy, facesse il record di letture e condivisioni e sollevasse un accesissimo dibattito. Eppure l’articolo cominciava con una dichiarazione clamorosa dell’analista di Barclays Brian Johnston, «Adios auto alimentate a benzina», a commento della notizia che Tesla Motors in meno di due giorni aveva ricevuto ordini per quasi 200.000 Model 3, un’auto elettrica 5 posti che ha 345 km di autonomia, che in meno di 6 secondi passa da Zero – 100 km/h e che ha 5 Stelle per la Sicurezza in tutte le categorie. La sera del 2 aprile gli ordini erano già arrivati a 276.000, più di 280 milioni dollari di capitale a costo zero in caparre per Tesla ed ordini totali per più di 13 miliardi di dollari in aut elettriche. Più delle vendite mensili della General Motors. Parkinson spiega che si tratta della «più rapida crescita del portafoglio ordini di clienti nella storia dell’industria automobilistica», e per un’auto che non entrerà in produzione prima di 18 mesi e che non ha certo un prezzo alla portata di tutti: 35.000 dollari.

Si tratta di numeri enormi e Johnston ed altri analisti dicono che è l’inizio di una marea che sommergerà il motore a combustione interna e che Tesla è il “game changer” che accelera il passaggio dai motori “fossili” a quelli elettrici. Sarebbe cominciato il conto alla rovescia per la fine dei motori a combustione interna e cha la loro fine potrebbe arrivare già nel 2025. Ad accelerare la fine dei motori “fossili” avrebbe contribuito anche il dieselgate della Volkswagen che ha costretto le altre case automobilistiche a pensare seriamente di passare ai veicoli elettrici. Poi c’è la Cina, che sta cercando di eliminare le auto a benzina e diesel di automobili dalla strada e dove nelle grandi città praticamente tutti gli scooter sono già elettrici. La cinese BYD ha triplicato le vendite arrivando a 150.000 auto nel 2015 e si aspetta di raddoppiarle ogni anno per i prossimi tre anni. L’India, avvelenata dal traffico come e più dell’India, vuole che entro il 2030 tutte le sue auto siano elettriche e la Norvegia lo farà entro il 2025, l’anno in cui in Olanda sarà vietato vendere nuove auto a benzina. C’è ancora chi pensa che il petrolio sia il futuro – e in questi giorni nelle tribune referendarie se ne vedono ancora alcuni esemplari – ma non i regnanti della petro-monarchia dell’Arabia Saudita che stanno pensando alla creazione di un fondo sovrano da 2 miliardi di dollari, frutto della vendita delle attività petrolifere statali, per prepararsi ad un mondo che abbandonerà il petrolio.

Parkinson dice che «Questo, naturalmente, rappresenta un enorme sconvolgimento per diverse industrie che hanno dominato le economie e la politica mondiale negli ultimi decenni. Il big one è ovviamente l’industria petrolifera, ma è l’intera natura dell’industria dell’auto che verrà sconvolta. I veicoli elettrici non significano solo una diversa fonte di combustibile, elettricità invece dei liquidi. Tesla è anche riuscita nell’up-end dell’intero concetto di reti e concessionarie, che si basa sulle riparazioni e la manutenzione per fare clic sui ricavi. Questa minaccia spiega perché alcuni Stati negli Usa hanno rifiutato l’accesso alle auto Tesla perché non giocano secondo le regole. E qui è dove la cosa si fa interessante: la lotta per il dominio nell’Auto 2.0». Prima del primo aprile gli analisti di Morgan Stanley dicevano che Tesla, non aveva ancora veramente sconvolto l’industria automobilistica, restando un operatore di nicchia, ma con la Model 3 le cose potrebbero cominciare davvero a cambiare perché il company’s master plan, la visione del patron di Tesla, Elon Musk, più che sui volumi di vendite punta sulla creazione di una rete autonoma del trasporto elettrico nella quale vengono condivise migliaia di auto.

Alcuni giornali economici come The Australian Financial Review hanno sprezzantemente definito la presentazione della Model 3 ad un «lancio che assomiglia ad un revival meeting ambientale». «Davvero? – Chiosa Parkinson – Forse perché Musk ha passato due minuti a parlare dell’aumento dei livelli di CO2 e dell’impennata delle temperature e della necessità di fare qualcosa per il cambiamento climatico. Chiaramente, l’AFR è ancora scioccato dal fatto che delle imprese parlino di queste cose». In realtà si è trattato di un evento organizzato da quella che è ormai una grande azienda che, utilizzando tutti i “trucchi” del business – video, musica, social network.. – ha ricevuto più di 250.000 ordini e potenziali vendite per più di 13 miliardi di dollari. «Se questo è lo standard, facciamo più revival meetings ambientali – se la ridacchia Parkinson – E’ quel tipo di pensiero, “Oh, questa è solo una moda” che ha mantenuto l’industria automobilistica nel caos, insieme all’industria dei media, all’industria delle telecomunicazioni e ora all’industria della fornitura di energia elettrica, così come molti settori distrutti da Internet. (Ricordo che gli ex editori dell’AFR più di un decennio fa chiusero la prima iterazione di afr.com, sulla base che le vendite della stampa avrebbero avuto un rimbalzo e che “Internet potrebbe andarsene”)».

Certo, bisognerà vedere se le prenotazioni della Model 3 si trasformeranno in veri acquisti e se Tesla riuscirà a soddisfare questa enorme richiesta. Musk ne è consapevole e per questo sta pensando di costruire una nuova fabbrica Tesla in Europa, «Ma il passaggio dall’auto a petrolio all’auto elettrica non dipenderà dalla capacità di Musk di attuare la sua strategia. «Internet non è morto perché alcune aziende che ne hanno goduto i primi successi dopo sono crollate in modo spettacolare – fa notare Parkinson – Qui la big story è nel potenziale non sfruttato del veicolo elettrico. Se il suo piano si rivelerà troppo difficile, l’eredità di Musk sarà nella sua capacità di rendere i veicoli elettrici un prodotto di consumo attraente, proprio come ha fatto Apple con il laptop e l’iPhone. Quando Musk ha iniziato a costruire la sua Roadster otto anni fa, i veicoli elettrici erano visti come qualcosa di utile per il campo da golf e la DIY community. Tesla è stata costruita intorno a 2.500 di quelle 2500», ed ora, per i prossimi due anni ha pre-ordinazioni 100 volte più dell’intera produzione di auto sportive. 

L’articolo di REnew Economy è stato accolto con molto interesse da chi lavora al cambiamento e all’innovazione tecnologica, ma «Poi ci sono quelli che semplicemente non vogliono sapere – dice Parkinson – L’industria petrolifera è tra questi. Sta facendo previsioni e ricerca di capitali, come se l’EV (Electric Vehicles, ndr) non esistesse. Anche l’industria nucleare vorrebbe che fosse così. “This is bullish*t” ha twittato uno dei più importanti sostenitori del nucleare, ancora aggrappato al vecchio modello energetico centralizzato». Quindi, per spiegare meglio la rivoluzione in corso, Parkinson ha pensato di rivolgersi a Tony Seba della Stanford University, che prevede che entro il 2030 i combustibili fossili, carbone e petrolio, in particolare, saranno roba del passato, per spiegare meglio perché Musk potrebbe essere il killer delle auto a benzina e gasolio.

Seba ha messo nero su bianco le sue tesi nel libro “Clean Disruption of Energy and Transportation”, pubblicato 18 mesi fa, che contiene anche il grafico che pubblichiamo sulla diminuzione dei costi dei veicoli elettrici insieme a quelli delle batterie: Sia la Chevy Bolt che la Tesla Model 3, che costano entrambe sui 35.000 dollari, si piazzano proprio nel punto di svolta previsto dal suo grafico. Parkinson è convinto che «Questo significa che nel giro di pochi anni, negli Usa i veicoli elettrici ad alte prestazioni costeranno meno rispetto all’auto media. Entro cinque anni saranno in competizione con le Buick low-cost».

Seba spiega che «Negli ultimi 100 anni, l’industria automobilistica ci ha detto che se vogliamo alte prestazioni dobbiamo pagare un sacco di soldi. Così, quando si ottiene una macchina con prestazioni migliori di una Porsche e a un prezzo più economico di una Buick, questa è la fine sia per la Porsche che per la Buick». Secondo lui «I veicoli elettrici avranno un costo di ricarica 10 volte minore rispetto ai motori a combustione interna, sono più facili da spostare rispetto alla benzina e diesel e le stazioni di ricarica elettrica solari permetteranno di fare ricariche a costo marginale zero. Anche la manutenzione sarà molto più economica: un motore a combustione interna ha più di 2.000 parti in movimento, un veicolo elettrico ha meno di 20 parti in movimento. Avrà i costi di manutenzione trascurabili».

Seba spiega ancora: «Il motore a combustione interna è efficiente al 17 – 21%, mentre il motore elettrico è efficiente al 90 – 95% L’EV è 5 volte più energy efficient di un’auto a combustione interna. Se a questo si aggiunge che la trasmissione di elettroni (energia elettrica) è più conveniente di quella degli atomi (benzina o diesel), si ottiene che i costi energetici per miglio sono 10 volte più convenienti per i veicoli elettrici. Certo, questo numero cambia in base alle condizioni locali (come si sa i costi elettricità contro petrolio variano ampiamente a seconda delle tasse, dei costi di trasmissione, delle sovvenzioni, del protezionismo industriale, ecc), ma non ho visto un mercato in cui il costo dell’energia per miglio per i veicoli elettrici sia almeno 5 volte più conveniente dei i costi energetici per le ICE» (internal combustion engine – ICE).

Seba ha lavorato alle sue previsioni basandosi su auto elettriche con un’autonomia di 320 km e un costo di 30.000 dollari entro il 2020, più economiche rispetto alle alternative fossili e con enormi risparmi per carburante e di manutenzione e dice: «Supponendo che entrambe queste vetture (GM Bolt e Tesla Model 3) vadano effettivamente sul mercato nel 2017 e che l’industria le produca entro il 2018, si adattano perfettamente la mia previsione. Questo significa che il 2020 sarebbe il punto di svolta per la distruzione, il punto in cui, per l’acquirente medio di veicoli, l’acquisto di un veicolo ICE non avrebbe alcun senso finanziario. Seguite la curva dei costi EV ed entro il 2025 tutti i nuovi veicoli saranno elettrici. E’ interessante notare che la nuova vettura ICE media negli Usa è ora a 33.000 dollari (rispetto alla mia previsione di 31.000 dollari) e la curva dei costi EV può essere accelerata di oltre il 16% l’anno rispetto alla curva che avevo previsto. Così, infatti, alla fine dell’era dell’auto ICE può avvenire più velocemente rispetto alla mia previsione del 2025. Tra l’altro, questo non sarà solo la fine dell’era ICE. La mia previsione è che entro il 2025 tutti i nuovi veicoli saranno elettrici: automobili, SUV, camion, autobus, trattori, tutto ciò che si muove con le ruote sul terreno. Quando le macchine fotografiche digitali hanno distrutto le fotocamere a pellicola, non è successo solo con le fotocamere di fascia bassa, è successo con tutte le macchine fotografiche. Con i veicoli la dinamica è la stessa».

Seba dice che una transizione simile sta avvenendo anche per l’energia elettrica, dove il costo dell’energia solare e delle batterie per lo stoccaggio precipita e sta cambiando le regole del gioco: da un sistema centralizzato a un modello distribuito, basato anche sul “costo marginale zero della produzione”, piuttosto che sul crescente costo marginale su cui fa affidamento l’industria dei combustibili fossili. E’ lo scontro reale sulle due diverse concezioni dell’energia, quella fossile centralizzata e quella rinnovabile distribuita, che sta dietro al referendum del 17 Aprile in Italia.

Seba conclude: Ci sono tre ragioni per questo cambiamento di orientamento nell’industria automobilistica. Le auto stanno passando dai motori a combustione interna a quelli elettrici, verranno guidate da computer, piuttosto che dalle persone, e saranno condivise piuttosto che di proprietà. Il cambiamento viene da fuori. Le electric car sono computer su ruote. Le compagnie offrono ricariche delle batterie gratuite. Ci stiamo muovendo verso il costo marginale zero. Ora è possibile alimentare la vostra auto a casa. Se in Norvegia ogni auto sarà una full EV, saranno in grado di stoccare la metà della domanda di energia elettrica giornaliera».

Parkinson fa notare che c’è un’altra cosa che potrebbe cambiare molto: l’utilizzo e la necessità di parcheggi. «Se Seba è nel giusto, e il car sharing prevarrà sulla proprietà individuale, le flotte saranno significativamente più piccole e l’uso dell’auto passerà dal 10% di utilizzo e il 90% di parcheggio, al 90% di utilizzo e al 10%. Si tratta di un sacco di parcheggi che saranno sotto-utilizzati» e che quindi diventeranno investimenti pubblici o privati infruttuosi e non necessari.

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