Francesco a religiosi, sacerdoti e suore, ricevuti in udienza nell’aula Paolo VI in Vaticano per il Giubileo della vita consacrata: «Siete chiamati a proclamare la realtà di Dio, anzitutto con la vostra vita prima ancora che con le parole»
Vatican Insider Città del Vaticano - `Disperato´: così confessa di essere Papa Francesco commentando la crisi delle vocazioni, nel discorso pronunciato a braccio durante l’udienza concessa nell’aula Paolo VI in Vaticano ai religiosi, sacerdoti e suore, per il Giubileo della vita consacrata. Afferma il Pontefice: «Quando chiedo quanti seminaristi ci sono in una comunità religiosa maschile o femminile e mi si risponde quattro-cinque oppure una-due novizie e intanto la comunità invecchia e ci sono monasteri grandi e vuoti, portati avanti da poche suore vecchiette, allora tutto questo mi fa venire una tentazione contro la speranza. Cosa succede, perchè il ventre della vita consacrata diventa tanto sterile!», sono le domande che si pone Francesco. Papa Francesco ha fatto questa mattina il segno della barba che si allunga nei momenti di noia per descrivere come un religioso può reagire talvolta alle richieste dei suoi superiori. Stava parlando della virtù dell’obbedienza ai partecipanti al Giubileo dei religiosi, nell’Aula Nervi ed ha esclamato: «Certe volte le cose che chiedono i superiori... Che barba!». «A volte - ha scherzato - il mio linguaggio è povero: debbo usare il linguaggio dei sordomuti». Il Papa, disperato per il calo di vocazioni, ha indicato però come modello ai 4mila consacrati che lo ascoltavano la preghiera di Gesù nel Getsemani: «Padre per favore questo calice no, ma si faccia quello che tu vuoi».
«Siete chiamati a proclamare la realtà di Dio, anzitutto con la vostra vita prima ancora che con le parole». Papa Francesco lo sottolinea ai religiosi, sacerdoti e suore, ricevuti in udienza nell’aula Paolo VI in Vaticano per il Giubileo della vita consacrata, nel discorso consegnato per l’occasione al Cardinale Joao Braz de Aviz. «Se a volte Dio viene rifiutato o emarginato o ignorato, dobbiamo chiederci se forse non siamo stati abbastanza trasparenti, mostrando non il volto di Dio ma piuttosto il nostro», avverte il Pontefice predicando l’osservanza di tre elementi: profezia, prossimità, speranza. Soprattutto, il Papa esorta a «farsi vicini ad ogni uomo e ad ogni donna», ricordando che «seguire Cristo vuol dire caricare su di sè il ferito che incontriamo lungo la strada; andare in cerca della pecora smarrita; essere vicini alla gente, condividere le loro gioie e i loro dolori; mostrare con il nostro amore il volto paterno di Dio e la carezza materna della Chiesa. Nessuno mai -ammonisce Francesco- vi senta lontani, distaccati, chiusi e perciò sterili».
di Iacopo Scaramuzzi
Vatican Insider Città del Vaticano - `Disperato´: così confessa di essere Papa Francesco commentando la crisi delle vocazioni, nel discorso pronunciato a braccio durante l’udienza concessa nell’aula Paolo VI in Vaticano ai religiosi, sacerdoti e suore, per il Giubileo della vita consacrata. Afferma il Pontefice: «Quando chiedo quanti seminaristi ci sono in una comunità religiosa maschile o femminile e mi si risponde quattro-cinque oppure una-due novizie e intanto la comunità invecchia e ci sono monasteri grandi e vuoti, portati avanti da poche suore vecchiette, allora tutto questo mi fa venire una tentazione contro la speranza. Cosa succede, perchè il ventre della vita consacrata diventa tanto sterile!», sono le domande che si pone Francesco. Papa Francesco ha fatto questa mattina il segno della barba che si allunga nei momenti di noia per descrivere come un religioso può reagire talvolta alle richieste dei suoi superiori. Stava parlando della virtù dell’obbedienza ai partecipanti al Giubileo dei religiosi, nell’Aula Nervi ed ha esclamato: «Certe volte le cose che chiedono i superiori... Che barba!». «A volte - ha scherzato - il mio linguaggio è povero: debbo usare il linguaggio dei sordomuti». Il Papa, disperato per il calo di vocazioni, ha indicato però come modello ai 4mila consacrati che lo ascoltavano la preghiera di Gesù nel Getsemani: «Padre per favore questo calice no, ma si faccia quello che tu vuoi».
«Siete chiamati a proclamare la realtà di Dio, anzitutto con la vostra vita prima ancora che con le parole». Papa Francesco lo sottolinea ai religiosi, sacerdoti e suore, ricevuti in udienza nell’aula Paolo VI in Vaticano per il Giubileo della vita consacrata, nel discorso consegnato per l’occasione al Cardinale Joao Braz de Aviz. «Se a volte Dio viene rifiutato o emarginato o ignorato, dobbiamo chiederci se forse non siamo stati abbastanza trasparenti, mostrando non il volto di Dio ma piuttosto il nostro», avverte il Pontefice predicando l’osservanza di tre elementi: profezia, prossimità, speranza. Soprattutto, il Papa esorta a «farsi vicini ad ogni uomo e ad ogni donna», ricordando che «seguire Cristo vuol dire caricare su di sè il ferito che incontriamo lungo la strada; andare in cerca della pecora smarrita; essere vicini alla gente, condividere le loro gioie e i loro dolori; mostrare con il nostro amore il volto paterno di Dio e la carezza materna della Chiesa. Nessuno mai -ammonisce Francesco- vi senta lontani, distaccati, chiusi e perciò sterili».
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