martedì, gennaio 13, 2015
In Nigeria non si arresta la furia degli estremisti islamici di Boko Haram. Dopo i sanguinosi attentati nel nord- est del Paese, il gruppo fondamentalista ieri ha tentato un raid contro una caserma militare in Camerun. I jihadisti sono stati respinti dopo ore di conflitto a fuoco. Quasi 150 i miliziani che hanno perso la vita. Il servizio di Giulio Albanese: ascolta

Radio Vaticana - Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, si è detto scioccato per le notizie sulle centinaia di civili uccisi la scorsa settimana in Nigeria, vicino al confine con il Ciad. Intanto l’offensiva di Boko Haram prosegue: l’esercito del Camerun ha respinto un attacco scagliato dai miliziani jihadisti ad una caserma a Kolofata. Nel presidio militare – obiettivo dell’assalto – sono attualmente presenti i militari del Bir, il Battaglione di intervento rapido, che è stato dispiegato per controllare la frontiera tra Nigeria e Camerun. Al momento non è chiaro quale sia stato il reale bilancio delle vittime.

Sulla nuova strategia di Boko Haram, Giancarlo La Vella ha intervistato Enrico Casale, africanista: ascolta

R. – L’obiettivo di Boko Haram ormai è quello di realizzare una sorta di Stato simile al Califfato che è presente tra Iraq e Siria, creandolo nell’Africa Centrale e occupando zone della Nigeria orientale, del Camerun e del Niger.

D. – Abbracciare, oltre alla guerriglia, forme di azione militare simili alla scontro aperto vuol dire che il gruppo si sta organizzando in maniera militarmente più efficace? Ma per fare questo, forse, c’è l’aiuto di qualcuno?

R. – Certamente Boko Haram non trova le risorse solamente in Nigeria: gode di finanziamenti da parte dei movimenti salafiti, quindi i più estremisti della Penisola Arabica, ma certamente ha anche delle complicità interne.

D. – C’è il rischio che si creino dei contatti con gruppi come lo Stato Islamico o altri movimenti che operano in altre zone sia dell’Africa che del Medio Oriente?

R. – Ci sono già contatti con altri gruppi jihadisti africani: penso alle relazioni che Boko Haram intesse con gli al-Shabaab somali, ma anche con i miliziani jihadisti che operano nel nord del Mali. Non si sa ancora se ci sono relazioni dirette con lo Stato Islamico. La questione è che certamente c’è un effetto emulazione: Boko Haram, guardando ai successi militari dello Stato Islamico, sta cercando di emulare questi successi nell’Africa Centrale.

D. – In tutta questa situazione rimane in piedi, drammaticamente irrisolta, la questione umanitaria: si parla di centinaia di migliaia di persone in fuga… C’è un qualche modo per intervenire a favore di questi profughi?

R. – Va sottolineato che le vittime non sono solamente i cristiani, che inizialmente erano l’obiettivo principale di Boko Haram, ma anche gran parte della popolazione musulmana. Certamente c’è la possibilità di intervenire, ma le organizzazioni umanitarie da sole non possono probabilmente reggere l’impatto e la violenza di Boko Haram. Se ci fosse un'organizzazione – penso, per esempio, all’Onu – che riuscisse, attraverso una forza militare, a contenere l’avanzata di Boko Haram e quindi creare sicurezza, certamente le organizzazioni umanitarie potrebbero intervenire meglio; anche il sostegno della Comunità internazionale alle forze armate nigeriane potrebbe essere utile. Il problema è se c’è veramente la volontà da parte del governo nigeriano di contenere questo fenomeno. Ma questo lo vedremo solamente nei prossimi mesi…


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