mercoledì, settembre 10, 2014
Non sempre estate fa rima con sole. Anzi, proprio in questo periodo dell’anno, specie lungo i rilievi alpini e appenninici, si verificano numerosi temporali pomeridiani. Cosa si cela dietro questi fenomeni naturali?  

Almanacco della Scienza - CNR - “Il cumulonembo”, spiega Silvio Davolio, dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, “è una nube a sviluppo verticale che si origina dalla parte bassa della troposfera, strato inferiore dell’atmosfera. Può raggiungere uno spessore di più di 10 km ed è composto da goccioline d’acqua e cristalli di ghiaccio che si formano a causa del sollevamento vigoroso di masse d’aria calda e umida, le quali condensano e originano la nube. I temporali di più forte intensità possono raggiungere la sommità della troposfera dove il profilo di temperatura si inverte e il cumulonembo trova una barriera che lo induce a svilupparsi orizzontalmente, facendogli assumere la classica forma a incudine, fenomeno che prende il nome di 'Cumulonimbus incus'”. In generale, in condizioni di alta pressione, quando ad esempio sull’Italia staziona l’anticiclone delle Azzorre, la formazione di nuvole viene inibita, perché moti a grande scala discendenti, di subsidenza, spingono l’aria verso il basso.“Il temporale pomeridiano, al contrario, è un fenomeno a piccola scala, che si forma quando, localmente, il profilo termodinamico dell’atmosfera è instabile, a causa di particolari condizioni di temperatura e umidità”, continua il ricercatore. “In più ci deve essere la scintilla, ovvero l’innesco che induce l’aria presente nei bassi strati a sollevarsi”. Un tipico esempio si ha quando dopo alcuni giorni di bel tempo si accumula umidità nei bassi strati. "Il forte irraggiamento solare del suolo fa sì che l’aria in prossimità del terreno si scaldi nel corso della giornata e, divenendo più leggera, cominci a muoversi verso l’alto”, precisa Davolio. “Se questa risalita è sufficientemente intensa da superare una certa barriera energetica, a un certo punto diventerà spontanea, dando vita al cumulonembo”.

Colline e montagne sono sedi privilegiate per la formazione di questi fenomeni, perché in questi casi la forzante che può dare inizio al moto ascensionale è la presenza di uno sbarramento orografico.

Il temporale estivo, tuttavia, ha dinamiche che lo rendono in parte differente da quello autunnale. “Nella bella stagione il cosiddetto temporale di calore è un evento atmosferico di difficile predicibilità, che colpisce il territorio a macchia di leopardo. I modelli, infatti, possono solo informarci sulle condizioni favorevoli alla sua formazione, ma non dirci precisamente dove accadrà l’evento”, sottolinea l’esperto del Cnr. “In autunno, invece, la fenomenologia si lega all’arrivo di fronti freddi e a contrasti tra masse d’aria a più grande scala e la previsione è più dettagliata”. Si può anche capire, con un certo margine di approssimazione, se il temporale ci colpirà o se invece si sta allontanando. “In primo luogo va osservato il cielo e controllata nell’arco della giornata l’evoluzione delle nubi cumuliformi”, sottolinea il meteorologo. “Se le nuvole tendono a svilupparsi rapidamente, con sporgenze pronunciate, si è in condizioni favorevoli alla pioggia”. Un rapido e semplice calcolo matematico può, invece, indicare la distanza del temporale da noi e il suo eventuale avvicinamento. “Considerando che il fulmine viaggia alla velocità della luce e che il tuono (prodotto dal surriscaldamento dell’aria da parte del fulmine) va alla velocità del suono, che è di circa 340 metri al secondo, se contiamo il numero di secondi che passano tra lampo e tuono e dividiamo per tre otteniamo il numero di chilometri che ci separano dal temporale”, conclude Davolio.

Emanuele Grimaldi

Fonte: Silvio Davolio, Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima, Bologna, tel. 051/6399620 , email s.davolio@isac.cnr.it


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