Il rapporto di una compagnia statunitense per la sicurezza telematica punta il dito contro un’organizzazione cinese che – con il sostegno e la copertura dell’Esercito di liberazione popolare – avrebbe rubato dati sensibili ad aziende di tutto il mondo sin dal 2004. Il regime reagisce con rabbia: “Accuse molto gravi presentate senza prove”.
Shanghai (AsiaNews) - Il governo cinese "gestisce il più prolifico gruppo per lo spionaggio via internet" di tutto il mondo. Coperta dal segreto militare, l'Unità 61398 dell'Esercito di liberazione popolare avrebbe rubato dati sensibili ad "almeno 141 compagnie" del pianeta. Lo afferma la Mandiant, società statunitense per la sicurezza telematica, in un rapporto che ha provocato le ire del regime comunista.
Secondo i dati del gruppo, i dati lasciati sul campo dopo gli attacchi hacker conducono a un anonimo edificio di Pudong, nella parte orientale di Shanghai. Un corrispondente della Bbc, che ha cercato di riprendere il posto, è stato fermato dalla polizia locale e rilasciato solo dopo la distruzione del filmato.
Nel suo rapporto, la Mandiant sostiene di aver indagato su centinaia di furti telematici sin dal 2004. I dettagli "ci hanno convinti che queste attività provengono per la maggior parte dalla Cina, e che il governo cinese è consapevole di quanto avviene". Il gruppo più attivo nell'attività illegale è l'APT1, "un'organizzazione singola che ha condotto una campagna di spionaggio cibernetico contro diversi tipi di gruppi internazionali".
Tracciando i segnali e le attività di hackeraggio, la Mandiant sostiene di aver trovato la base di questo APT1 proprio a Pudong, in un edificio di 12 piani dove ha la sede anche l'Unità 61398 dell'Esercito di liberazione militare. Il gruppo userebbe uno staff condotto da "centinaia, forse migliaia di cyber-pirati che parlano inglese e hanno un'ottima capacità di utilizzo della tecnologia".
Inoltre, conclude il rapporto, "nel corso degli anni sono state hackerate 141 compagnie per un totale di centinaia di terabyte di dati trafugati. Le industrie che hanno subito questo spionaggio industriale sono quelle indicate come 'importanti' nei Piani di sviluppo quinquennale indicati dalla leadership comunista per lo sviluppo economico nazionale".
Il governo cinese ha reagito con rabbia. Secondo Hong Lei, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, "gli attacchi telematici sono anonimi e transnazionali, sono molto difficili da tracciare ed è quasi impossibile determinarne l'origine geografica. Non sappiamo come le prove di questo cosiddetto rapporto possano essere tanto dettagliate. D'altra parte, critiche arbitrarie su dati rudimentali sono irresponsabili, no professionali e non aiutano a risolvere i problemi".
Shanghai (AsiaNews) - Il governo cinese "gestisce il più prolifico gruppo per lo spionaggio via internet" di tutto il mondo. Coperta dal segreto militare, l'Unità 61398 dell'Esercito di liberazione popolare avrebbe rubato dati sensibili ad "almeno 141 compagnie" del pianeta. Lo afferma la Mandiant, società statunitense per la sicurezza telematica, in un rapporto che ha provocato le ire del regime comunista.
Secondo i dati del gruppo, i dati lasciati sul campo dopo gli attacchi hacker conducono a un anonimo edificio di Pudong, nella parte orientale di Shanghai. Un corrispondente della Bbc, che ha cercato di riprendere il posto, è stato fermato dalla polizia locale e rilasciato solo dopo la distruzione del filmato.
Nel suo rapporto, la Mandiant sostiene di aver indagato su centinaia di furti telematici sin dal 2004. I dettagli "ci hanno convinti che queste attività provengono per la maggior parte dalla Cina, e che il governo cinese è consapevole di quanto avviene". Il gruppo più attivo nell'attività illegale è l'APT1, "un'organizzazione singola che ha condotto una campagna di spionaggio cibernetico contro diversi tipi di gruppi internazionali".
Tracciando i segnali e le attività di hackeraggio, la Mandiant sostiene di aver trovato la base di questo APT1 proprio a Pudong, in un edificio di 12 piani dove ha la sede anche l'Unità 61398 dell'Esercito di liberazione militare. Il gruppo userebbe uno staff condotto da "centinaia, forse migliaia di cyber-pirati che parlano inglese e hanno un'ottima capacità di utilizzo della tecnologia".
Inoltre, conclude il rapporto, "nel corso degli anni sono state hackerate 141 compagnie per un totale di centinaia di terabyte di dati trafugati. Le industrie che hanno subito questo spionaggio industriale sono quelle indicate come 'importanti' nei Piani di sviluppo quinquennale indicati dalla leadership comunista per lo sviluppo economico nazionale".
Il governo cinese ha reagito con rabbia. Secondo Hong Lei, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, "gli attacchi telematici sono anonimi e transnazionali, sono molto difficili da tracciare ed è quasi impossibile determinarne l'origine geografica. Non sappiamo come le prove di questo cosiddetto rapporto possano essere tanto dettagliate. D'altra parte, critiche arbitrarie su dati rudimentali sono irresponsabili, no professionali e non aiutano a risolvere i problemi".
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