All'Angelus, Benedetto XVI chiede di pregare per la pace e il dialogo fra le religioni, dopo il "successo" del suo viaggio in Libano. L'uomo è orgoglioso e vuole essere il primo; "in Dio non c'è orgoglio, perché Egli è totale pienezza ed è tutto proteso ad amare e donare vita".
AsiaNews - "Dio non teme di abbassarsi e di farsi ultimo", a differenza di noi uomini, "che siamo piccoli, aspiriamo ad apparire grandi, ad essere i primi". Nella sua riflessione prima dell'Angelus, insieme ai pellegrini radunati nel cortile del palazzo apostolico, Benedetto XVI ha messo in luce la profonda differenza fra Dio e l'uomo. Alla fine della preghiera mariana il papa ha ricordato il suo viaggio in Libano e ha chiesto a tutti di continuare a pregare per la pace nella regione mediorientale
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"Un punto-chiave in cui Dio e l'uomo si differenziano - ha detto il pontefice - è l'orgoglio: in Dio non c'è orgoglio, perché Egli è totale pienezza ed è tutto proteso ad amare e donare vita; in noi uomini, invece, l'orgoglio è intimamente radicato e richiede costante vigilanza e purificazione".
"La logica di Dio - ha spiegato - è sempre «altra» rispetto alla nostra, come rivelò Dio stesso per bocca del profeta Isaia: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, / le vostre vie non sono le mie vie» (Is 55,8). Per questo, seguire il Signore richiede sempre all'uomo una profonda conversione, un cambiamento nel modo di pensare e di vivere, richiede di aprire il cuore all'ascolto per lasciarsi illuminare e trasformare interiormente".
Per queste sottolineature, il papa aveva preso spunto dal vangelo della liturgia di oggi (Marco 9, 30-37), in cui all'annuncio fatto da Gesù sulla sua morte imminente e la sua resurrezione, " i discepoli «però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo» (v. 32)".
"Leggendo questa parte del racconto di Marco - spiega Benedetto XVI - appare evidente che tra Gesù e i discepoli c'è una profonda distanza interiore; si trovano, per così dire, su due diverse lunghezze d'onda, così che i discorsi del Maestro non vengono compresi, o lo sono soltanto superficialmente. L'apostolo Pietro, subito dopo aver manifestato la sua fede in Gesù, si permette di rimproverarlo perché ha predetto che dovrà essere rifiutato e ucciso. Dopo il secondo annuncio della passione, i discepoli si mettono a discutere su chi tra loro sia il più grande (cfr Mc 9,34); e, dopo il terzo, Giacomo e Giovanni chiedono a Gesù di poter sedere alla sua destra e alla sua sinistra, quando sarà nella gloria (cfr Mc 10,35-40). Ma ci sono diversi altri segni di questa distanza: ad esempio, i discepoli non riescono a guarire un ragazzo epilettico, che poi Gesù guarisce con la forza della preghiera (cfr Mc 9,14-29); o quando vengono presentati a Gesù dei bambini, i discepoli li rimproverano, e Gesù invece, indignato, li fa rimanere, e afferma che solo chi è come loro può entrare nel Regno di Dio (cfr Mc 10,13-16)".
Al contrario di tutti noi, ha concluso il papa, "la Vergine Maria è perfettamente «sintonizzata» con Dio: invochiamola con fiducia, affinché ci insegni a seguire fedelmente Gesù sulla via dell'amore e dell'umiltà".
Dopo la preghiera mariana, il pontefice ha salutato i fedeli presenti in varie lingue. Salutando i pellegrini di lingua francese, egli li ha ringraziati "di tutto cuore per la vostra preghiera, che ha accompagnato la bella riuscita del viaggio apostolico in Libano e per estensione all'insieme del Medio Oriente. Continuate a pregare per i cristiani medio-orientali, per la pace e per il dialogo sereno tra le religioni".
AsiaNews - "Dio non teme di abbassarsi e di farsi ultimo", a differenza di noi uomini, "che siamo piccoli, aspiriamo ad apparire grandi, ad essere i primi". Nella sua riflessione prima dell'Angelus, insieme ai pellegrini radunati nel cortile del palazzo apostolico, Benedetto XVI ha messo in luce la profonda differenza fra Dio e l'uomo. Alla fine della preghiera mariana il papa ha ricordato il suo viaggio in Libano e ha chiesto a tutti di continuare a pregare per la pace nella regione mediorientale
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"Un punto-chiave in cui Dio e l'uomo si differenziano - ha detto il pontefice - è l'orgoglio: in Dio non c'è orgoglio, perché Egli è totale pienezza ed è tutto proteso ad amare e donare vita; in noi uomini, invece, l'orgoglio è intimamente radicato e richiede costante vigilanza e purificazione".
"La logica di Dio - ha spiegato - è sempre «altra» rispetto alla nostra, come rivelò Dio stesso per bocca del profeta Isaia: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, / le vostre vie non sono le mie vie» (Is 55,8). Per questo, seguire il Signore richiede sempre all'uomo una profonda conversione, un cambiamento nel modo di pensare e di vivere, richiede di aprire il cuore all'ascolto per lasciarsi illuminare e trasformare interiormente".
Per queste sottolineature, il papa aveva preso spunto dal vangelo della liturgia di oggi (Marco 9, 30-37), in cui all'annuncio fatto da Gesù sulla sua morte imminente e la sua resurrezione, " i discepoli «però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo» (v. 32)".
"Leggendo questa parte del racconto di Marco - spiega Benedetto XVI - appare evidente che tra Gesù e i discepoli c'è una profonda distanza interiore; si trovano, per così dire, su due diverse lunghezze d'onda, così che i discorsi del Maestro non vengono compresi, o lo sono soltanto superficialmente. L'apostolo Pietro, subito dopo aver manifestato la sua fede in Gesù, si permette di rimproverarlo perché ha predetto che dovrà essere rifiutato e ucciso. Dopo il secondo annuncio della passione, i discepoli si mettono a discutere su chi tra loro sia il più grande (cfr Mc 9,34); e, dopo il terzo, Giacomo e Giovanni chiedono a Gesù di poter sedere alla sua destra e alla sua sinistra, quando sarà nella gloria (cfr Mc 10,35-40). Ma ci sono diversi altri segni di questa distanza: ad esempio, i discepoli non riescono a guarire un ragazzo epilettico, che poi Gesù guarisce con la forza della preghiera (cfr Mc 9,14-29); o quando vengono presentati a Gesù dei bambini, i discepoli li rimproverano, e Gesù invece, indignato, li fa rimanere, e afferma che solo chi è come loro può entrare nel Regno di Dio (cfr Mc 10,13-16)".
Al contrario di tutti noi, ha concluso il papa, "la Vergine Maria è perfettamente «sintonizzata» con Dio: invochiamola con fiducia, affinché ci insegni a seguire fedelmente Gesù sulla via dell'amore e dell'umiltà".
Dopo la preghiera mariana, il pontefice ha salutato i fedeli presenti in varie lingue. Salutando i pellegrini di lingua francese, egli li ha ringraziati "di tutto cuore per la vostra preghiera, che ha accompagnato la bella riuscita del viaggio apostolico in Libano e per estensione all'insieme del Medio Oriente. Continuate a pregare per i cristiani medio-orientali, per la pace e per il dialogo sereno tra le religioni".
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