Duecento persone sono state uccise in seguito a un attacco al villaggio di Tremseh, secondo quanto riportano attivisti vicini all’opposizione siriana. I residenti hanno riferito che l’attacco è avvenuto con elicotteri e carri armati.
E-ilmensile - I miliziani filo-governativi Shabiha sarebbero successivamente entrati a piedi nel villaggio e avrebbero ucciso almeno duecento persone. I media governativi hanno invece imputato la responsabilità dell’attacco a ‘gruppi terroristi’ che avrebbero agito per alzare le tensioni in vista della riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che dovrà decidere sulla missione di osservatori nel Paese, il cui mandato scade il 20 luglio.
Se il massacro di Tremseh venisse confermato, sarebbe l’episodio più sanguinoso nel conflitto siriano. Dala sollevazione contro il regime del presidente Bashar al Assad, nel marzo 2011, 16mila persone sono state uccise finora.
Secondo quanto riporta la Bbc, le versioni dell’attacco a Tremseh sono discordanti. Gli attivisti filo-opposizione sostengono che le forze governative hanno circondato il villaggio dopo che era caduto nelle mani dei ribelli, bombardandolo per alcune ore. La Reuters riferisce la testimonianza di un attivista, che ha raccontato che milizie filo-governative dai circostanti villaggi alawiti sarebbero successivamente penetrate a Tremseh uccidendo residenti e incendiando case.
L’agenzia siriana Sana ha pubblicato un annuncio che recita: “I media e le bande di terroristi armati hanno massacrato la popolazione di Tremseh per orientare l’opinione pubblica contro la Siria e il suo popolo, e provocare l’intervento internazionale alla vigilia del Consiglio di Sicurezza”. Quest’ultimo si dovrà prounciare sul rinnovo del mandato per la missione degli osservatori. Cina e Russia si oppongono a qualsiasi mossa possa portare a nuove sanzioni. La missione aveva 90 giorni per monitorare la tregua, contenuta nel piano di pace in sei punti elaborato da Kofi Annan, ma gli scontri e i massacri si sono succeduti senza posa.
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