domenica, dicembre 11, 2011
Intervista a Fabio Ganovelli, ricercatore presso il CNR di Pisa, sulla sua soluzione per non vedenti

di Chiara Bartoli

Il mondo nella ricerca oggi in Italia è in affanno. Non per questo, però, persone come Fabio Ganovelli e i suoi colleghi del CNR di Pisa desistono dal cercare soluzioni per migliorare la vita delle persone. Il progetto WalkaWare prevede un sistema che sia di ausilio alle persone non vedenti o ipovedent affinchè possano muoversi sicure nello spazio, non per questo rinunciando a sistemi quali il bastone o i cani guida che, come afferma Fabio Ganovelli, sono efficienti e non facilmente rimpiazzabili. Fabio Ganovelli ci spiega tutti i dettagli di un progetto che, se realizzato su vasta scala, potrà essere veramente d'aiuto e costituire un valido strumento innovativo.

D - Vorrei innanzitutto ringraziarla per la sua disponibilità. Una delle prime domande riguarda lo status di ricercatore in Italia. Come tutti sappiamo, i recenti tagli alla spesa pubblica hanno colpito anche il mondo della ricerca: quali sono i maggiori problemi che un ricercatore incontra oggi nel nostro paese?
R - Con una battuta le risponderei ”diventarlo”. Posto che gli scenari cambiano tra diversi atenei e settori della ricerca, si potrebbe dire che tentare di diventare ricercatore in Italia non solo è difficile ma può anche essere in un certo senso pericoloso, poichè se l’obiettivo non viene centrato si rimane con un percorso di studi che è sì di eccellenza ma che è poco valutato al di fuori del mondo accademico o in generale della ricerca. Il titolo di Dottore di Ricerca (PhD) ad esempio, tappa praticamente obbligata per la carriera di ricercatore, è poco conosciuto nel mondo del lavoro ed ottenerlo costa dai 3 ai 5 anni di lavoro. A questo si aggiungano anni di post dottorado o di assegni di ricerca e si rischia di arrivare sulla quarantina aspettando un concorso che magari non viene bandito, perchè non c’è una pianificazione a medio termine delle assunzioni ma solo saltuarie tornate di concorsi quando ci sono fondi. Questo non è un male solo per il singolo, che deve decidere di investire anni di lavoro su un obbiettivo che potrebbe non raggiungere indipendentemente dalla propria bravura, ma anche per l’intero sistema della ricerca, a causa dell’età media troppo avanzata. Consideri che nel Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove io lavoro, l’età media del ricercatore è sulla cinquantina.
Per chi già lavora nel mondo della ricerca la difficoltà principale è trovare fondi per supportarla. Questo è vero non solo in Italia, ma, almeno nel settore scientifico/tecnologico, più o meno in tutto il mondo, magari con altri numeri. Quello che risulta più frustrante è che nel nostro paese la ricerca viene vista come un lusso e non come un investimento strategico, quindi il bersaglio ideale quando serve fare tagli alla spesa pubblica. Questo è il paese in cui da un lato si voleva investire sul nucleare costruendo le centrali e dall’altro si tagliava sullo studio e sui finanziamenti alla ricerca, ivi compresa quella sul nucleare.

D - Il progetto "WalkaWare" permetterà a persone non-vedenti di potersi muovere nello spazio con una maggiore sicurezza, attraverso uno strumento altamente innovativo. In cosa consiste?
R - L’idea del sistema WalkaWare è quella di utilizzare un sensore che possa vedere per conto di chi lo usa e possa comunicare ciò che vede utilizzando altri canali, nello specifico l’audio o il tatto. Il sensore in questione è uno scanner 3D, che possiamo immaginare come una macchina fotografica, con una fondamentale differenza: l’immagine prodotta da una macchina fotografica contiene i colori di ciò che è fotografato, mentre quella prodotta da uno scanner 3D ne contiene la forma. Se vogliamo usare una metafora un po’ disgustosa, immaginiamo che allo scatto della foto uno sciame di moscerini parta dalla macchina fotografica, uno per ogni pixel dell’immagine, e voli in linea retta fino a spiaccicarsi contro qualcosa: l’insieme di questi moscerini spiaccicati, che in gergo tecnico viene chiamata nuvola di punti, è la descrizione della scena che viene prodotta da uno scanner 3D. Lo scanner che usiamo per WalkaWare produce una nuvola di punti molto velocemente, in circa 30 millisecondi. Questo viene fissato alla vita dell’utente e collegato ad uno smart phone o a un tablet, su cui viene eseguito il software di controllo del sistema che analizza la nuvola di punti e rileva la presenza di ostacoli quali una sedia, un tavolo, una rampa di scale o altre persone, dopodichè lo comunica all’utente con un segnale audio.

D - Molte persone non vedenti usano strumenti quali il bastone bianco e i cani guida. Come potrebbe migliorare la loro vita se usassero "WalkaWare" e perché dovrebbero preferirlo ai sistemi già in uso?
R - Non dovrebbero. A mio avviso l’ambizione di molti sistemi di rimpiazzare il bastone bianco o addirittura il cane guida è, allo stato attuale della tecnologia, puramente velleitaria. Consideriamo il primo: è leggero, si può piegare e portare facilmente, è economico, non ha bisogno di energia elettrica per funzionare ed è molto affidabile. Né il sistema WalkaWare né sistemi simili possono competere con il bastone su aluna di queste caratteristiche. Per quanto riguarda il cane guida le riporto un aneddoto: mio nonno possedeva un carro trainato da un un mulo e per lavoro portava prodotti agricoli dal paese al mercato. Ogni giorno partiva all’alba per tornare a casa a sera inoltrata. Al ritorno spesso si addormentava e il mulo trainava il carro fino a casa: 20 chilometri di strada sterrata al buio, con varianti come pioggia o vento, altri carri o ingombri per strada. Ad oggi non abbiamo la tecnologia per rimpiazzare quel mulo, al confronto del quale un cane guida è Einsten. Quello che il sistema WalkaWare può fare, una volta completato, è essere un efficace complemento al bastone, perchè il suo raggio d’azione, la sua ”vista” diciamo, copre quasi 5 metri dall’utente e non solo ad altezza del suolo, cioè dove si può tastare con il bastone. Può quindi informare chi lo usa che si sta avvicinando a marciapiede, o a una parete, o a un'altra persona in movimento.

D - Il sistema WalkaWare rappresenterà un importante strumento aggiuntivo per migliorare la vita delle persone non vedenti. A che punto è lo stadio della vostra ricerca e quali sono i problemi che affrontate?
R - I primi risultati del progetto WalkaWare sono stati presentati ad una conferenza specializzata (IPIN: Indoor Navigation and Indoor Positioning) riscuotendo molto interesse, ma al momento fa parte di quei progetti a cui non corrisponde nessun finanziamento e sui quali si lavora nei ritagli di tempo, quindi procede abbastanza lentamente rispetto a quanto si potrebbe fare dedicandoci la forza lavoro adeguata. Dal punto di vista puramente scientifico ci sono due sfide: progettare gli algoritmi efficienti e affidabili per analizzare le nuvole di punti in tempo reale e ricavarne la conoscenza della scena e i metodi per trasmettere questa conoscenza all’utente. Al momendo viene utilizzato l’audio ma è una scelta provvisoria. Vogliamo invece puntare su degli attuatori meccanici per comunicare tramite il tatto.

D - Nell’ambito del mondo scienfico e della ricerca vi è un reale interesse verso sistemi che possono aiutare a vivere meglio molte persone con deficit?
R - Esistono le più diverse tecnologie per persone con disabilità varie e sicuramente c’è interesse della comunità scientifica. Nel nostro istituto (ISTI) c’è un laboratorio specificatamente dedicato a questo argomento. Per quanto riguarda poi lo sviluppo industriale di quete tecnologie la faccenda è diversa. Francamente non ho una visione di insieme di tutto il settore, ma per quanto riguarda le tecnologie per l’ausilio alla mobilità dei non vedenti le posso dire che nessuno dei vari progetti simili al nostro ha avuto una effettiva ricaduta industriale. Io credo che la ragione di fondo sia che il bacino di utenza di questa tecnologia è troppo ristretto perchè i grandi produttori possano volerci seriamente investire. Consideri che gli ipovedenti nel mondo sono stimati in circa 300 milioni, dei quali l’80% nei paesi poveri. Di conseguenza abbiamo pensato a WalkaWare come ad un progetto di ricerca a basso costo, facendo perno su due idee: la prima è quella di mantenere il codice open source, cioè libero, modificabile e adattabile da chiunque, in modo che i ricercatori di tutto il mondo siano liberi di lavorarci, migliorandolo, adattandolo a situazioni particolari e così via e cercando di garantirne la longevità, ovvero l’esistenza oltre al tempo dedicatovi dai suoi originali sviluppatori; la seconda è quella di non pensare di progettare nuovo hardware ma di usare quanto di già disponibile sugli scaffali a basso costo grazie a mercati ben più grandi di quello dei non vedenti. Il 3D scanner che abbiamo usato nel progetto WalkaWare è una periferica di gioco, il noto Kinect per la console di gioco X-Box, un oggetto che costa solo 150 euro appunto perchè destinato a un mercato grande. Stesso dicasi per smart phone, tablet o in generale calcolatori di dimensioni ridotte e quindi portatili. Il prototipo che abbiamo sviluppato la scorsa primavera ad esempio usa un EeePC da 270 euro, per un costo di hardware totale di 420 euro, ma che già oggi potrebbe essere ridotto a poco più di 300 euro.

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