Veder morire un uomo, anche se costui è stato il feroce dittatore che conosciamo, fa sempre comunque male. Vedere quelle immagini di morte imminente, non naturale, provoca un senso di ribellione e di disdicevole rifiuto. Quel viso tanto altezzoso e superbo coperto di sangue, vedere l’uomo che, stupito, si passa la mano sulla guancia e guarda attonito il proprio sangue ci allontana dall’umano per avvicinarsi all’aberrante bestialità.
Certamente l’odio accumulato dalla sua gente in decenni di dittatura ha avuto il sopravvento e la gente si è vendicata atrocemente. Anche da noi, qui nella civilissima Italia, non più tardi di una sessantina d’anni or sono è accaduto tutto questo: il dittatore appeso per i piedi a Piazzale Loreto dopo essere stato giustiziato. E su questa giustizia sommaria si raccontano ancora oggi versioni diverse e contrastanti. Certamente sarà stato più opportuno per tutti zittirli prematuramente per non dar loro modo di parlare e magari scoprire scomodissimi altarini…
Era prevedibile che anche per Gheddafi non ci sarebbe stato alcun processo all’Aia. Tutta l’Europa ha fatto affari con lui, più o meno puliti e spesso sottobanco. Ergo una bella e prematura morte, possibilmente violenta. Quante verità si sono nascoste con il piombo?
Ora dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) instaurarsi un regime democratico in sostituzione di quello di Gheddafi, ma prima ne dovrà passare di acqua sotto i ponti (o, se volete, di petrolio negli oleodotti). Occorrerà che l’Occidente ritrovi il proprio equilibrio economico-finanziario, che si instaurino nuovamente rapporti con il nuovo governo che assumerà democraticamente il potere, che le tensioni sociali che ancora agitano la Libia si attenuino, così come gli odi tribali fra i clan che dividono questo popolo.
Quando cade una dittatura non tutto termina con essa: rancori, vendette covate, ritorsioni varie perdurano per anni. Noi pure ne sappiamo qualcosa: ancor oggi è viva nel nostro paese una sorta di nostalgia serpeggiante che ogni tanto riemerge e turba la quiete dopo la tempesta. Se poi coloro che hanno detronizzato il potente di turno non sanno fare meglio di lui, si odono subito voci che dicono che “forse si stava meglio quando si stava peggio”.
Ora, comunque sia, è finita una guerra, che come al solito ha provocato lutti, rovine e tante sofferenze a chi non c’entrava nulla: altra povertà aggiunta a tanta povera gente. Auspichiamo insieme al Sommo Pontefice e con l’aiuto di Dio un lungo futuro di pace e di libertà per tutti i popoli della terra. E per una volta, facciamo nostro il commento del Presidente del Consiglio che, nell’apprendere la notizia, ha commentato: “Sic transit gloria mundi”. Infatti la gloria dell’uomo, quando si discosta da quella di Dio, è carta straccia!
Certamente l’odio accumulato dalla sua gente in decenni di dittatura ha avuto il sopravvento e la gente si è vendicata atrocemente. Anche da noi, qui nella civilissima Italia, non più tardi di una sessantina d’anni or sono è accaduto tutto questo: il dittatore appeso per i piedi a Piazzale Loreto dopo essere stato giustiziato. E su questa giustizia sommaria si raccontano ancora oggi versioni diverse e contrastanti. Certamente sarà stato più opportuno per tutti zittirli prematuramente per non dar loro modo di parlare e magari scoprire scomodissimi altarini…
Era prevedibile che anche per Gheddafi non ci sarebbe stato alcun processo all’Aia. Tutta l’Europa ha fatto affari con lui, più o meno puliti e spesso sottobanco. Ergo una bella e prematura morte, possibilmente violenta. Quante verità si sono nascoste con il piombo?
Ora dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) instaurarsi un regime democratico in sostituzione di quello di Gheddafi, ma prima ne dovrà passare di acqua sotto i ponti (o, se volete, di petrolio negli oleodotti). Occorrerà che l’Occidente ritrovi il proprio equilibrio economico-finanziario, che si instaurino nuovamente rapporti con il nuovo governo che assumerà democraticamente il potere, che le tensioni sociali che ancora agitano la Libia si attenuino, così come gli odi tribali fra i clan che dividono questo popolo.
Quando cade una dittatura non tutto termina con essa: rancori, vendette covate, ritorsioni varie perdurano per anni. Noi pure ne sappiamo qualcosa: ancor oggi è viva nel nostro paese una sorta di nostalgia serpeggiante che ogni tanto riemerge e turba la quiete dopo la tempesta. Se poi coloro che hanno detronizzato il potente di turno non sanno fare meglio di lui, si odono subito voci che dicono che “forse si stava meglio quando si stava peggio”.
Ora, comunque sia, è finita una guerra, che come al solito ha provocato lutti, rovine e tante sofferenze a chi non c’entrava nulla: altra povertà aggiunta a tanta povera gente. Auspichiamo insieme al Sommo Pontefice e con l’aiuto di Dio un lungo futuro di pace e di libertà per tutti i popoli della terra. E per una volta, facciamo nostro il commento del Presidente del Consiglio che, nell’apprendere la notizia, ha commentato: “Sic transit gloria mundi”. Infatti la gloria dell’uomo, quando si discosta da quella di Dio, è carta straccia!
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Sono presenti 2 commenti
Concordo perfettamente con l'autore dell'articolo, ma faccio un'ulteriore riflessione: era proprio necessario che il video dell'esecuzione in diretta di Gheddafi fosse trasmesso in ogni ora del giorno, anche nelle c. d. fasce protette, dai tg nazionali e regionali? Non sarebbe bastato dare la notizia e far vedere l'immagine del cadavere per dovere di cronaca? Ma la violenza - si sa - fa audience... Che spettacolo di brutalità, alimentato anche dai nostri media, e che esempio che diamo ai nostri figli!
iL PENSIERO DELL'AUTORE è IL MIO PENSIERO! Concordo per altro anche col commento sopra espresso .
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