domenica, marzo 27, 2011
Il 27 marzo si celebra la Giornata Mondiale del Teatro. Si alzano i sipari, si aprono le scene ed il pubblico diventa protagonista.

della nostra redattrice Monica Cardarelli

“Signore e signori, non voglio alzare il sipario stasera per divertire il pubblico con parole futili, una scenografia e una casa dove non succede niente e su cui si accenderanno le luci per distrarvi e farvi credere che questa è la vita. No. Il poeta, nel pieno possesso delle sue facoltà, in perfetta salute, avrà non il piacere ma il dispiacere di svelarvi, questa sera, un piccolo angolo di realtà.” Così inizia l’ultima opera teatrale di Federico Garcia Lorca, ‘Senza titolo’, breve e intensa commedia, forse la più politica della sua produzione, che dà modo al poeta e drammaturgo di denunciare ingiustizie sociali e di esprimere il suo pensiero.

In quest’opera, infatti, il personaggio dell’Autore entra in scena subito prima dell’inizio di una rappresentazione e si rivolge al pubblico. Si tratta di una commedia nella commedia, ma questa volta il pubblico assiste ad un ‘fuori scena’, ad un imprevisto che capovolge le situazioni.
Si rompe la ‘quarta parete’ che divide attori e pubblico e la tranquillità dello spettatore viene messa in discussione. Sì, perché così facendo il protagonista svela il ‘segreto’ del teatro: non si tratta di rappresentazione, ma della vita.

“Ma oggi il poeta vi ha rinchiuso qui, perché vuole e desidera toccare il vostro cuore mostrandovi le cose che non volete vedere e gridandovi le semplici verità che non volete sentire. Ma se è difficile vedere la realtà, lo è ancor più mostrarla - prosegue l’Autore - È come predicare nel deserto. Nessuna importanza. Soprattutto per voi, gente di città che vivete nella più povera e triste fantasia. Tutto quello che fate è ingegnarvi a non sapere niente. Quando soffia il vento, per non sentire ciò che dice, fate suonare il piano; per non vedere l’immenso torrente di lacrime che ci circonda, coprite le vostre finestre con delle tende; per poter dormire tranquilli e far tacere l’eterna voce della coscienza, vi inventate le case di carità”.

Il teatro ha da sempre rivestito un ruolo sociale molto importante. Non si tratta solo di cultura, di ‘divertissement’ né di un ruolo didattico che gli è stato riconosciuto nel tempo. La cosa forse che colpisce maggiormente è proprio questa commistione tra rappresentazione e vita, tra attori e spettatori. È sottile il filo che li divide e ogni volta tende ad assottigliarsi fortificando il legame anziché la divisione e la distinzione.

Il teatro, perciò, è lo strumento privilegiato con cui esprimersi; gli attori possono inserire nel personaggio aspetti della propria personalità e i drammaturghi e i registi possono esprimere il proprio pensiero e la propria interpretazione del testo. Insomma, ci troviamo di fronte ad un vero e proprio genere culturale ricco, pieno di creatività e di umanità.

A volte può sembrare superfluo ricordare e celebrare qualcosa con una festa, così come potrebbe sembrare inopportuno celebrare la Giornata Mondiale del Teatro. D’altro canto però una celebrazione può essere utile se serve a rimarcare ancora di più il sottile filo che lega attori e pubblico, se almeno per un giorno i teatri aprono i loro sipari e le loro scene e se, per poche ore, sulle tavole di un palcoscenico possono mescolarsi la polvere del teatro e quella della vita.

“Perché andiamo sempre a teatro a vedere ciò che succede agli altri e non ciò che succede a noi? Lo spettatore è tranquillo perché sa che la commedia non poserà su di lui il suo sguardo. Ma come sarebbe bello se improvvisamente lo si chiamasse dal palcoscenico, se lo si facesse parlare, se il sole della scena bruciasse il suo pallido viso di imboscato!” (‘Senza titolo’, Federico Garcia Lorca)

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