Strage di bambini in Afghanistan. L’esplosione di un ordigno al passaggio di uno scuolabus ha provocato la morte di 8 bimbe e di un adulto. Intanto, a livello politico la commissione elettorale afghana ha annullato un milione e 300 mila schede elettorali per la tornata di settembre. E la difficile situazione nel Paese è stata al centro di una riunione d’urgenza convocata a Washington dal presidente Obama.
RadioVaticana - A Kabul, invece, prosegue il dialogo di pace con i talebani voluto da Karzai che si è detto fiducioso su un miglioramento della sicurezza entro un anno o due. Le trattative – secondo la stampa internazionale – si svolgono con l’appoggio delle forze Nato. Proprio su questa presenza, Eugenio Bonanata ha intervistato Paolo Quercia, analista esperto di questioni internazionali.R. – La Nato immagino possa essere coinvolta a supporto delle forze di sicurezza locali afghane. Quindi, essendo il più potente detentore delle capacità di sicurezza del Paese è chiaro che possa essere coinvolta in operazioni che garantiscano la sicurezza di queste relazioni internazionali o colloqui che il governo afghano sta svolgendo.
D. – Secondo lei, bisogna guardare con fiducia a questi colloqui?
R. – Diciamo che stiamo entrando in una fase diversa della strategia politica dell’Afghanistan, come è emerso dagli ultimi incontri, anche quello di Roma, tra i vari esperti e inviati dell’area dell’Afghanistan e Pakistan. Stanno un po’ cambiando gli obiettivi politici. Quindi, il disimpegno che sarà immaginato a breve rende necessario comunque trattare con tutti coloro che, non nemici irriducibili, sono però degli attori “chiave”, per garantire la sicurezza. Credo che in qualche modo si stia mettendo da parte l’obiettivo originale, che era quello di un “social change” o di una democratizzazione o modernizzazione del Paese, in cambio di un approccio che guardi più la realtà della sicurezza e la stabilità del Paese. Per cui, i vari attori che nelle aree più critiche del Paese possono rappresentare dei nemici, possono al tempo stesso rappresentare degli interlocutori per un processo di pace, che necessariamente si fa con i nemici.
D. – La Commissione elettorale afghana ha annullato un milione e trecentomila schede delle elezioni di settembre, circa il 20 per cento: un dato consistente...
R. – E’ molto consistente e tale da mettere indubbio l’intera validità o utilità della consultazione elettorale, sicuramente. Resta da dire che per gli standard afghani questo tipo di consultazioni vanno interpretate in maniera diversa dai nostri standard. Rappresentano molto spesso più una capacità del governo e delle forze di sicurezza di controllare il territorio e di rendere possibile l’esecuzione del voto. Quindi, io mi concentrerei più sull’esercizio della capacità elettorale, come attributo dello Stato, come dato significativo più importante di questi eventi. E sicuramente gli standard o la validità del voto non devono essere considerati ancora assolutamente accettabili.
D. – Secondo lei, bisogna guardare con fiducia a questi colloqui?
R. – Diciamo che stiamo entrando in una fase diversa della strategia politica dell’Afghanistan, come è emerso dagli ultimi incontri, anche quello di Roma, tra i vari esperti e inviati dell’area dell’Afghanistan e Pakistan. Stanno un po’ cambiando gli obiettivi politici. Quindi, il disimpegno che sarà immaginato a breve rende necessario comunque trattare con tutti coloro che, non nemici irriducibili, sono però degli attori “chiave”, per garantire la sicurezza. Credo che in qualche modo si stia mettendo da parte l’obiettivo originale, che era quello di un “social change” o di una democratizzazione o modernizzazione del Paese, in cambio di un approccio che guardi più la realtà della sicurezza e la stabilità del Paese. Per cui, i vari attori che nelle aree più critiche del Paese possono rappresentare dei nemici, possono al tempo stesso rappresentare degli interlocutori per un processo di pace, che necessariamente si fa con i nemici.
D. – La Commissione elettorale afghana ha annullato un milione e trecentomila schede delle elezioni di settembre, circa il 20 per cento: un dato consistente...
R. – E’ molto consistente e tale da mettere indubbio l’intera validità o utilità della consultazione elettorale, sicuramente. Resta da dire che per gli standard afghani questo tipo di consultazioni vanno interpretate in maniera diversa dai nostri standard. Rappresentano molto spesso più una capacità del governo e delle forze di sicurezza di controllare il territorio e di rendere possibile l’esecuzione del voto. Quindi, io mi concentrerei più sull’esercizio della capacità elettorale, come attributo dello Stato, come dato significativo più importante di questi eventi. E sicuramente gli standard o la validità del voto non devono essere considerati ancora assolutamente accettabili.
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