Dopo 25 anni il parlamento europeo approva una nuova normativa sulla sperimentazione sugli animali. E scoppia la bufera.
OggiScienza - Chi vi scrive è un’animalista “moderata”, che ritiene che agli animali debbano in ogni modo essere evitate sofferenze gratuite e inutili, ma che è anche convinta che senza la sperimentazione animale non si sarebbero potuti ottenere gli avanzamenti nella scienza medica (e le vite umane salvate) dei quali invece abbiamo goduto (e tuttora godiamo) nell’ultimo secolo e più. È una forma di egoismo la mia, in cui nonostante tutto istintivamente pongo la vita umana prima di quella animale e mi rendo perfettamente conto che c’è molta gente che non la pensa come me. Nonostante questo mio atteggiamento di compromesso stamattina non ho potuto frenare un brivido nell’apprendere (su Repubblica online) che secondo la nuova direttiva europea sulla sperimentazione animale (approvata ieri) gli animali randagi possono “essere sacrificati sull’altare della scienza”. Inutile dire che mi sono immediatamente immaginata Nico (che nonostante il nome è una femmina), la mia gatta che se ne va in giro impunemente per il vicinato senza collarino, accalappiata dalle forze dell’ordine e internata in qualche centro di ricerca.
Per correttezza sono andata subito a cercare informazioni più approfondite sulla nuova normativa, e ho scoperto che nonostante l’articolo di Repubblica, il nodo centrale del putiferio nato intorno alla direttiva non è certo quello degli animali randagi, che tutto sommato appare piuttosto marginale. Quello su cui si sono scatenate le diverse fazioni sono soprattutto l’uso dei primati non umani a scopo sperimentale e la possibilità di riutilizzare più volte uno stesso animale.
La bozza originale della direttiva infatti proponeva grosse imitazione nell’uso delle grandi scimmie a scopo sperimentale, ma nell’ultima versione si sono notevolmente “addolcite”. In pratica ora la direttiva permette l’uso di questi animali “se esiste la prova scientifica che lo scopo della ricerca non può essere raggiunto senza l’uso di queste specie”. Anche per quel che riguarda il riuso dello stesso animale, i membri del Parlamento Europeo hanno preferito il compromesso: in pratica si può ripetere l’intervento sullo stesso animale a patto che sia “non doloroso” o che provochi solo un leggero dolore (nel testo viene anche introdotta una categorizzazione del dolore inflitto alle cavie: “non risveglio”, “lieve”, “moderato” e “grave”). Il parlamento sottolinea inoltre che i singoli Stati sono obbligati a vigilare sul rispetto delle norme, con ispezioni regolari nei laboratori.
In generale, soprattutto da parte dei Verdi si è levato un coro di disapprovazione: secondo molti infatti la nuova direttiva non promuove correttamente le alternative ai test animali. Altri invece pensano l’esatto contrario. Per esempio è convinzione di Elisabeth Meggle (PPE, DE) relatrice per il Parlamento, che la normativa servirà proprio a ridurre il numero di animali usati a scopo scientifico.
Tornando alla questione “animali randagi” sollevata da Antonio Cianciullo su Repubblica, il comunicato ufficiale del parlamento europeo non ne fa menzione (ancora non è disponibile il testo definitivo approvato ieri) e la maggior parte della stampa internazionale non sembra farci gran caso. Tuttavia fra le notizie disponibili qui e lì in rete ho trovato conferma di questa disposizione: pare proprio che “se non ci sono alternative per raggiungere lo scopo della ricerca” sarà possibile utilizzare gli animali randagi (dimenticavo, per quel che riguarda i primati è permesso anche l’uso di scimmie catturate in natura). La cosa lascia un po’ perplessi e costringerà i padroni di animali (soprattutto chi come me ha un gatto, perché il possesso di un cane è già regolato in maniera molto stretta) a non lasciare più nulla al caso. Se questa sia un’azione eticamente accettabile a questo punto vorrei lasciarla a voi lettori: che cosa ne pensate? E cosa pensate della nuova normativa in generale?
OggiScienza - Chi vi scrive è un’animalista “moderata”, che ritiene che agli animali debbano in ogni modo essere evitate sofferenze gratuite e inutili, ma che è anche convinta che senza la sperimentazione animale non si sarebbero potuti ottenere gli avanzamenti nella scienza medica (e le vite umane salvate) dei quali invece abbiamo goduto (e tuttora godiamo) nell’ultimo secolo e più. È una forma di egoismo la mia, in cui nonostante tutto istintivamente pongo la vita umana prima di quella animale e mi rendo perfettamente conto che c’è molta gente che non la pensa come me. Nonostante questo mio atteggiamento di compromesso stamattina non ho potuto frenare un brivido nell’apprendere (su Repubblica online) che secondo la nuova direttiva europea sulla sperimentazione animale (approvata ieri) gli animali randagi possono “essere sacrificati sull’altare della scienza”. Inutile dire che mi sono immediatamente immaginata Nico (che nonostante il nome è una femmina), la mia gatta che se ne va in giro impunemente per il vicinato senza collarino, accalappiata dalle forze dell’ordine e internata in qualche centro di ricerca.Per correttezza sono andata subito a cercare informazioni più approfondite sulla nuova normativa, e ho scoperto che nonostante l’articolo di Repubblica, il nodo centrale del putiferio nato intorno alla direttiva non è certo quello degli animali randagi, che tutto sommato appare piuttosto marginale. Quello su cui si sono scatenate le diverse fazioni sono soprattutto l’uso dei primati non umani a scopo sperimentale e la possibilità di riutilizzare più volte uno stesso animale.
La bozza originale della direttiva infatti proponeva grosse imitazione nell’uso delle grandi scimmie a scopo sperimentale, ma nell’ultima versione si sono notevolmente “addolcite”. In pratica ora la direttiva permette l’uso di questi animali “se esiste la prova scientifica che lo scopo della ricerca non può essere raggiunto senza l’uso di queste specie”. Anche per quel che riguarda il riuso dello stesso animale, i membri del Parlamento Europeo hanno preferito il compromesso: in pratica si può ripetere l’intervento sullo stesso animale a patto che sia “non doloroso” o che provochi solo un leggero dolore (nel testo viene anche introdotta una categorizzazione del dolore inflitto alle cavie: “non risveglio”, “lieve”, “moderato” e “grave”). Il parlamento sottolinea inoltre che i singoli Stati sono obbligati a vigilare sul rispetto delle norme, con ispezioni regolari nei laboratori.
In generale, soprattutto da parte dei Verdi si è levato un coro di disapprovazione: secondo molti infatti la nuova direttiva non promuove correttamente le alternative ai test animali. Altri invece pensano l’esatto contrario. Per esempio è convinzione di Elisabeth Meggle (PPE, DE) relatrice per il Parlamento, che la normativa servirà proprio a ridurre il numero di animali usati a scopo scientifico.
Tornando alla questione “animali randagi” sollevata da Antonio Cianciullo su Repubblica, il comunicato ufficiale del parlamento europeo non ne fa menzione (ancora non è disponibile il testo definitivo approvato ieri) e la maggior parte della stampa internazionale non sembra farci gran caso. Tuttavia fra le notizie disponibili qui e lì in rete ho trovato conferma di questa disposizione: pare proprio che “se non ci sono alternative per raggiungere lo scopo della ricerca” sarà possibile utilizzare gli animali randagi (dimenticavo, per quel che riguarda i primati è permesso anche l’uso di scimmie catturate in natura). La cosa lascia un po’ perplessi e costringerà i padroni di animali (soprattutto chi come me ha un gatto, perché il possesso di un cane è già regolato in maniera molto stretta) a non lasciare più nulla al caso. Se questa sia un’azione eticamente accettabile a questo punto vorrei lasciarla a voi lettori: che cosa ne pensate? E cosa pensate della nuova normativa in generale?
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