E' partita ieri, con il deposito presso la Corte di Cassazione di Roma dei quesiti referendari, la corsa per abrogare tutte le norme che hanno aperto ai privati le porte per la gestione dell'acqua.
GreenReport - Non sarà un impegno facile per il Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua e per l'ampia aggregazione di associazioni (laiche, cattoliche, ambientaliste), movimenti, forze politiche e sindacali che sostengono questa "battaglia" per l'acqua pubblica: in tre mesi dovranno essere raccolte 500 mila firme necessarie per l'ammissione dei referendum. Ma la partecipazione e i primi segnali che giungono dai territori, dove già si sono costituiti molti comitati referendari regionali e territoriali, non possono che essere interpretati con deciso ottimismo da parte degli organizzatori, che non solo pensano di centrare l'obiettivo minimo del numero necessario di firme raccolte, ma di arrivare a votare il referendum e raggiungere il quorum con la vittoria dei tre sì per l'acqua pubblica. «Se il governo crede di aver chiuso la partita dovrà ricredersi» ha dichiarato Marco Bersani dei Forum Movimenti per l'Acqua, che poi ha lanciato una sfida al Ministro Ronchi che proprio, in questi giorni, ha screditato i promotori dei referendum accusandoli di veicolare messaggi menzogneri sulla sua legge: «Scelga lui il luogo e l'ora, noi siamo disponibili ad un confronto, dati alla mano, sugli effetti della suo decreto e dell'apertura ai privati della gestione dell'acqua nel nostro paese» ha concluso Bersani.
I quesiti referendari sono stati redatti da un'equipe di costituzionalisti (Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Nivarra, Stefano Rodotà) che hanno motivato tecnicamente la formulazione delle domande. Per reintrodurre nell'ordinamento giuridico italiano l'affidamento della gestione dell'acqua ad un soggetto di diritto pubblico (ad es. Azienda speciale), in attesa di una legge nazionale, non era sufficiente "attaccare" l'art. 15 del decreto-legge n.135/2009 (convertito in legge n.166/2009), ma anche abrogare alcuni articoli del Decreto Legislativo n. 152/2006 "Norme in materia ambientale".
Nelle motivazioni di carattere generale fondamento per il ricorso all'istituto referendario, i costituzionalisti hanno risposto ad una delle osservazioni più consuete di chi sostiene le ragioni del decreto Ronchi. «Soprattutto in beni come l'acqua a valore aggiunto assai basso, tra proprietà formale del bene e delle infrastrutture e gestione effettiva del servizio, vi è una tale asimmetria d'informazioni, al punto da far parlare di proprietà formale e proprietà sostanziale, ovvero il proprietario reale è colui che gestisce il bene ed eroga il servizio. Occorrerebbe perciò evitare argomenti fallaci che ruotano intorno alle false dicotomie pubblico-privato, proprietà-gestione e affermare con chiarezza che un bene è pubblico se è gestito da un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico, nell'interesse esclusivo della collettività». Se poi aggiungiamo che non c'è un'Autorità di controllo nazionale (comunque necessaria con qualsiasi tipo di soggetto gestore) e che il controllo pubblico attuale può poco rispetto alle forme giuridiche di diritto privato, sono palesi i rischi della direzione di marcia scelta dal governo senza che l'Europa avesse chiesto nulla come invece è stato fatto credere.
La raccolta firme sui sottostanti quesiti inizierà nel fine settimana del 24-25 aprile, una data definita simbolo che il Forum dei Movimenti per l'Acqua «intende come la Liberazione dell'acqua dalle logiche di profitto».
Primo quesito:
«Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europee" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?»
Secondo quesito:
«Volete voi che sia abrogato l'art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", come modificato dall'art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008
Terzo quesito:
«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?»
GreenReport - Non sarà un impegno facile per il Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua e per l'ampia aggregazione di associazioni (laiche, cattoliche, ambientaliste), movimenti, forze politiche e sindacali che sostengono questa "battaglia" per l'acqua pubblica: in tre mesi dovranno essere raccolte 500 mila firme necessarie per l'ammissione dei referendum. Ma la partecipazione e i primi segnali che giungono dai territori, dove già si sono costituiti molti comitati referendari regionali e territoriali, non possono che essere interpretati con deciso ottimismo da parte degli organizzatori, che non solo pensano di centrare l'obiettivo minimo del numero necessario di firme raccolte, ma di arrivare a votare il referendum e raggiungere il quorum con la vittoria dei tre sì per l'acqua pubblica. «Se il governo crede di aver chiuso la partita dovrà ricredersi» ha dichiarato Marco Bersani dei Forum Movimenti per l'Acqua, che poi ha lanciato una sfida al Ministro Ronchi che proprio, in questi giorni, ha screditato i promotori dei referendum accusandoli di veicolare messaggi menzogneri sulla sua legge: «Scelga lui il luogo e l'ora, noi siamo disponibili ad un confronto, dati alla mano, sugli effetti della suo decreto e dell'apertura ai privati della gestione dell'acqua nel nostro paese» ha concluso Bersani.I quesiti referendari sono stati redatti da un'equipe di costituzionalisti (Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Luca Nivarra, Stefano Rodotà) che hanno motivato tecnicamente la formulazione delle domande. Per reintrodurre nell'ordinamento giuridico italiano l'affidamento della gestione dell'acqua ad un soggetto di diritto pubblico (ad es. Azienda speciale), in attesa di una legge nazionale, non era sufficiente "attaccare" l'art. 15 del decreto-legge n.135/2009 (convertito in legge n.166/2009), ma anche abrogare alcuni articoli del Decreto Legislativo n. 152/2006 "Norme in materia ambientale".
Nelle motivazioni di carattere generale fondamento per il ricorso all'istituto referendario, i costituzionalisti hanno risposto ad una delle osservazioni più consuete di chi sostiene le ragioni del decreto Ronchi. «Soprattutto in beni come l'acqua a valore aggiunto assai basso, tra proprietà formale del bene e delle infrastrutture e gestione effettiva del servizio, vi è una tale asimmetria d'informazioni, al punto da far parlare di proprietà formale e proprietà sostanziale, ovvero il proprietario reale è colui che gestisce il bene ed eroga il servizio. Occorrerebbe perciò evitare argomenti fallaci che ruotano intorno alle false dicotomie pubblico-privato, proprietà-gestione e affermare con chiarezza che un bene è pubblico se è gestito da un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico, nell'interesse esclusivo della collettività». Se poi aggiungiamo che non c'è un'Autorità di controllo nazionale (comunque necessaria con qualsiasi tipo di soggetto gestore) e che il controllo pubblico attuale può poco rispetto alle forme giuridiche di diritto privato, sono palesi i rischi della direzione di marcia scelta dal governo senza che l'Europa avesse chiesto nulla come invece è stato fatto credere.
La raccolta firme sui sottostanti quesiti inizierà nel fine settimana del 24-25 aprile, una data definita simbolo che il Forum dei Movimenti per l'Acqua «intende come la Liberazione dell'acqua dalle logiche di profitto».
Primo quesito:
«Volete voi che sia abrogato l'art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall'art. 30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n. 99 recante "Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia" e dall'art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europee" convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166?»
Secondo quesito:
«Volete voi che sia abrogato l'art. 150 (Scelta della forma di gestione e procedure di affidamento) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", come modificato dall'art. 2, comma 13 del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008
Terzo quesito:
«Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 "Norme in materia ambientale", limitatamente alla seguente parte: "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito"?»
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