martedì, aprile 13, 2010
A Kabul i cooperanti italiani, trasferiti anche i tre fermati. L'ospedale di Lashkar-Gah, teatro sabato di una operazione dei servizi di intelligence afghana che ha coinvolto numerosi cooperanti italiani, non è più una struttura di Emergency.

Ansa.it - Lo ha di fatto disposto il governatore di Helmand mandando la polizia a presidiarla e lo ha confermato oggi anche Gino Strada che, visto quanto è successo, non la riconosce più come sua. La giornata si era aperta comunque con una buona notizia: il rientro a Kabul di quattro donne italiane e di un fisioterapista indiano che, dopo l'intervento degli uomini della Direzione per la sicurezza nazionale (Nsd) afghana, erano stati posti in una sorta di arresti domiciliari. I cinque, accompagnati dal logista italiano dell'ospedale di Emergency di Kabul, si sono sistemati nella guest house che la ong possiede in Shahr-e-Now Road, senza contatti però con la stampa, visto che non sono ancora rientrati in possesso dei passaporti.

Al riguardo, fonti diplomatiche hanno spiegato che quei documenti sono rimasti nella cassaforte dell'ospedale di Helmand e che ora l'ambasciata di Kabul ne predisporrà di nuovi per permettere loro di lasciare l'Afghanistan. Diversa, più complessa e preoccupante è apparsa invece con il passare delle ore la situazione dei tre fermati - il chirurgo Marco Garatti, l'infermiere Matteo dell'Aira e il tecnico Matteo Pagani - di cui non si hanno notizie certe dal momento del blitz nell'Ospedale di Lashkar-Gah. In mancanza di dichiarazioni ufficiali, si è fatta strada l'ipotesi che in gran segreto i tre siano stati trasferiti a Kabul per essere messi a disposizione di un tribunale speciale per i reati di terrorismo, che non esiste nel capoluogo di Helmand. Una possibilità che Gino Strada ha ritenuto plausibile, sostenendo che le autorità afghane si sono mosse nei confronti dei tre "in flagrante violazione dei trattati internazionali".

A sostegno di questa tesi Emergency terrà una manifestazione il 17 aprile, mentre la campagna 'Io sto con Emergency' ha toccato le 200.000 adesioni. Un'altra fonte si è spinta anche a suggerire che Garatti e gli altri siano detenuti "da due giorni" a Policharki, carcere della capitale recentemente riammodernato, ma con un triste passato di interrogatori realizzati con metodi non dissimili di quelli di Guantanamo o Abu Ghraib. L'ermetismo e l'assoluta mancanza di notizie sugli aspetti giuridici della questione mostra, ha sottolineato un avvocato afghano che ha chiesto di non essere identificato, che "siamo di fronte ad un tema di sicurezza nazionale, per il quale saltano i riferimenti giuridici del codice di procedura penale afghano, e perfino gli aspetti generali della legge sul terrorismo del 2008".

"In situazioni come questa - ha concluso - i servizi di informazione godono di una relativa libertà e possono ottenere tutte le proroghe necessarie al raggiungimento degli obiettivi posti". A conferma della marginalità, in questa fase, del potere politico afghano, il portavoce del ministero dell'Interno, Zamaray Bashary, ha detto oggi all'ANSA di "non aver nulla da dire perché la questione è completamente nelle mani della Nsd" e che quindi "é necessario rivolgersi ad essa". Ma un portavoce della Nsd, alla richiesta di precisare il luogo dove si trovano gli italiani, ha risposto anche lui: "non ho nulla da dire. Provate a richiamare domani".

Intanto l'ambasciatore d'Italia, Claudio Glaentzer, che si era recato domenica a Lashkar-Gah per seguire la sorte dei connazionali, è rientrato a Kabul con un volo speciale, in attesa dell'arrivo in Afghanistan domani dell'inviato della Farnesina per l'Afghanistan, Massimo Iannucci, e del consigliere giuridico del ministro Franco Frattini, Rosario Aitala. (continua a leggere)


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