venerdì, giugno 04, 2010
Nonostante la crisi economica globale, le spese per gli armamenti sono aumentate del 5,9% nel 2009 e del 49% rispetto solo a dieci anni fa, per un totale di 1531 miliardi di dollari.

Agenzia Misna - Lo sottolinea con preoccupazione l’Istituto di ricerca internazionale sulla pace di Stoccolma (Sipri) che ieri ha diffuso il suo rapporto annuale su armamenti, disarmo e sicurezza internazionale. “Gli effetti generali della crisi finanziaria globale e la recessione economica – dice il rapporto – sembra abbiano avuto un limitato impatto sulle spese militari con gli Stati Uniti (dove la crisi è stata generata, ndr) che hanno contato per gran parte della spesa per nuove armi”. Il governo di Washington è stato quello che più degli altri ha aumentato i fondi a disposizione del settore militare e a livello globale ha contato per il 43% di tutte le transazioni. “Molti paesi hanno in generale aumentato la spesa pubblica nel 2009 nel tentativo di combattere la recessione” ha detto Sam Perlo-Freeman, capo del progetto sulle spese militari del Sipri. “Nonostante non facessero parte dei pacchetti decisi per stimolare l’economia, nessuna limitazione è stata imposta sull’acquisto di armi” ha aggiunto. Il rapporto ha analizzato le operazioni di mantenimento della pace in corso nel 2009 e ha stimato per questo ambito una spesa totale di oltre nove miliardi di dollari ripartita in 54 differenti teatri operativi con il coinvolgimento di 219.278 persone tra militari e civili (cifra più alta di sempre). Un aumento dovuto soprattutto al maggiore impegno degli Stati Uniti in Afghanistan dove Washington ha raddoppiato il numero dei suoi uomini ma che – sottolinea ancora il Sipri – non ha significato migliorate condizioni di sicurezza per la popolazione afghana. “C’è un crescente senso di ‘sconfitta’ in e intorno all’Afghanistan” ha detto Tim Foxley, ricercatore del Sipri, secondo cui la vera soluzione del conflitto può arrivare dall’allargamento del dialogo politico. L’ultimo capitolo del rapporto riguarda gli arsenali nucleari. Il Sipri stima l’esistenza di 7500 testate nucleari operative a disposizione di otto paesi (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia, India, Pakistan e Israele). Almeno 2000 di queste sarebbero in condizione di essere lanciate nel giro di pochi minuti.

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