lunedì, aprile 05, 2010
Slvio Rodriguez, noto musicista cubano sostenitore della Revolucion: "Via la R e parliamo di Evolucion!" "Non è affatto vero che a Cuba si muore di fame. Chi lo dice, soprattutto i mafiosi di Miami, lo fa per gettare fango sulla nostra nazione. Però è anche altrettanto vero che esistono situazioni imbarazzanti" racconta Juan Luis M. al telefono con PeaceReporter.

PeaceReporter - "Io non me ne andrò mai da quest'isola - continua Juan Luis - però è vero che se passeggio per le strade del mio quartiere in tua compagnia o in compagnia di qualsiasi straniero potrei incorrere in qualche spiacevole controllo della polizia. Parliamoci chiaro. Se nel discutere di politica io alzassi un po' la voce e dicessi ciò che realmente penso su Castro, pochi istanti dopo le mie parole sarebbero segnate su un quaderno e riferite a chi di dovere".
"Facci caso: se alzi la voce in strada o anche sul balcone di casa tua per dire qualcosa che tutti pensano ma che nessuno ha il coraggio di dire - fa notare Juan Luis - ti si fa il vuoto attorno. Questa è paura. Paura di subire pene per aver detto ciò che si pensa. Questo è un problema reale nella Cuba odierna. Ciò non toglie che resto sempre fedele alla Rivoluzione. Ma oggi è arrivato il momento di dare un cambio a questa situazione socio-politica che per certi versi sembra lasciare Cuba indietro di 80 anni".

Juan Luis non è un volto noto a Cuba. Ha un lavoro modesto che però gli consente di mantenere la sua numerosa famiglia. "Non è necessario fare un'altra rivoluzione o affidarsi alle cure politiche di Washington" dice. I cubani hanno tutte le possibilità e le capacità per risollevarsi e creare uno Stato super moderno. Però i nostri politici si devono dare una mossa. Devono capire che c'è gente sull'isola capace di dare una mano. E soprattutto devono imparare ad ascoltare la strada. Sfido chiunque a dire che i cubani di oggi, soprattutto nelle grandi città, non vogliano un cambio politico. Questo non significa necessariamente che Raul e Fidel si debbano fare da parte. Non significa che i cubani improvvisamente si abbandonino alla politica globalizzata imposta dagli Usa. Bisogna iniziare a cambiare le cose e che la partecipazione politica di tutti quelli che non la pensano come i Castro debba essere considerata un arricchimento per tutti e non indicata come mercenaria o anticubana. Io non sono anticastrista, non sono un mercenario, non me ne andrei nemmeno sotto pagamento dall'isola. Non per questo ho la stessa visione politica del mio presidente. Questo non mi vieta di stimarlo ma nel caso qualcosa non mi piaccia di criticarlo. Oggi chi critica Cuba dal suo interno è considerato un pericoloso dissidente. Ma datemi retta: in questo caso i dissidenti sarebbero centinaia di migliaia, se non alcuni milioni. Ormai Cuba non è più solo una questione politica. L'amministrazione dovrebbe ascoltare molto di più la piazza. E' da lì che nasce la vera politica" conclude Juan Luis M.

Silvio Rodriguez, invece, nell'isola è un volto noto. È un cantautore ascoltato e stimato e come tutti sanno non è sicuramente filo-americano, aiutante dell'imperialismo. Questo però non gli ha impedito di dire la sua sulla situazione cubana "è arrivato il momento di rivedere molte cose, molti concetti, fino alle istituzioni" ha detto Rodriguez. La necessità di cambiare per il cantautore passa da una lettera. Dunque, via la R dalla parola Revolucion per iniziare a ragionare su 'evolucion'. Tutto questo non significa certo l'abbandono degli ideali ispirati dalla rivolta popolare cubana, ovvio. Tutti però sono d'accordo nell'evoluzione del socialismo nato dalla Revolucion. Nessuna rottura quindi, e nemmeno un ritorno all'economia capitalista. Ma, come dice un altro famoso musicista dell'isola, Pablo Milanes, bisognerebbe iniziare un nuovo cammino, con "idee e uomini nuovi".


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