Obama decreta l'emergenza. Come in guerra, o nelle catastrofi naturali, per i più deboli nessuna copertura.
PeaceReportera - L'influenza suina è ormai diffusa in 46 Stati americani, colpito 20 mila persone e provocato mille morti. Obama ha dichiarato l'emergenza nazionale, esortando i dirigenti della Sanità e il personale ospedaliero a trasferire le sale di emergenza in luoghi specializzati per rendere più rapido il trattamento e per proteggere i pazienti non infetti. Di emergenza è lecito parlare non solo per la diffusione del virus, ma anche perché la produzione del vaccino sta avvenendo a ritmi più lenti di quelli preventivati. E lo scenario più inquietante potrebbe essere uno analogo a quello di un attacco terroristico o di una guerra batteriologica. Proprio in questi termini è stata chiamata a ragionare la persona che dovrà gestire l'emergenza, Kathleen Sebelius, nuova segretaria della Health and Human services, che ha già inviato agli ospedali dei protocolli speciali in base ai quali l'afflusso di pazienti verrà filtrato con un sistema di triage che in alcune circostanze permetterà il ricovero in strutture 'satellite', anche esterne agli ospedali, onde evitare anche il seppur minimo rischio di contagio.
La decisione di Obama si verifica mentre si registrano grossi ritardi negli Stati Uniti per rispondere all'epidemia di suina: secondo il Wall Street Journal, che alla notizia dà ampissimo rilievo, meno della metà dei vaccini richiesti dalle autorità Usa sono stati forniti dalle case farmaceutiche. L'indicazione viene confermata implicitamente dal numero uno dei Cdc, il Center for Disease Control and Prevention (che si occupa delle malattie infettive) Thomas Frieden, secondo cui tutto procede troppo lentamente, anche perchè non è ancora chiaro come si comporterà esattamente il virus. Frieden ipotizza una infezione ad ondate (quella che sta colpendo adesso gli Usa è la seconda), ma nessuno è in grado di anticipare quante saranno e soprattutto quando si abbatteranno sugli Stati Uniti. Attualmente, solo poco più di 16 milioni di dosi di vaccino sono disponibili negli Usa invece dei circa 30 milioni previsti, una cifra già rivista al ribasso nei giorni scorsi quando era apparso chiaro che l'obiettivo iniziale di 40 milioni era assolutamente irraggiungibile. Uno dei colossi farmaceutici fornitore dei vaccini, la Glaxo, cui ne sono stati ordinati 7,6 milioni di dosi, sta in particolare ancora aspettando il via libera della Food and Drug Administration (Fda), l'ente federale che controlla i nuovi medicinali, ma il decreto Obama dovrebbe decisamente accelerare le cose. La principale delle preoccupazione di Obama è che le ondate in arrivo possano improvvisamente mettere in grosse difficoltà i servizi sanitari. Il paragone che viene fatto alla Casa Bianca è quello delle grandi catastrofi nazionali, quando si mette a punto una piano di difesa e di evacuazione nell'imminenza di un uragano.
Per questo motivo, tra le polemiche dei gruppi di tutela dei malati e delle organizzazioni per i diritti umani statunitensi, sono state individuate alcune categorie sociali alle quali non verrà somministrato il vaccino: coloro che hanno stipulato un testamento biologico, rifiutando ogni forma di accanimento terapeutico; anziani; dializzati e malati di gravi malattie neurodegenerative. In tali casi, come ha scritto ieri il New York Times, le autorità sanitarie potranno negare il ricovero nelle strutture sanitaria statunitensi, o addirittura non consentire l'uso dei respiratori artificiali.
PeaceReportera - L'influenza suina è ormai diffusa in 46 Stati americani, colpito 20 mila persone e provocato mille morti. Obama ha dichiarato l'emergenza nazionale, esortando i dirigenti della Sanità e il personale ospedaliero a trasferire le sale di emergenza in luoghi specializzati per rendere più rapido il trattamento e per proteggere i pazienti non infetti. Di emergenza è lecito parlare non solo per la diffusione del virus, ma anche perché la produzione del vaccino sta avvenendo a ritmi più lenti di quelli preventivati. E lo scenario più inquietante potrebbe essere uno analogo a quello di un attacco terroristico o di una guerra batteriologica. Proprio in questi termini è stata chiamata a ragionare la persona che dovrà gestire l'emergenza, Kathleen Sebelius, nuova segretaria della Health and Human services, che ha già inviato agli ospedali dei protocolli speciali in base ai quali l'afflusso di pazienti verrà filtrato con un sistema di triage che in alcune circostanze permetterà il ricovero in strutture 'satellite', anche esterne agli ospedali, onde evitare anche il seppur minimo rischio di contagio.La decisione di Obama si verifica mentre si registrano grossi ritardi negli Stati Uniti per rispondere all'epidemia di suina: secondo il Wall Street Journal, che alla notizia dà ampissimo rilievo, meno della metà dei vaccini richiesti dalle autorità Usa sono stati forniti dalle case farmaceutiche. L'indicazione viene confermata implicitamente dal numero uno dei Cdc, il Center for Disease Control and Prevention (che si occupa delle malattie infettive) Thomas Frieden, secondo cui tutto procede troppo lentamente, anche perchè non è ancora chiaro come si comporterà esattamente il virus. Frieden ipotizza una infezione ad ondate (quella che sta colpendo adesso gli Usa è la seconda), ma nessuno è in grado di anticipare quante saranno e soprattutto quando si abbatteranno sugli Stati Uniti. Attualmente, solo poco più di 16 milioni di dosi di vaccino sono disponibili negli Usa invece dei circa 30 milioni previsti, una cifra già rivista al ribasso nei giorni scorsi quando era apparso chiaro che l'obiettivo iniziale di 40 milioni era assolutamente irraggiungibile. Uno dei colossi farmaceutici fornitore dei vaccini, la Glaxo, cui ne sono stati ordinati 7,6 milioni di dosi, sta in particolare ancora aspettando il via libera della Food and Drug Administration (Fda), l'ente federale che controlla i nuovi medicinali, ma il decreto Obama dovrebbe decisamente accelerare le cose. La principale delle preoccupazione di Obama è che le ondate in arrivo possano improvvisamente mettere in grosse difficoltà i servizi sanitari. Il paragone che viene fatto alla Casa Bianca è quello delle grandi catastrofi nazionali, quando si mette a punto una piano di difesa e di evacuazione nell'imminenza di un uragano.
Per questo motivo, tra le polemiche dei gruppi di tutela dei malati e delle organizzazioni per i diritti umani statunitensi, sono state individuate alcune categorie sociali alle quali non verrà somministrato il vaccino: coloro che hanno stipulato un testamento biologico, rifiutando ogni forma di accanimento terapeutico; anziani; dializzati e malati di gravi malattie neurodegenerative. In tali casi, come ha scritto ieri il New York Times, le autorità sanitarie potranno negare il ricovero nelle strutture sanitaria statunitensi, o addirittura non consentire l'uso dei respiratori artificiali.
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