Personalità vaticana racconta ad AsiaNews le impressioni raccolte in un recente viaggio in Pakistan. I cristiani sono perseguitati, la legge sulla blasfemia è sfruttata per colpire i fedeli e le loro attività commerciali. Ma dal Paese arrivano anche segnali di speranza: la Chiesa è “giovane, vibrante e coraggiosa”.
di Nirmala Carvalho
Delhi (AsiaNews) – In Pakistan è in atto un tentativo di “completa islamizzazione della società” da parte di una “frangia di fanatici”; i cristiani devono “subire umiliazioni” ma la Chiesa pur essendo una “minoranza culturale e nei numeri” è allo stesso tempo “giovane, vibrante e coraggiosa”. È quanto afferma ad AsiaNews padre Theodore Mascarenhas, del Pontificio consiglio della cultura e delegato per l’Asia, l’Africa e l’Oceania, rientrato di recente da un viaggio nel Paese asiatico.
P. Mascarenhas spiega che la “minoranza di fanatici” non rappresenta “la media della società pakistana”, ma cerca comunque di forzare la mano per imporre una visione “radicale” dell’islam e della religione. Fra i vari esempi il sacerdote cita la “nazionalizzazione degli istituti educativi cristiani” operata da Zulfikar Ali Bhutto, ex presidente e primo ministro, poi sconfessata dal generale Musharraf, che ha “restituito le proprietà ai cristiani”. E ancora la “licenza per la vendita di alcolici”, che non si capisce se è “un segno di tolleranza” verso una fede diversa o un modo per “considerarli infedeli” e, per questo, perseguitarli.
La forma maggiore di repressione verso la minoranza resta comunque la famigerata legge sulla blasfemia, norma del codice penale pakistano che sancisce il carcere a vita o la pena di morte per chi profana il Corano o dissacra il nome di Maometto. “La temuta legge sulla blasfemia – afferma il sacerdote – è una delle armi più potenti ed è usata non solo per questioni legate alla sfera religiosa ma, stando a testimonianze dirette, è sfruttata da persone gelose per colpire i cristiani che si arricchiscono” grazie al loro lavoro e al commercio. Egli aggiunge che il presidente Zardari “ha promesso al papa di abrogare la norma”, ma “nessuno crede che lo farà davvero”.
Il rappresentante del Pontificio consiglio della cultura spiega che “il processo di islamizzazione comincia dalle scuole”, dove i libri di testo hanno cancellato le “visioni moderate” della religione per “rimpiazzarle” con elementi che fomentano “le divisioni confessionali”. Il Paese ha inoltre “deviato dalla visione laica sancita dal fondatore” Ali Jinnah ed esercita pressioni per “cambiare le culture delle minoranze”. Tra i tanti esempi la conversione dal cristianesimo all’islam del campione di cricket Tinu Yohannan e la voce dei muezzin che, dai megafoni, invitano cinque volte al giorno i fedeli alla preghiera, secondo i dettami della fede di Maometto.
Dal Pakistan arrivano però anche segnali di speranza, lanciati proprio da quella Chiesa che i fondamentalisti vorrebbero annichilire. “La nota più incoraggiante – spiega p. . Mascarenhas – è che la Chiesa, i suoi leader e i fedeli sono ammirevoli. Vivono la loro fede con coraggio. Soffrono le difficoltà di ogni cittadino pakistano in un Paese oppresso dalla corruzione, dalla violenza, dal terrorismo”. Vescovi e sacerdoti, continua, hanno il “cuore colmo di Dio” e di amorevole “zelo per la Chiesa e la popolazione”. “Voglio anche – aggiunge – esprimere una parola di apprezzamento per il nunzio apostolico, mons. Adolfo Tito Yllana, che possiede una conoscenza immensa del Paese, delle persone e della situazione socio-economica e culturale”. (continua a leggere)
di Nirmala CarvalhoDelhi (AsiaNews) – In Pakistan è in atto un tentativo di “completa islamizzazione della società” da parte di una “frangia di fanatici”; i cristiani devono “subire umiliazioni” ma la Chiesa pur essendo una “minoranza culturale e nei numeri” è allo stesso tempo “giovane, vibrante e coraggiosa”. È quanto afferma ad AsiaNews padre Theodore Mascarenhas, del Pontificio consiglio della cultura e delegato per l’Asia, l’Africa e l’Oceania, rientrato di recente da un viaggio nel Paese asiatico.
P. Mascarenhas spiega che la “minoranza di fanatici” non rappresenta “la media della società pakistana”, ma cerca comunque di forzare la mano per imporre una visione “radicale” dell’islam e della religione. Fra i vari esempi il sacerdote cita la “nazionalizzazione degli istituti educativi cristiani” operata da Zulfikar Ali Bhutto, ex presidente e primo ministro, poi sconfessata dal generale Musharraf, che ha “restituito le proprietà ai cristiani”. E ancora la “licenza per la vendita di alcolici”, che non si capisce se è “un segno di tolleranza” verso una fede diversa o un modo per “considerarli infedeli” e, per questo, perseguitarli.
La forma maggiore di repressione verso la minoranza resta comunque la famigerata legge sulla blasfemia, norma del codice penale pakistano che sancisce il carcere a vita o la pena di morte per chi profana il Corano o dissacra il nome di Maometto. “La temuta legge sulla blasfemia – afferma il sacerdote – è una delle armi più potenti ed è usata non solo per questioni legate alla sfera religiosa ma, stando a testimonianze dirette, è sfruttata da persone gelose per colpire i cristiani che si arricchiscono” grazie al loro lavoro e al commercio. Egli aggiunge che il presidente Zardari “ha promesso al papa di abrogare la norma”, ma “nessuno crede che lo farà davvero”.
Il rappresentante del Pontificio consiglio della cultura spiega che “il processo di islamizzazione comincia dalle scuole”, dove i libri di testo hanno cancellato le “visioni moderate” della religione per “rimpiazzarle” con elementi che fomentano “le divisioni confessionali”. Il Paese ha inoltre “deviato dalla visione laica sancita dal fondatore” Ali Jinnah ed esercita pressioni per “cambiare le culture delle minoranze”. Tra i tanti esempi la conversione dal cristianesimo all’islam del campione di cricket Tinu Yohannan e la voce dei muezzin che, dai megafoni, invitano cinque volte al giorno i fedeli alla preghiera, secondo i dettami della fede di Maometto.
Dal Pakistan arrivano però anche segnali di speranza, lanciati proprio da quella Chiesa che i fondamentalisti vorrebbero annichilire. “La nota più incoraggiante – spiega p. . Mascarenhas – è che la Chiesa, i suoi leader e i fedeli sono ammirevoli. Vivono la loro fede con coraggio. Soffrono le difficoltà di ogni cittadino pakistano in un Paese oppresso dalla corruzione, dalla violenza, dal terrorismo”. Vescovi e sacerdoti, continua, hanno il “cuore colmo di Dio” e di amorevole “zelo per la Chiesa e la popolazione”. “Voglio anche – aggiunge – esprimere una parola di apprezzamento per il nunzio apostolico, mons. Adolfo Tito Yllana, che possiede una conoscenza immensa del Paese, delle persone e della situazione socio-economica e culturale”. (continua a leggere)
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