mercoledì, ottobre 07, 2009
Un film apre gli occhi agli Americani sulla causa numero uno che li ha fatti ammalare negli ultimi 50 anni: il cibo

PeaceReporter - Nelle stesse settimane in cui l’America scopre il valore della sanità pubblica – con Barack Obama in prima linea per l’approvazione di una legge destinata a rivoluzionare profondamente il sistema medico - esce nelle sale un film che tenta di aprire gli occhi degli Americani sulla causa numero uno che li ha fatti ammalare negli ultimi 50 anni: il cibo. Food Inc. è un approfondito e appassionato documentario sull’industria allimentare americana; un film-inchiesta sui pericoli e gli interessi che si nascondono dietro i 47 mila prodotti mediamente disponibili in un supermarket e naturalmente un’opera di denuncia che – sull’onda del profetico “Sicko” di Michael Moore - tenta di fare pressione sull’opinione pubblica per modificarne gradualmente i comportamenti. Gli autori e produttori sono penne ben note ai salutisti americani: uno dei protagonisti del film è lo scrittore Michael Pollan, autore dei due libri inchiesta “The Omnivore's Dilemma” e “In Defense of Food: An Eater’s Manifesto”; tra i co-producer spunta Erich Schlosser, giornalista investigativo, penna di punta dell’Athlantic Monthly e autore di “Food Fast Nation”; il regista infine è Robert Kenner, specializzato in documentari e autore di numerosi premi con il suo “Two days in October” dedicato alla guerra in Vietnam.

Diciamo subito che in 93 minuti il film riesce a sviscerare solo parzialmente i vari temi contenuti nei libri; si aggiunga che dopo una sfilza di condanne di aziende scorrette e monopoliste Food Inc assolve a cuor leggero niente meno che la WalMart, - l’azienda sinonimo nel mondo di cibo scadente e violazione dei diritti dei lavoratori – solo perchè ha aperto le porte al mercato del cibo biologico. Non ultimo, la pellicola dimentica di indagare proprio sul business dell’ “organic food” che negli ultimi anni è stato protagonista di alcuni scandali e che nel libro di Pollan è invece uno dei temi portanti.

Evidenziati questi limiti, “Food Inc.” è un film coraggioso e potente che non fa sconti a nessuno. E ci racconta per esempio, di un Paese, l’America, nella quale tre grandi aziende controllano l’80% del mercato della carne fresca, e di un popolo, gli Americani, che di carne fresca si ciba più di ogni altro al mondo, con in media oltre 100kg pro capite all’anno. Per alimentare questo mercato certo non basta la natura. E per questo il Governo americano, ben consigliato da lobby di potere, ha deciso di investire prepotentemente nella produzione di mais, un elemento di facile manipolazione e utilizzo negli alimenti. Il film fa l’elenco di molti prodotti presenti nel supermercati, (dal ketchup al burro di arachidi, passando per i pannolini per bambini alle batterie) nei quali compaiono additivi di qualche tipo provenienti dal mais. Il 70% del cibo americano, oggi ha un qualche ingrediente geneticamnte modificato.

Ma il granoturco è soprattutto alla base dell’alimentazione di polli e mucche che crescono e si gonfiano a ritmi velocissimi. Ma con un regime alimentare stravolto essi sviluppano anche batteri sconosciuti che vanno trattati con antibiotici i cui effetti dalla carne passano a chi la mangia. E questo è solo il migliore dei casi, perché nel peggiore i batteri resistono agli antibiotici e portano il consumatore alla malattia e a volte alla morte, come il caso raccontato nel film del piccolo Kevin morto per un pezzo di carne contaminato da E.Colia a soli 3 anni. Perché, suggerisce il film, se è vero che un hamburger costa meno di una libbra di broccoli, è anche vero che il conteggio reale dovrebbe tener presente i costi sanitari sostenuti a curare i tantissimi americani che si sono ammalati a causa del cibo. E’ appurato ad esempio, che proprio per via dell’alimentazione, un americano su tre nel corso sua vita sviluppa una qualche forma di diabete così come è certo che il cibo è alla base di malattie come l’infarto e il cancro che negli Usa ammazzano più che altrove.
Ma la salute non è l’unico parametro preso in considerazione all’interno del film. Food Inc per esempio dichiara apertamente guerra alla Monsanto, la multinazionale di biotecnologie alimentari che negli anni si è praticamente impadronita di qualunque brevetto sulle sementi, modificandole geneticamente e facendo causa a qualunque agricoltore si rifiutasse di acquistarle.
Non ultimo il film tenta di svelare le connessioni tra industria alimentare e potere politico, evidenziando, ad esempio, che sotto l’amministrazione Bush, il capo della Food and Drudg Adminitration, l’organo deputato al controllo del cibo in Usa, era l’ex vicepresidente dell’associazione dei macellatori di carne; così come il capo dello staff del dipartimento dell’agricoltura (USDA) era l’ex capo dei lobbisti per il mercato dei bovini a Washington. Non sarà dunque un caso se nel 1972 il numero delle ispezioni condotte dalla FDA sulle industrie alimentari erano state 50 mila mentre nel 2006 il numero è sceso a 9000. Come non sarà casuale che a seguito di una ricorso promosso dall’associazione dei macellatori di pollame e carni bovine ad oggi la USDA non abbia più il potere di imporre la chiusura di un’azienda che sia stata giudicata colpevole di disastri alimentari.
Dopo un’ora e mezza di documentario è forte l’impressione che negli Usa il cibo sia un capitolo da riscrivere interamente. Ma quali sono le speranze per un sistema sbagliato sin dalle sue fondamenta? La soluzione per il popolo americano è naturalmente dal basso: mangiare cibo biologico e mangiare cibo locale. Certo, i costi sono ancora alti, i farmer market americani più che mercati popolari sembrano gioiellerie del centro e il profondo divario tra ricchi e poveri negli Usa è più forte che in qualunque Paese occidentale. Ma questa è un’altra storia, che forse, prima o poi, diventerà un film.

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