sabato, agosto 22, 2009
Benedetto XVI e i suoi allievi riuniti a porte chiuse per 4 giorni su ragioni e modalità dell'evangelizzazione oggi. Cruciale e delicato il tema della implicazioni ecumeniche dell'annuncio cristiano.

Missionline - Dopo l’islam e l’evoluzionismo, stavolta, l’appuntamento informale dello Ratzinger Schülerkreis (iniziato quando Benedetto XVI era cardinale e proseguito dopo la sua elezione a pontefice) avrà al centro la questione della missione, la sua giustificazione e «la missione in dialogo con gli uomini e le differenti culture e religioni». I relatori (scelti di comune accordo tra gli ex allievi e il loro "professore") quest’anno saranno il teologo protestante Peter Beyerhaus e a Horst Bürkle, teologo evangelico convertitosi al cattolicesimo e docente emerito della Ludwig-Maximilians Universitaet di Monaco di Baviera.Non è casuale che vengano invitati due esponenti vicini al mondo protestante: come ha spiegato il gesuita americano padre Fessio al “Riformista”, “a Papa Ratzinger sta a cuore il nesso fra rapporti ecumenici, infatti, sono parte centrale del tema: è da come la Chiesa cattolica concepisce le relazioni con le altre Chiese cristiane che la missione può assumere colori adeguati o meno”. Beyerhaus presenterà una relazione dedicate al tema della “Missione Ad Gentes - La sua giustificazione e la sua forma oggi”. Il Professor Bürkle presenterà una relazione dedicata alla “Chiesa e la sua missione in dialogo con gli uomini e le differenti religioni e culture”.
Può stupire che, su un tema del genere, sia data parola a due teologi europei. Ma l’accusa di eurocentrismo a Papa Ratzinger in realtà si infrange contro la lunga consuetudine che egli, da professore di teologia, ha avuto con studenti e professori di tutto il mondo, come documentato da Gianni Valente nel suo libro “Ratzinger professore”.

Il rapporto missione-ecumenismo

La scelta di quei relatori probabilmente ha un altro significato. Pressoché nessuno (o quasi) dei commentatori ha osservato che la riflessione di Castelgandoldo avviene proprio a ridosso dell'importante anniversario della Conferenza mondiale delle missioni di Edimburgo che, nel lontano 1910, per la prima volta - assente la Chiesa cattolica - riunì circa 1200 persone, in maggioranza legate al movimento missionario occidentale, ponendo l'accento sull'urgenza della collaborazione e dell’unità ecumenica.

Le giornate di Castelgandolfo

Solitamente le due relazioni principali vengono esposte in due momenti separati, alla maniera di seminari, con tutti gli studenti presenti, alla presenza del Santo Padre. Dopo l’esposizione delle relazioni vi sono domande e commenti, col Santo Padre che normalmente chiude i lavori dopo che anch’egli ha preso parte alla discussione. Negli ultimi due casi (islam ed evoluzione), le riflessioni maturate nelle giornate di Castelgandolfo sono state poi condensate in altrettante pubblicazioni. Gli incontri degli ex allievi del professor Ratzinger cominciarono dopo la nomina di quest’ultimo ad arcivescovo di Monaco e Frisinga nel 1977. “Dopo che venne eletto Papa – ha spiegato padre Fessio - noi pensammo che il meeting sarebbe stato abbandonato, ma egli propose per continuare”.

Il "chi è" dei partecipanti

MissiOnLine è venuto a conoscenza dei nomi di alcuni dei partecipanti di questi tradizionali appuntamenti e che saranno presenti a quello di fine agosto dedicato alla missione. In pratica, saranno presente diversi continenti. Ci sarà l’Africa, rappresentata dal segretario generale della Conferenza episcopale regionale dell’Africa dell’Ovest Francofona (Cerao), l’abbé Barthélemy Adoukonou, residente nella capitale della Costa d’Avorio, Abidjan. Presente anche padre Cornelio del Zotto, francescano, attivo in Tanzania. A Castelgandolfo si respirerà anche aria di Asia, grazie alla presenza della professoressa Jung-Hi Kim, della Chonnam National University di Gwangju, e al professore Alex Thannippara, padre carmelitano, membro del Darsana Institute of Philosophy di Wardha, in India.

Un tema delicatissimo

Quanto alla missione, non si può negare che l’argomento sia delicatissimo e assai caro a Benedetto XVI. In un'intervista al quotidiano “Le Figaro” nel novembre 2001, l'allora Cardinale Ratzinger aveva constatato che “oggi, il termine missione non è sempre ben compreso, perché si pensa alla distruzione delle culture antiche da parte degli Occidentali”. “La realtà storica – aveva affermato in quell'occasione – è tuttavia differente: noi sappiamo che i missionari cristiani - in Africa, in Asia ma anche in America Latina - erano spesso i veri difensori della dignità umana”.
“Questi missionari – aveva aggiunto – hanno salvato una parte delle culture antiche trascrivendo le lingue indigene, redigendo dei dizionari dei dizionari e delle grammatiche. Essi sono stati di aiuto a questa grande rivoluzione che è stato l'incontro dell'Europa e di questi popoli, integrando le tradizioni che convergevano con la fede cristiana”.
Nel dicembre 2007 è uscita una Nota della Congregazione della Dottrina della Fede dedicata agli «aspetti dottrinali dell’evangelizzazione», nella quale l’ex Sant’Uffizio condanna il relativismo e il pluralismo indifferenziato dove tutte le posizioni si equivalgono: “Si verifica oggi, tuttavia, una crescente confusione che induce molti a lasciare inascoltato ed inoperante il comando missionario del Signore (cf. Mt 28, 19). Spesso si ritiene che ogni tentativo di convincere altri in questioni religiose sia un limite posto alla libertà- vi si legge -. Sarebbe lecito solamente esporre le proprie idee ed invitare le persone ad agire secondo coscienza, senza favorire una loro conversione a Cristo ed alla fede cattolica: si dice che basta aiutare gli uomini a essere più uomini o più fedeli alla propria religione, che basta costruire comunità capaci di operare per la giustizia, la libertà, la pace, la solidarietà. Inoltre, alcuni sostengono che non si dovrebbe annunciare Cristo a chi non lo conosce, né favorire l’adesione alla Chiesa, poiché sarebbe possibile esser salvati anche senza una conoscenza esplicita di Cristo e senza una incorporazione formale alla Chiesa”. E’ facile immaginare che simili preoccupazioni saranno oggetto della discussione di Castelgandolfo in programma nei prossimi giorni.
L’auspicio è che quelle stesse riflessioni e il contributo dei missionari conduca a un rilancio della missione, non certo come “crociata” o attentato alla libertà di chicchessia, bensì come segno e frutto di consapevolezza di una responsabilità del cristiano di fronte al mondo intero: la responsabilità di chi ha ricevuto un grande Dono e non può tenerlo per sé.

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