Di fronte all’ingresso della chiesa di San Nicola, a Bonefro, in provincia di Campobasso, uno striscione chiede: “Io ospito i clandestini, e tu?”
Misna - La stampa molisana, prima ancora che lo striscione ottenesse fama nazionale, aveva riferito la presa di posizione polemica di una "lega" locale e il recente tentativo notturno di spostarlo compiuto da ignoti. "Alla maggior parte dei cittadini di Bonefro - ha però scritto Bruna Italia Massara su 'Melitoonline.it'- lo striscione sembra non creare problemi. «Non mi fa nè caldo nè freddo» commenta un residente". Don Antonio Di Lalla, parroco di Bonefro dice alla MISNA: “Nel momento stesso in cui il parlamento italiano ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza, mi sono talmente indignato da cristiano che ho affisso nero su bianco quell’interrogativo come invito alla riflessione”. Un invito che a Bonefro è stato subito seguito, il 3 Luglio, da una manifestazione contro la stessa legge, alla vigilia del G8 dell’Aquila. “Diciamo no ai G8, ai G16 e a tutti gli altri G - aggiunge il sacerdote - se questo significa dimenticare il diritto dei popoli a una vita migliore. A Bonefro sanno bene cosa significa essere migranti perché non c’è una sola famiglia che non abbia avuto parenti costretti ad andare via per lavoro. Una legge che nega il diritto all’esistenza di migliaia di persone, che vieta ai genitori di riconoscere i propri figli, che nega assistenza sanitaria e istruzione è un obbrobrio di legge e noi, come cristiani, non possiamo praticare discriminazioni”. Don Antonio non apprezza le derive assunte in vari modi dall’attuale governo italiano e invita a riflettere sulla strumentalizzazione di concetti come quello della sicurezza “arbitrariamente” affiancati a quello dell’immigrazione. “E’ un’operazione politica – dice - e il pacchetto sicurezza è una legge iniqua che criminalizza gli immigrati e che mi indigna profondamente”. Per questo parroco, alla guida di una piccola comunità di non più di 1500 abitanti, ancora segnata da un terremoto che nel 2002 la colpì insieme alla vicina San Giuliano di Puglia (dove morirono 27 bambini), integrazione e accoglienza dovrebbero essere le parole chiave su cui impostare qualunque politica, magari partendo dall’etimologia stessa del termine ‘parrocchia’ che significa “abitazione temporanea in terra straniera” e che riporta alle origini della Chiesa. Con lo spazio per un piccolo grande sogno: “Guardando a questa legge e alla sua intrinseca ingiustizia, il mio sogno – conclude don Antonio – è vedere le porte del Vaticano aprirsi in un grande abbraccio per accogliere gli immigrati respinti dall’Italia”.
Misna - La stampa molisana, prima ancora che lo striscione ottenesse fama nazionale, aveva riferito la presa di posizione polemica di una "lega" locale e il recente tentativo notturno di spostarlo compiuto da ignoti. "Alla maggior parte dei cittadini di Bonefro - ha però scritto Bruna Italia Massara su 'Melitoonline.it'- lo striscione sembra non creare problemi. «Non mi fa nè caldo nè freddo» commenta un residente". Don Antonio Di Lalla, parroco di Bonefro dice alla MISNA: “Nel momento stesso in cui il parlamento italiano ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza, mi sono talmente indignato da cristiano che ho affisso nero su bianco quell’interrogativo come invito alla riflessione”. Un invito che a Bonefro è stato subito seguito, il 3 Luglio, da una manifestazione contro la stessa legge, alla vigilia del G8 dell’Aquila. “Diciamo no ai G8, ai G16 e a tutti gli altri G - aggiunge il sacerdote - se questo significa dimenticare il diritto dei popoli a una vita migliore. A Bonefro sanno bene cosa significa essere migranti perché non c’è una sola famiglia che non abbia avuto parenti costretti ad andare via per lavoro. Una legge che nega il diritto all’esistenza di migliaia di persone, che vieta ai genitori di riconoscere i propri figli, che nega assistenza sanitaria e istruzione è un obbrobrio di legge e noi, come cristiani, non possiamo praticare discriminazioni”. Don Antonio non apprezza le derive assunte in vari modi dall’attuale governo italiano e invita a riflettere sulla strumentalizzazione di concetti come quello della sicurezza “arbitrariamente” affiancati a quello dell’immigrazione. “E’ un’operazione politica – dice - e il pacchetto sicurezza è una legge iniqua che criminalizza gli immigrati e che mi indigna profondamente”. Per questo parroco, alla guida di una piccola comunità di non più di 1500 abitanti, ancora segnata da un terremoto che nel 2002 la colpì insieme alla vicina San Giuliano di Puglia (dove morirono 27 bambini), integrazione e accoglienza dovrebbero essere le parole chiave su cui impostare qualunque politica, magari partendo dall’etimologia stessa del termine ‘parrocchia’ che significa “abitazione temporanea in terra straniera” e che riporta alle origini della Chiesa. Con lo spazio per un piccolo grande sogno: “Guardando a questa legge e alla sua intrinseca ingiustizia, il mio sogno – conclude don Antonio – è vedere le porte del Vaticano aprirsi in un grande abbraccio per accogliere gli immigrati respinti dall’Italia”.| Tweet |
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