A Sharm El Sheik si riuniscono 118 paesi del Movimento dei non allineati per fronteggiare la crisi con una maggiore cooperazione e politiche comuni.
PeaceReporter - Si incontrano oggi e domani al Maritim Congress Center di Sharm El Sheik i capi di stato, di governo o i loro delegati, nell'ambito del meeting dei paesi aderenti al Movimento dei non allineati (Nam) intitolato ''solidarietà internazionale per la pace e lo sviluppo'', in corso dall'11 al 16 luglio. Focalizzeranno la loro attenzione sull'attuale corso della crisi economico-finanziaria internazionale e il suo impatto sui membri del Movimento.
L'ordine del giorno per i 118 paesi presenti al summit, prevede incontri su temi riguardanti i cambiamenti climatici, la crisi alimentare, l'approvvigionamento energetico, la questione nucleare, la sicurezza internazionale e anche il processo di pace in medio oriente. I leader presenti al vertice si aspettano di riuscire a siglare un documento finale che approverebbe una strategia e un piano d'azione per i prossimi tre anni.
Raul Castro, presidente del Nam del precedente vertice svoltosi all'Havana nel 2006, ha parlato oggi al summit richiamando ad una ''reale partecipazione per tutte le nazioni'' all'interno del sistema economico mondiale e a una maggiore cooperazione per affrontare le difficili sfide poste da una crisi ''creata dai paesi ricchi e dal loro squilibrato sistema economico''. Il presidente egiziano Hosni Mubarak è stato eletto nuovo presidente dell'assemblea per i prossimi tre anni ed ha anch'esso auspicato alla costruzione di una nuovo sistema politico, economico e del commercio internazionale più bilanciato ed equo, oltre ad un maggior dialogo e solidarietà tra i paesi Nam. La presidenza egiziana ha espresso il pieno sostegno al multilateralismo e all'uguaglianza tra i popoli e gli stati, indipendentemente dalle differenti capacità economiche e militari.
Il Movimento dei non allineati è nato a Belgrado con la ''Dichiarazione per la promozione della pace e la cooperazione nel mondo'' nel settembre 1961 e all'epoca includeva 11 paesi, dall'Asia all'Africa. Oggi, a distanza di 48 anni, il Movimento raggruppa 53 paesi africani, 38 asiatici, 16 latino-americani e caraibici e uno europeo, rappresentando circa il 55 percento della popolazione mondiale e almeno i due-terzi dei paesi Onu. Sono presenti a Sharm El Sheik anche 16 nazioni e 9 organizzazioni osservatrici, oltre al segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon che ha oggi richiamato i paesi a ''contribuire al disarmo'' oltre che alla pacificazione tra i paesi, sottolineando quanto ''oggi più che mai, l'ingaggio dei paesi in via di sviluppo sia vitale per ottenere soluzioni globali ai problemi comuni''. Negli ultimi anni l'assemblea è stata molto critica nei confronti della gestione elitaria delle grandi organizzazioni internazionali, in particolare accusando gli Stati Uniti di monopolio e ha più volte reclamato la necessita di riformare l'Onu, raccomandando una maggiore trasparenza e democrazia nel processo decisionale.
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Il Movimento dei non allineati è nato a Belgrado con la ''Dichiarazione per la promozione della pace e la cooperazione nel mondo'' nel settembre 1961 e all'epoca includeva 11 paesi, dall'Asia all'Africa. Oggi, a distanza di 48 anni, il Movimento raggruppa 53 paesi africani, 38 asiatici, 16 latino-americani e caraibici e uno europeo, rappresentando circa il 55 percento della popolazione mondiale e almeno i due-terzi dei paesi Onu. Sono presenti a Sharm El Sheik anche 16 nazioni e 9 organizzazioni osservatrici, oltre al segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon che ha oggi richiamato i paesi a ''contribuire al disarmo'' oltre che alla pacificazione tra i paesi, sottolineando quanto ''oggi più che mai, l'ingaggio dei paesi in via di sviluppo sia vitale per ottenere soluzioni globali ai problemi comuni''. Negli ultimi anni l'assemblea è stata molto critica nei confronti della gestione elitaria delle grandi organizzazioni internazionali, in particolare accusando gli Stati Uniti di monopolio e ha più volte reclamato la necessita di riformare l'Onu, raccomandando una maggiore trasparenza e democrazia nel processo decisionale.
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