venerdì, aprile 17, 2009
Eco51.it - Prevedere i terremoti è certamente il sogno di tutti i sismologhi e studiosi di tutto il mondo: il fatto che, da quel che se ne sa, nessuno ci sia riuscito sino ad ora rende la sfida ancor più avvincente. A seguito del terribile terremoto dell’Abruzzo è tornata di grande attualità la questione della prevedibilità degli eventi sismici. Fino a qui non ci sarebbe nulla di strano, ma questa volta si è fatta largo con insistenza la voce che “qualcuno” avesse previsto l’ormai drammaticamente famoso sisma. Gioacchino Giuliani, tecnico dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), è infatti balzato agli onori delle cronache per aver indicato nei giorni scorsi l’imminente arrivo di un terremoto nella Regione: le autorità, che sarebbero state tempestivamente allertate, hanno risposto con una denuncia per procurato allarme.

La comunità scientifica è compatta nel ribadire l’infondatezza delle tesi del Giuliani che, dal canto suo, è divenuto una sorta di nuovo guru nella rete. Giuliani, che non appartiene al CNR come indicato da alcuni in un primo momento, ha dichiarato di aver fatto uso della tecnica del radon, una sorta di analisi preventiva alla ricerca dei precursori del sisma. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza in merito, pur sapendo che non sarà semplice.

Anzitutto cos’è il radon? Bene, il radon è un gas caratterizzato da una radioattività piuttosto intensa che si trova nel sottosuolo. In anni passati era stato al centro di un allarme inquinamento del suolo, in quanto si erano rilevate delle concentrazioni di questo gas, così dannoso per la salute, in diverse regioni italiane, mentre in molte altre non erano stati effettuati i controlli dovuti. Poi, come sempre succede da noi, tutto è svanito come una bolla di sapone.

Il signor Giuliani ha sempre ribadito la sua profonda stima verso le autorità scientifiche italiane e non intende affatto sostituirsi ad esse: in fondo è un tecnico specializzato e non uno scienziato. Per lavoro, però, ha monitorato le concentrazioni di radon nel sottosuolo insieme ad una equipe in possesso di altri dati sismologici provenienti da altre aree: incrociando i risultati e confrontandoli tra loro avrebbe rilevato un aumento delle emissioni di radon sul finire di marzo e nei primi giorni di aprile e avrebbe quindi avvisato le autorità politiche che, come dicevamo, hanno reagito in maniera decisa contro di lui. La concomitanza di un sisma e di emissioni di radon è alla base di ipotesi di studio dalle quali ci si attendono grandi risultati un po’ in tutto il mondo, specie negli USA.

Negli States opera infatti una famosa ditta toscana che si occupa proprio delle analisi dei livelli di radon e offre dati da mettere in relazione ai rilevamenti sismici. In Italia, sostengono i rappresentanti della ditta, avrebbero voluto installare dei rilevatori ma senza successo, ed avrebbero così finito per affidare le apparecchiature proprio al Giuliani. L’ipotesi di base è semplice. I terremoti sono causati da movimenti negli strati più bassi della terra dovuti allo scivolamento ed alle frizioni tra le zolle: tali eventi sarebbero preceduti da anomale fuoriuscite di radon che sarebbe pertanto il campanello d’allarme di una scossa imminente.

La comunità scientifica ritiene infondata questa posizione, almeno per il momento. Non la pensano però tutti così: ci sono voci fuori dal coro, anche autorevoli, che considerano degna di approfondimento l’ipotesi del radon. Sin da quando sono stati effettuati i rilevamenti di questo gas, spiega Giuliani, e cioè nel 2003, le anomalie nei livelli di radon hanno preceduto i terremoti più disastrosi che hanno afflitto l’Italia. Resta però il problema dell’esattezza della previsione sia in termini di tempo che di spazio: non basta dire che ci sarà un terremoto, possiamo riassumere, ma bisogna anche dire quando e dove avverrà. Senza queste indicazioni, che devono per forza essere precisissime, il metodo del radon non risulta utile alla collettività, ma anzi potrebbe divenire un ulteriore fattore di panico potenzialmente immotivato e dannoso.


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