giovedì, febbraio 05, 2009
Agenzia Misna - La marina militare israeliana ha intercettato e condotto nel porto di Ashdod, in Israele, una nave proveniente da Tripoli (Libano) con a bordo otto tra attivisti e giornalisti, e circa 60 tonnellate di aiuti umanitari e medicinali, diretta verso le coste della Striscia di Gaza. La notizia, circolata sulla stampa palestinese già in mattinata, è stata confermata dal ministro della Difesa israeliano Ehud Barak che ha precisato che “la piccola imbarcazione è stata fermata perché ha cercato di violare il blocco marittimo da noi imposto entrando nelle acque di Gaza”.Dopo un primo avvertimento della marina israeliana - che sulla base del diritto internazionale non ha alcun diritto di presidiare le acque internazionali antistanti Gaza - l’equipaggio a bordo dell’imbarcazione è sembrato fare rotta verso il porto egiziano di el Arish, ma al secondo tentativo di manovrare verso Gaza è stato abbordato e preso sotto controllo dai militari israeliani. A bordo della nave si trova un gruppo di attivisti, fra cui, a quanto sembra, l’arcivescovo emerito greco-melchita di Gerusalemme Hillarion Capucci. Nei giorni scorsi, la stampa locale aveva riferito che il governo di Tel Aviv starebbe cercando di ottenere un permesso delle Nazioni Unite per fermare e perquisire qualunque imbarcazione navighi in acque internazionali ma in direzione della Striscia di Gaza. Intanto, è giunta oggi dal Centro per la libertà di stampa del Qatar, la ferma condanna per le misure adottate ieri da Tel Aviv contro l’emittente satellitare araba ‘Al Jazira’, annunciando che non rinnoverà o rilascerà permessi di lavoro ai suoi giornalisti dopo che il governo di Doha ha deciso, per protesta contro l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, che ha provocato oltre 1330 vittime, di chiudere l’ufficio di rappresentanza di Israele nell’emirato. “Dopo aver vietato ai media internazionali di coprire i tragici eventi di Gaza, Israele vuole ora punire i media stranieri sul suo territorio in base alla scelte politiche dei loro paesi d’origine. Questo è un inaccettabile collegamento di due episodi non correlati”, afferma un comunicato del Centro di Doha, che monitora le violazioni della libertà di espressione nel mondo ed offre accoglienza ai giornalisti perseguitati nei loro paesi d’origine.


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