Comincia la terza settimana di guerra. La situazione umanitaria nella striscia si fa sempre più “preoccupante”: l’80% della popolazione palestinese versa in condizioni critiche, mentre il bilancio delle vittime è di 800 morti. Israele e Hamas respingono la risoluzione Onu che chiede un cessate il fuoco e continuano a combattere.
Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Le Nazioni Unite annunciano la ripresa della distribuzione di aiuti umanitari per i palestinesi di Gaza, mentre Israele e Hamas respingono la richiesta di un cessate il fuoco votata ieri al Consiglio di sicurezza dell’Onu e nella striscia continuano a soffiare venti di guerra. Non si vedono spiragli positivi nella crisi in Terrasanta, dove continuano i raid dell’esercito israeliano contro le postazioni di Hamas, che risponde lanciando missili verso le città israeliane dislocate lungo il confine. Dal fronte umanitario arriva la notizia di una ripresa della distribuzione degli aiuti, dopo le rassicurazioni fornite da Tel Aviv circa l’incolumità degli operatori internazionali impegnati nella consegna di generi di prima necessità alla popolazione palestinese.
Ieri sera un comunicato congiunto dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unrwa) e del Coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente anticipava la ripresa degli interventi umanitari a Gaza dopo aver ricevuto “assicurazioni affidabili che la sicurezza del personale delle Nazioni Unite, le sue installazioni e le sue operazioni umanitarie saranno pienamente rispettate”. Gli interventi, la cui ripresa è prevista “nel più breve tempo possibile”, erano stati sospesi l’8 gennaio scorso per l’attacco ad un mezzo delle Nazioni Unite da parte dell’esercito israeliano, in seguito al quale è deceduto un autista palestinese. Ieri anche il Comitato internazionale della Croce rossa aveva limitato le attività a Gaza, dopo che uno dei convogli era stato colpito dall'artiglieria israeliana. Tel Aviv si è detta “profondamente dispiaciuta” per gli incidenti, i quali "non riflettono" la politica promossa da governo.
Nel frattempo la crisi umanitaria nella striscia di Gaza si fa sempre più grave: circa l’80% del milione e mezzo di palestinesi necessitano di assistenza e la situazione è “estremamente preoccupante”. Secondo gli ultimi dati, i morti sul fronte palestinese sarebbero 792, oltre 3200 i feriti. Sul versante israeliano si contano 13 vittime.
La guerra in Terrsanta è giunta ormai al 15mo giorno: questa mattina si sono registrati nuovi attacchi da parte dell’aviazione e dei reparti di terra dell’esercito di Israele, ai quali i militanti di Hamas hanno risposto con il lancio di razzi. A Jabalya, campo profughi a nord della striscia, un carro armato israeliano ha aperto il fuoco uccidendo otto palestinesi, tutti appartenenti alla stessa famiglia.
Sul fronte della diplomazia il presidente palestinese Abu Mazen, in visita al Cairo, ha lanciato un appello ai due schieramenti per un cessate il fuoco immediato. Ma sia Israele che Hamas sembrano prediligere la logica di guerra: essi hanno respinto la risoluzione 1860 approvata ieri dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che chiedeva una fine delle ostilità “immediata e duratura”. Il premier israeliano Ehud Olnert l’ha rifiutata definendola “impraticabile”, mentre Hamas accusa le Nazioni Unite perchè “non sono stati consultati”.
Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Le Nazioni Unite annunciano la ripresa della distribuzione di aiuti umanitari per i palestinesi di Gaza, mentre Israele e Hamas respingono la richiesta di un cessate il fuoco votata ieri al Consiglio di sicurezza dell’Onu e nella striscia continuano a soffiare venti di guerra. Non si vedono spiragli positivi nella crisi in Terrasanta, dove continuano i raid dell’esercito israeliano contro le postazioni di Hamas, che risponde lanciando missili verso le città israeliane dislocate lungo il confine. Dal fronte umanitario arriva la notizia di una ripresa della distribuzione degli aiuti, dopo le rassicurazioni fornite da Tel Aviv circa l’incolumità degli operatori internazionali impegnati nella consegna di generi di prima necessità alla popolazione palestinese.Ieri sera un comunicato congiunto dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unrwa) e del Coordinatore speciale Onu per il processo di pace in Medio Oriente anticipava la ripresa degli interventi umanitari a Gaza dopo aver ricevuto “assicurazioni affidabili che la sicurezza del personale delle Nazioni Unite, le sue installazioni e le sue operazioni umanitarie saranno pienamente rispettate”. Gli interventi, la cui ripresa è prevista “nel più breve tempo possibile”, erano stati sospesi l’8 gennaio scorso per l’attacco ad un mezzo delle Nazioni Unite da parte dell’esercito israeliano, in seguito al quale è deceduto un autista palestinese. Ieri anche il Comitato internazionale della Croce rossa aveva limitato le attività a Gaza, dopo che uno dei convogli era stato colpito dall'artiglieria israeliana. Tel Aviv si è detta “profondamente dispiaciuta” per gli incidenti, i quali "non riflettono" la politica promossa da governo.
Nel frattempo la crisi umanitaria nella striscia di Gaza si fa sempre più grave: circa l’80% del milione e mezzo di palestinesi necessitano di assistenza e la situazione è “estremamente preoccupante”. Secondo gli ultimi dati, i morti sul fronte palestinese sarebbero 792, oltre 3200 i feriti. Sul versante israeliano si contano 13 vittime.
La guerra in Terrsanta è giunta ormai al 15mo giorno: questa mattina si sono registrati nuovi attacchi da parte dell’aviazione e dei reparti di terra dell’esercito di Israele, ai quali i militanti di Hamas hanno risposto con il lancio di razzi. A Jabalya, campo profughi a nord della striscia, un carro armato israeliano ha aperto il fuoco uccidendo otto palestinesi, tutti appartenenti alla stessa famiglia.
Sul fronte della diplomazia il presidente palestinese Abu Mazen, in visita al Cairo, ha lanciato un appello ai due schieramenti per un cessate il fuoco immediato. Ma sia Israele che Hamas sembrano prediligere la logica di guerra: essi hanno respinto la risoluzione 1860 approvata ieri dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che chiedeva una fine delle ostilità “immediata e duratura”. Il premier israeliano Ehud Olnert l’ha rifiutata definendola “impraticabile”, mentre Hamas accusa le Nazioni Unite perchè “non sono stati consultati”.
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