mercoledì, giugno 18, 2008

Diario della visita alla comunità di Elbasan, in Albania, dove le Suore Domenicane della Beata Imelda hanno creato una scuola per i più piccoli.

1° puntata: l'adozione a distanza

La nostra conoscenza con le Suore Domenicane della Beata Imelda di Elbasan inizia nel 1996 con l’adozione a distanza di un bambino che frequentava la loro scuola materna. In occasione del Natale di quell’anno, un’associazione di volontariato distribuiva materiale informativo sull’adozione a distanza in diverse nazioni. L’idea che avremmo potuto seguire, attraverso note informative provenienti dai responsabili dell’adozione, la crescita del bambino e la possibilità di potere avere uno scambio epistolare, ci aveva dato un’ulteriore spinta ad aderire a questa iniziativa. Dopo qualche mese dall’adesione abbiamo ricevuto una scheda che riassumeva i dati del bambino assegnatoci e una sintesi delle attività della Scuola, nonché brevi cenni della situazione in Albania e di quello che le Suore Domenicane della Beata Imelda (la Congregazione che aveva costruito e gestiva questa scuola) avevano trovato e di quello che avrebbero voluto realizzare. Periodicamente arrivavano comunicazioni con foto del bimbo, che nel frattempo cresceva, disegni fatti da lui per noi in occasione del Natale, della Pasqua e della chiusura della scuola. Il tutto sempre accompagnato da una breve ma dettagliata relazione da parte della responsabile delle adozioni sulle attività svolte nell’anno e dei nuovi traguardi che volevano raggiungere grazie anche al contributo dei “benefattori” italiani.

Quando il bambino era già alla scuola dell’obbligo, abbiamo sentito la voglia di dialogare con lui e così abbiamo iniziato a mandargli dei piccoli doni per Natale, delle lettere e parallelamente abbiamo iniziato una “conversazione” con Suor Margherita. Succedeva una o due volte l’anno, ma nonostante le loro tante difficoltà (poco tempo da destinare alla corrispondenza per le innumerevoli attività, mancanza di corrente elettrica per molte ore che impediva di poter scrivere al termine delle attività giornaliere, lunghezza nei tempi di consegna della posta), abbiamo iniziato un rapporto di conoscenza. Io raccontavo cosa succedeva nella nostra vita e Lei mi raccontava dei loro progetti, di quanto c’era di diverso nella vita di tutti i giorni lì rispetto all’Italia, pur essendo ad un’ora di aereo da Roma. Io cercavo di capire in quali difficoltà operavano queste Suore che, comunque, si erano trasferite in quel paese per dare un’istruzione a bambini di religione ortodossa, musulmana, rarissimi i cattolici. Trovavo questo un segno di grande civiltà, insieme al fatto che condividevano le stesse difficoltà della popolazione.

Sono sempre rimaste lì e dalle lettere emergeva solo una gran voglia di continuare perché, se pur con piccoli segnali, si percepiva che qualcosa stava cambiando. Arriviamo così al 2007. Il bimbo adottato nel lontano 1996, ormai 14enne, finiva di frequentare la loro scuola e quindi terminava la nostra adozione. Nel frattempo anche a Elbasan era arrivato Internet e la posta elettronica che permettevano di intensificare i nostri rapporti epistolari. In occasione di un ritorno in Italia, Suor Margherita ha voluto incontrarci di persona. Nonostante i tanti impegni e le tante persone che avrebbe voluto e potuto incontrare, ci ha dedicato una giornata intera. Ricordo con un sorriso i vari contatti per accordarci su dove trovarci, ma anche l’agitazione la notte prima della Sua visita. Mi sono domandata cosa, in effetti, stavo aspettando o cercando da questo incontro.

Alla fine della giornata trascorsa insieme parlando delle nostre vite, mio marito ed io abbiamo preso la decisione (anche invogliati dalle testimonianze di Suor Margherita) di trascorrere un periodo presso la Comunità di Elbasan. Concordate con la comunità di Elbasan le date del nostro soggiorno (dal 2 maggio al 9 maggio), preso il coraggio a due mani ho prenotato il volo. Era il 7 marzo ….. avevamo tutto il tempo per elaborare la paura di volare.

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