sabato, settembre 03, 2016
Un regime che, indisturbato, ha violato qualsiasi diritto umano ed un paese strategicamente troppo importante nell'Asia Centrale. Causa della morte sarebbe stata un'aneurisma celebrale, ma resta il giallo dopo una giornata di annunci e smentite. Secondo gli analisti non ci sarà cambio di regime, ma al momento manca un successore.

È arrivato soltanto nella notte di ieri la notizia della morte del dittatore dell'Uzbekistan, Islam Karimov, dopo una giornata di annunci e smentite, segno di grande incertezza nella repubblica ex sovietica dell’Asia centrale che ha una enorme importanza strategica. Senza un successore e senza sapere chi al momento sia reggente, il paese si appresta a vivere una fase di transizione della quale ignoriamo la durata e la violenza.

Karimov era stato ricoverato, a Tashkent, già ad inizio della settimana per una emorragia cerebrale. Nei giorni scorsi già si era diffusa la notizia della sua morte, prima la figlia più piccola, Lola, smentisse sostenendo che il padre "è in rianimazione e non si può esser certi di quali potranno essere le sue condizioni in futuro".

Soltanto nella notte di venerdì è stato diramato l'annuncio ufficiale del decesso del dittatore 78enne. Poco dopo l'agenzia russa Interfax ha ulteriormente smentito, ma ormai la notizia aveva raggiunto tutte le principali sedi diplomatiche, con il governo nazionale che aveva già provveduto ad informare le ambasciate del Kirghizistan e dell'Afghanistan.

Karimov lascia il paese più popolato, più impoverito e più strategico dell'Asia centrale, dopo 25 anni di dittatura durissima e sanguinaria. Una realtà terribile, di un popolo interamente sottomesso, a lungo sotto il benestare di Russia e Stati Uniti, che ha utilizzato il paese come base delle operazioni in Afghanistan fino al 2005.

Molto criticato per il modo in cui ha represso qualsiasi opposizione, alla fine nessuno ha mai voluto mettere seriamente in crisi il suo potere. Nel maggio 2005, ad Andijan, nella valle di Ferghana, ordinò l'uccisione di centinaia di dimostranti musulmani disperati per una situazione economica da fame. Durissima la lotta all'estremismo islamico e qualunque opposizione politica, ricorrendo a pratiche di tortura medievale come la bollitura a morte.

Dipendente dalla produzione di cotone, la popolazione vive in condizioni di schiavitù, con pratiche economiche del baratto e venendo deportata a lavorare nelle piantagioni durante i periodi di raccolta.

Secondo gli analisti, la crisi intorno ad un eventuale successore, non porterà ad un sostanziale cambio di regime, a causa di un capillare sistema di servizi costruito sul modello del KGB sovietico. Il principale favorito all'ascesa non sarà né tra la famiglia né tra i servizi, ma potrebbe trattarsi dell'attuale premier, Shavkat Miriziyoev, 58 anni, inflessibile e aggressivo contro le opposizioni, in grado di garantire continuità. Inoltre è dal suo ufficio che è partito il comunicato sull'ospedalizzazione del presidente.


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