Tra i reati contestati anche l'associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale. Al centro della vicenda, tra imprenditoria e politica, il faccendiere Raffaele Pizza, finito in manette tra gli altri assieme a due impiegati delle Agenzie delle entrate.
Un fitto groviglio di tangenti tra politici, funzionari e imprenditori per spartirsi gli appalti dei ministeri. Questo lo scenario che emerge dall'operazione denominata "Labirinto", della procura guidata da Giuseppe Pignatone e dalla Guardia di Finanza. Scattati all'alba di stamani 24 ordini di custodia cautelare, centinaia di perquisizioni delle Fiamme Gialle, con un'operazione estesa a molte città italiane ma che ha il suo epicentro nella capitale.
Sequestrati più di 1,2 milioni di euro tra immobili, conti correnti e quote societarie a carico di altrettanti indagati, gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita.
Scattate le manette anche per il noto faccendiere Raffaele Pizza (fratello di Giuseppe Pizza, il politico calabrese ex sottosegretario del governo Berlusconi). Secondo gli inquirenti egli, adoperando i suoi legami stabili con il mondo della politica, rappresentava lo snodo tra il mondo imprenditoriale e quello degli enti pubblici, svolgendo "un'incessante e prezzolata opera di intermediazione tra i suoi interessi e quelli di imprenditori senza scrupolo" allo scopo di aggiudicarsi le gare pubbliche.
Il faccendiere usava uno studio vicino al Parlamento, per ricevere denaro di illecita provenienza, nasconderlo e smistarlo grazie anche alla collaborazione di un parlamentare in carica, indagato, che "apparterrebbe all'Ncd" la formazione politica che fa capo proprio all'attuale ministro dell'Interno Angelino Alfano.
Partite da segnalazioni per operazioni sospette nei confronti di un consulente tributario romano, le indagini avrebbero così smascherato una rete corruttiva capace di ottenere appalti per la fornitura di servizi e beni di diversi enti statali e anche di alcuni ministeri. Commesse vinte grazie al pagamento di tangenti, smistate anche a esponenti politici e a loro familiari. E spesso realizzate con prestazioni e materiali di qualità inferiore a quanto previsto. Inoltre alcuni degli appartenenti all'associazione per delinquere si sarebbero occupati di fornire documentazione fittizia per creare i fondi neri destinati ad alimentare il circolo corruttivo.
Sequestrati più di 1,2 milioni di euro tra immobili, conti correnti e quote societarie a carico di altrettanti indagati, gravemente indiziati dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita.
Scattate le manette anche per il noto faccendiere Raffaele Pizza (fratello di Giuseppe Pizza, il politico calabrese ex sottosegretario del governo Berlusconi). Secondo gli inquirenti egli, adoperando i suoi legami stabili con il mondo della politica, rappresentava lo snodo tra il mondo imprenditoriale e quello degli enti pubblici, svolgendo "un'incessante e prezzolata opera di intermediazione tra i suoi interessi e quelli di imprenditori senza scrupolo" allo scopo di aggiudicarsi le gare pubbliche.
Il faccendiere usava uno studio vicino al Parlamento, per ricevere denaro di illecita provenienza, nasconderlo e smistarlo grazie anche alla collaborazione di un parlamentare in carica, indagato, che "apparterrebbe all'Ncd" la formazione politica che fa capo proprio all'attuale ministro dell'Interno Angelino Alfano.
Partite da segnalazioni per operazioni sospette nei confronti di un consulente tributario romano, le indagini avrebbero così smascherato una rete corruttiva capace di ottenere appalti per la fornitura di servizi e beni di diversi enti statali e anche di alcuni ministeri. Commesse vinte grazie al pagamento di tangenti, smistate anche a esponenti politici e a loro familiari. E spesso realizzate con prestazioni e materiali di qualità inferiore a quanto previsto. Inoltre alcuni degli appartenenti all'associazione per delinquere si sarebbero occupati di fornire documentazione fittizia per creare i fondi neri destinati ad alimentare il circolo corruttivo.
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