Anche in Europa gli eventi meteorologici estremi sono in aumento. Gli Stati Uniti potrebbero essere costretti a pagare bollette da 100 miliardi di dollari l’anno.
GreenReport - Nel 2012 gli Stati Uniti hanno subito 11 eventi meteorologici estremi, ciascuno dei quali ha provocato danni per almeno un miliardo di dollari. Meno di quanto era avvenuto nel 2011, quando questo particolare tipo di evento, a metà tra il fisico e l'economico, si era verificato 14 volte. Sappiamo che questi 11 eventi meteorologici estremi hanno causato oltre 300 morti. Il più tragico è stato l'uragano Sandy, che ha provocato 131 vittime. Ma anche le onde di calore che hanno segnato l'estate americana non sono state meno devastanti: sono state direttamente responsabili, infatti, di almeno 123 morti, mentre è ancora imprecisato il numero dei decessi indiretti che hanno provocato.
In particolare sette di questi eventi sono stati fenomeni del tipo tornando, due fenomeni del tipo uragano e altri due sono stati lunghi periodi di siccità.
Il bilancio aggregato dei danni economici causati dagli 11 eventi "sopra 1 miliardo di dollari" ancora non è disponibile, anche se tutto lascia ritenere - sostengono i tecnici del National Climatic Data Center (Ncdc), il centro di elaborazione dati della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), l'agenzia federale che si occupa della ricerca scientifica e dell'analisi meteorologica negli Stati Uniti - che, pur con meno eventi, il bilancio del 2012, anche al netto dell'inflazione, supererà quello del 2011, quando il paese ha accusato danni per 60,6 miliardi di dollari.
L'anno record per i danni resta il 2005 quando Katrina (ma anche altri uragani, come Rita, Wilma e Dennis) presentarono un conto da 187 miliardi di dollari. Ma questi danni - tenuto conto dell'inflazione - sembrano confermare un netto trend ascendente. Detto in altri termini, gli eventi meteorologici estremi capaci di causare grandi danni stanno aumentando. La Noaa, infatti, registra questi fenomeni dal 1980. E, in 33 anni, ha registrato 144 eventi meteorologici estremi che hanno provocato danni per almeno 1 miliardo di dollari. Con una media di 4,4 eventi/anno.
Ebbene, tra il 1980 e il 2010, mai sono verificati più di 9 eventi meteorologici da "1 miliardi di dollari di danni". In questi 31 anni la media è stata di 3,8 eventi/anno. Persino nel 2005 il numero di eventi catastrofici si è fermato a 5. Negli ultimi due anni, invece, se ne sono verificati, complessivamente, 25: con una media di 12,5 eventi/anno: tre volte superiore alla media dei 31 anni precedenti.
Gli ultimi due anni potrebbero costituire una fluttuazione statistica. Ma il timore è che essi possano indicare la norma del futuro prossimo venuto. L'aumento degli eventi meteorologici estremi, sia in numero che in intensità, è previsto infatti da quasi tutti i modelli di previsione dei cambiamenti climatici. Detta in altri termini, gli Stati Uniti potrebbero essere costretti a pagare bollette da 100 miliardi di dollari l'anno al clima che cambia. Senza contare le centinaia di vittime.
Qualcosa di analogo succede in Europa. E anche qui da noi, in Italia. Un motivo in più per avviare serie politiche di prevenzione e di adattamento.
GreenReport - Nel 2012 gli Stati Uniti hanno subito 11 eventi meteorologici estremi, ciascuno dei quali ha provocato danni per almeno un miliardo di dollari. Meno di quanto era avvenuto nel 2011, quando questo particolare tipo di evento, a metà tra il fisico e l'economico, si era verificato 14 volte. Sappiamo che questi 11 eventi meteorologici estremi hanno causato oltre 300 morti. Il più tragico è stato l'uragano Sandy, che ha provocato 131 vittime. Ma anche le onde di calore che hanno segnato l'estate americana non sono state meno devastanti: sono state direttamente responsabili, infatti, di almeno 123 morti, mentre è ancora imprecisato il numero dei decessi indiretti che hanno provocato.
In particolare sette di questi eventi sono stati fenomeni del tipo tornando, due fenomeni del tipo uragano e altri due sono stati lunghi periodi di siccità.
Il bilancio aggregato dei danni economici causati dagli 11 eventi "sopra 1 miliardo di dollari" ancora non è disponibile, anche se tutto lascia ritenere - sostengono i tecnici del National Climatic Data Center (Ncdc), il centro di elaborazione dati della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), l'agenzia federale che si occupa della ricerca scientifica e dell'analisi meteorologica negli Stati Uniti - che, pur con meno eventi, il bilancio del 2012, anche al netto dell'inflazione, supererà quello del 2011, quando il paese ha accusato danni per 60,6 miliardi di dollari.
L'anno record per i danni resta il 2005 quando Katrina (ma anche altri uragani, come Rita, Wilma e Dennis) presentarono un conto da 187 miliardi di dollari. Ma questi danni - tenuto conto dell'inflazione - sembrano confermare un netto trend ascendente. Detto in altri termini, gli eventi meteorologici estremi capaci di causare grandi danni stanno aumentando. La Noaa, infatti, registra questi fenomeni dal 1980. E, in 33 anni, ha registrato 144 eventi meteorologici estremi che hanno provocato danni per almeno 1 miliardo di dollari. Con una media di 4,4 eventi/anno.
Ebbene, tra il 1980 e il 2010, mai sono verificati più di 9 eventi meteorologici da "1 miliardi di dollari di danni". In questi 31 anni la media è stata di 3,8 eventi/anno. Persino nel 2005 il numero di eventi catastrofici si è fermato a 5. Negli ultimi due anni, invece, se ne sono verificati, complessivamente, 25: con una media di 12,5 eventi/anno: tre volte superiore alla media dei 31 anni precedenti.
Gli ultimi due anni potrebbero costituire una fluttuazione statistica. Ma il timore è che essi possano indicare la norma del futuro prossimo venuto. L'aumento degli eventi meteorologici estremi, sia in numero che in intensità, è previsto infatti da quasi tutti i modelli di previsione dei cambiamenti climatici. Detta in altri termini, gli Stati Uniti potrebbero essere costretti a pagare bollette da 100 miliardi di dollari l'anno al clima che cambia. Senza contare le centinaia di vittime.
Qualcosa di analogo succede in Europa. E anche qui da noi, in Italia. Un motivo in più per avviare serie politiche di prevenzione e di adattamento.
Pietro Greco
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