Un minuto di silenzio e di preghiera per chiedere che le armi non abbiano l’ultima parola nel conflitto che da quasi due anni insanguina il Paese. La presidente del Movimento dei Focolari lancia una campagna internazionale per fermare il conflitto e chiedere che le trattative di pace riprendano per il bene di milioni di cittadini inermi e indifesi.
Città Nuova - Una lettera, nei giorni di Natale, giunta dalla comunità dei focolari in Siria è stata per Maria Voce, una spinta decisiva per rilanciare a livello internazionale il Time Out: un minuto di silenzio e di preghiera, alle 12 ora italiana per chiedere la pace nel mondo e particolarmente nel Paese mediorientale dilaniato da 22 mesi di conflitto. Questa campagna internazionale era stata ideata da Chiara Lubich, nel 1991 durante la guerra del Golfo ed era stato un contributo importante per sensibilizzare l’opinione pubblica e spingere decisamente a ripensare le iniziative di pacificazione.
Ora Maria Voce rilancia l’iniziativa davanti a 350 giovani provenienti dai cinque continenti e li ingaggia nella diffusione di questo minuto mondiale da dedicare alla pace, perché si fermino le armi e si riaprano le trattative per una convivenza pacifica e libera.
Di fronte «a queste guerre assurde, solamente Dio può venire incontro al bisogno di pace che c’è nell’umanità. Ci vorrebbe veramente una preghiera forte, potente, con una fede rinnovata che Dio può farlo, che se si chiede in unità Dio viene incontro»ha ribadito la presidente dei Focolari.«Gesù è chiamato il Principe della Pace, ha concluso Maria Voce -, faccia dono all’umanità di quella pace giusta, che permetta a tutti, di qualsiasi fede, condizione, Paese, di vivere serenamente la vita. Che condivida questo dono della Pace con tutti gli uomini».
La missiva della Siria spiegava che nel Paese, considerato granaio del Medioriente, scarseggia oltre all’acqua e alle medicine, anche il pane. La scelta di una signora di condividere con altri in necessità, anche l’ultimo pacchetto non è stata facile. Ma appena donato ecco arrivare a casa altro pane: «Dio è intervenuto anche stavolta, quando sembrava più difficile» è stato il suo commento.
Intanto con un tam-tam sui Social Network i giovani hanno già cominciato a diffondere la notizia creando su Facebook l’evento Time Out for peace. Città Nuova ha già parlato, in numerosi articoli, di quanto la Siria e il suo popolo stiano vivendo. Ora aderiamo a questa campagna aprendo alle 12 uno spazio dedicato ad un diario dalla Siria con le notizie che ci provengono direttamente dai siriani rimasti nelle città sotto i bombardamenti dell’esercito regolare e gli assalti del Fronte di liberazione.
Città Nuova - Una lettera, nei giorni di Natale, giunta dalla comunità dei focolari in Siria è stata per Maria Voce, una spinta decisiva per rilanciare a livello internazionale il Time Out: un minuto di silenzio e di preghiera, alle 12 ora italiana per chiedere la pace nel mondo e particolarmente nel Paese mediorientale dilaniato da 22 mesi di conflitto. Questa campagna internazionale era stata ideata da Chiara Lubich, nel 1991 durante la guerra del Golfo ed era stato un contributo importante per sensibilizzare l’opinione pubblica e spingere decisamente a ripensare le iniziative di pacificazione.
Ora Maria Voce rilancia l’iniziativa davanti a 350 giovani provenienti dai cinque continenti e li ingaggia nella diffusione di questo minuto mondiale da dedicare alla pace, perché si fermino le armi e si riaprano le trattative per una convivenza pacifica e libera.
Di fronte «a queste guerre assurde, solamente Dio può venire incontro al bisogno di pace che c’è nell’umanità. Ci vorrebbe veramente una preghiera forte, potente, con una fede rinnovata che Dio può farlo, che se si chiede in unità Dio viene incontro»ha ribadito la presidente dei Focolari.«Gesù è chiamato il Principe della Pace, ha concluso Maria Voce -, faccia dono all’umanità di quella pace giusta, che permetta a tutti, di qualsiasi fede, condizione, Paese, di vivere serenamente la vita. Che condivida questo dono della Pace con tutti gli uomini».
La missiva della Siria spiegava che nel Paese, considerato granaio del Medioriente, scarseggia oltre all’acqua e alle medicine, anche il pane. La scelta di una signora di condividere con altri in necessità, anche l’ultimo pacchetto non è stata facile. Ma appena donato ecco arrivare a casa altro pane: «Dio è intervenuto anche stavolta, quando sembrava più difficile» è stato il suo commento.
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