Il presidente sudafricano Zuma va in visita a Kampala e ottiene la garanzia di poter sfruttare le ricche risorse minerarie dell'Uganda.
di Giorgio Caccamo
PeaceReporter - La ricchezza di risorse dell'Africa da sempre fa gola a tutte le potenze mondiali. Dai paesi che avevano colonizzato il continente ai nuovi imperi globali, da Francia e Inghilterra a Stati Uniti e Cina. Ma ora emerge con prepotenza anche una potenza regionale, forse l'unica vera potenza africana, il Sudafrica. Per molti analisti, dopo i "BRIC" (Brasile, Russia, India, Cina), le nuove economie emergenti sarebbero i paesi racchiusi sotto la sigla "STIM": Sudafrica, Turchia, Indonesia, Messico. Proprio per ricoprire degnamente il ruolo di nuova potenza che anche gli osservatori internazionali gli riconoscono, il Sudafrica è appunto impegnato da tempo in una serie di investimenti - pubblici e privati - in tutto il continente, tanto per assicurarsi risorse quanto per ribadire lo status di leadership regionale. L'ultimo esempio è la visita ufficiale del presidente sudafricano Jacob Zuma in Uganda.
L'Uganda è un paese che si è recentemente scoperto ricco di risorse minerarie, petrolio incluso, suscitando gli appetiti e gli interessi di molte compagnie estere, se non proprio di interi paesi e governi. È presente anche l'Eni, ma sono soprattutto le aziende controllate da Pechino ad aver puntato molto sul petrolio ugandese. Adesso anche il Sudafrica è pronto a competere in Uganda, con la Cina e qualsiasi altra potenza. Nella sua visita di quattro giorni fa, Zuma è stato chiaro e ha giocato molto sull'auspicata unità politica dei paesi africani. Occorrono impegni comuni per combattere la povertà, per migliorare l'istruzione, per rilanciare le economie africane: "È solo unendo i nostri popoli e combinando i nostri sforzi che riusciremo a vincere questa grandissima sfida". Le parole di Zuma sono certamente di circostanza, dal momento che sono risuonate simili già in visite precedenti in altri stati africani. Ma in questo caso dicevano molto di più, soprattutto al suo collega ugandese Yoweri Museveni.
Zuma si è recato a Kampala accompagnato da una delegazione di investitori, imprenditori e uomini d'affari già abituati al mercato ugandese. In effetti, gli investimenti nel settore minerario e petrolifero renderanno ancora più solidi i rapporti commerciali già esistenti tra i due paesi. In Uganda sono presenti almeno cinquanta aziende sudafricane, attive nel settore dell'energia, del commercio, delle telecomunicazioni e della finanza. Le esportazioni sudafricane in Uganda ammontanto ad oltre 170 milioni di dollari, mentre il Sudafrica importa da Kampala beni e risorse per circa 13 milioni di dollari. Il Sudafrica è stato tra i primi e pochi paesi ad aver avuto accesso ai risultati delle analisi scientifiche che hanno dimostrato la ricchezza del sottosuolo ugandese. Le attività di estrazione mineraria, escluso il settore petrolifero quasi monopolio cinese, sono condotte perlopiù con metodi artigianali da piccoli minatori, eppure i ricavi del settore superano i 40 milioni di dollari.
Gli investimenti cinesi sono naturalmente i più cospicui e dunque graditissimi, ma la direttrice esecutiva dell'autorità ugandese per gli investimenti (Uia), Maggie Kigozi, ha accolto con favore la presenza sudafricana anche in settori con forte presenza cinese. Secondo Kigozi, il Sudafrica ha una grandissima esperienza nel settore minerario e potrebbe garantire sviluppo e investimenti in Uganda. Museveni ha aggiunto: "So che il Sudafrica è il quarto paese al mondo per produzioni minerarie e sta cercando opportunità nel settore in tutto il mondo". Quando l'Uganda metterà a disposizione nuove licenze minerarie, a Pretoria saranno i primi a saperlo. Museveni ha detto che l'Uganda, fedelmente alle ricette della Banca Mondiale e del Fmi, garantirà un'economia di mercato liberalizzata, incentivi fiscali e non porrà limiti all'esportazione di capitali.
A margine della sua visita, teoricamente motivata dalla gratitudine politica all'Uganda per il sostegno storico all'African National Congress (Anc) e alla lotta contro l'apartheid, Zuma ha presenziato all'inaugurazione della Uganda Chamber of Mines and Petroleum, una lobby milionaria che dovrebbe influenzare le politiche economiche di Kampala. L'impegno dei due paesi, dunque, non è affatto disinteressato, soprattutto non lo è quello del Sudafrica. Non è casuale che le cifre degli investimenti sudafricani nelle miniere ugandesi siano ancora indefiniti. Il rischio è, però, che il governo di Pretoria si appresti ad esercitare un controllo "neocoloniale" sulle risorse e sulle opportunità economiche del continente africano.
di Giorgio CaccamoPeaceReporter - La ricchezza di risorse dell'Africa da sempre fa gola a tutte le potenze mondiali. Dai paesi che avevano colonizzato il continente ai nuovi imperi globali, da Francia e Inghilterra a Stati Uniti e Cina. Ma ora emerge con prepotenza anche una potenza regionale, forse l'unica vera potenza africana, il Sudafrica. Per molti analisti, dopo i "BRIC" (Brasile, Russia, India, Cina), le nuove economie emergenti sarebbero i paesi racchiusi sotto la sigla "STIM": Sudafrica, Turchia, Indonesia, Messico. Proprio per ricoprire degnamente il ruolo di nuova potenza che anche gli osservatori internazionali gli riconoscono, il Sudafrica è appunto impegnato da tempo in una serie di investimenti - pubblici e privati - in tutto il continente, tanto per assicurarsi risorse quanto per ribadire lo status di leadership regionale. L'ultimo esempio è la visita ufficiale del presidente sudafricano Jacob Zuma in Uganda.
L'Uganda è un paese che si è recentemente scoperto ricco di risorse minerarie, petrolio incluso, suscitando gli appetiti e gli interessi di molte compagnie estere, se non proprio di interi paesi e governi. È presente anche l'Eni, ma sono soprattutto le aziende controllate da Pechino ad aver puntato molto sul petrolio ugandese. Adesso anche il Sudafrica è pronto a competere in Uganda, con la Cina e qualsiasi altra potenza. Nella sua visita di quattro giorni fa, Zuma è stato chiaro e ha giocato molto sull'auspicata unità politica dei paesi africani. Occorrono impegni comuni per combattere la povertà, per migliorare l'istruzione, per rilanciare le economie africane: "È solo unendo i nostri popoli e combinando i nostri sforzi che riusciremo a vincere questa grandissima sfida". Le parole di Zuma sono certamente di circostanza, dal momento che sono risuonate simili già in visite precedenti in altri stati africani. Ma in questo caso dicevano molto di più, soprattutto al suo collega ugandese Yoweri Museveni.
Zuma si è recato a Kampala accompagnato da una delegazione di investitori, imprenditori e uomini d'affari già abituati al mercato ugandese. In effetti, gli investimenti nel settore minerario e petrolifero renderanno ancora più solidi i rapporti commerciali già esistenti tra i due paesi. In Uganda sono presenti almeno cinquanta aziende sudafricane, attive nel settore dell'energia, del commercio, delle telecomunicazioni e della finanza. Le esportazioni sudafricane in Uganda ammontanto ad oltre 170 milioni di dollari, mentre il Sudafrica importa da Kampala beni e risorse per circa 13 milioni di dollari. Il Sudafrica è stato tra i primi e pochi paesi ad aver avuto accesso ai risultati delle analisi scientifiche che hanno dimostrato la ricchezza del sottosuolo ugandese. Le attività di estrazione mineraria, escluso il settore petrolifero quasi monopolio cinese, sono condotte perlopiù con metodi artigianali da piccoli minatori, eppure i ricavi del settore superano i 40 milioni di dollari.
Gli investimenti cinesi sono naturalmente i più cospicui e dunque graditissimi, ma la direttrice esecutiva dell'autorità ugandese per gli investimenti (Uia), Maggie Kigozi, ha accolto con favore la presenza sudafricana anche in settori con forte presenza cinese. Secondo Kigozi, il Sudafrica ha una grandissima esperienza nel settore minerario e potrebbe garantire sviluppo e investimenti in Uganda. Museveni ha aggiunto: "So che il Sudafrica è il quarto paese al mondo per produzioni minerarie e sta cercando opportunità nel settore in tutto il mondo". Quando l'Uganda metterà a disposizione nuove licenze minerarie, a Pretoria saranno i primi a saperlo. Museveni ha detto che l'Uganda, fedelmente alle ricette della Banca Mondiale e del Fmi, garantirà un'economia di mercato liberalizzata, incentivi fiscali e non porrà limiti all'esportazione di capitali.
A margine della sua visita, teoricamente motivata dalla gratitudine politica all'Uganda per il sostegno storico all'African National Congress (Anc) e alla lotta contro l'apartheid, Zuma ha presenziato all'inaugurazione della Uganda Chamber of Mines and Petroleum, una lobby milionaria che dovrebbe influenzare le politiche economiche di Kampala. L'impegno dei due paesi, dunque, non è affatto disinteressato, soprattutto non lo è quello del Sudafrica. Non è casuale che le cifre degli investimenti sudafricani nelle miniere ugandesi siano ancora indefiniti. Il rischio è, però, che il governo di Pretoria si appresti ad esercitare un controllo "neocoloniale" sulle risorse e sulle opportunità economiche del continente africano.
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