martedì, gennaio 05, 2010
A Roma dal 14 novembre al 14 marzo


del nostro redattore a Roma Carlo Mafera

Una mostra veramente deliziosa con i migliori dipinti di Giovanni Boldini si presenta agli occhi del visitatore che desidera passare un paio d’ore distensive godendosi il piacere del senso visivo. È in pratica la continuazione della mostra che un paio di anni fa il Chiostro del Bramante accolse con il titolo “I macchiaioli”. Infatti sono presenti anche in questa occasione De Nittis e Zandomeneghi, pittori che insieme a Boldini andarono a Parigi per ritrarre il mondo della Belle Epoque. Ciò che risalta più di altri aspetti è la maestria con cui Giovanni Boldini dipingeva le donne dell’alta società parigina. È un vero inno alla bellezza muliebre, che solo pochi pittori hanno saputo ritrarre con la medesima freschezza. Lascio all’interpretazione di due critici l’approfondimento di questo tema. Il primo Berenson nel 1958 scrisse: “"Era un artista ultra chic, in suo modo particolare, specialmente quando ritraeva lungiformi signore dell'alta società internazionale che appaiono dipinte come sotto un vetro traslucido. Esperto di quel mondo e della letteratura francese che lo ha rappresentato, interpretava molto bene la più alta eleganza femminile in un'epoca in cui era anche troppo rivestita dagli artifici dei sarti e delle modiste, figurativamente legata in pose ambigue che stanno tra il salotto e il teatro. Ma quei ritratti hanno un forte potere d'incanto: rivelano spontanee e sicure doti di pittore...". Il secondo critico (Panconi nel 2008) è andato ancora più in profondità e dice: “Le donne ebbero sempre un ruolo di primo piano nella sua vita, nel ritrarle egli ne esaltava le caratteristiche migliori, allungava gambe, mani, piedi per esaltare il fascino naturale. Raggiunta la celebrità e la ricchezza non smise di impegnarsi nel lavoro, che programmava minuziosamente: ogni suo quadro era preceduto da schizzi, appunti e prove per ottenere la perfezione formale. Persino i suoi caratteristici, rapidissimi colpi di pennello, le cosiddette "sciabolate" che imprimevano vita e movimento, erano accuratamente studiati. Le donne di Boldini sono nature flessuose e disinibite che mostrano senza reticenza un modello di bellezza erudito e, spogliandosi, affermano la loro autodeterminazione di individui maturi e emancipati, pienamente consapevoli della propria femminilità. Nature fantastiche e conturbanti raggiungono eccitate lo studio dell'artista, impazienti di sfuggire al protocollo dei loro palazzi, di slacciare i rigidi corpetti di stecche di balena, per abbandonarsi, libere finalmente, nel tepore del boudoir, di sentirsi loro stesse protagoniste, ammirate e soprattutto comprese, di fronte al “fauno”, a quel piccolo uomo al quale non sanno tacere i loro più reconditi desideri. Boldini non le giudica, perché giudicarle significherebbe rinnegare la sua natura dissoluta, ma anzi le incoraggia a esprimersi, raccoglie le loro confessioni, le loro angosce e le induce a riflettere sulla fatuità del tempo e dell’amore che vive di un solo attimo. L’artista sa cogliere a volo quel momento, quello irripetibile, in cui la bellezza appare più sfolgorante e in cui le sue muse si mostrano più disinvolte e naturali. Eppure questi ritratti ricolmi di tanta bellezza sono spesso perturbati da un senso di provvisorietà, che aleggia velata, che freme nell’aria e negli sguardi ora struggenti, ora superbi o malinconici, di femmine insoddisfatte e irrequiete, colpevoli di vanità, complici compiaciute e sopraffatte da quella immagine certamente sconveniente che il genio italiano darà di loro. L’artista esalta il loro ego ritraendole spesso soltanto un attimo prima che, sopraggiungendo l’autunno della vita, la loro bellezza appassisca per sempre, che le loro foglie di rose profumate comincino a cadere. A volte, come uno stregone, raccoglie i fragili petali e con un gesto d’amore ricompone quei fiori appassiti restituendogli un attimo di eterna primavera.” Cosa dire di più : solo questo. “La bellezza salverà il mondo” così affermava il principe Myskin, nell’ “Idiota” del grande romanziere russo F. Dostoevskij. Sia Platone che Dostoevskij infatti non credevano in questo mondo, preda della bruttezza, bensì non smisero mai di credere nell'oltremondo della bellezza - intesa come fuoriuscita da un mondo inferiore. Entrambi corroborarono, dunque, la profezia sulla bellezza salvatrice. Forse anche Boldini inconsapevolmente ha fatto proprio questo concetto proiettandolo sulle figure femminili e il visitatore può attingere anche solo per un attimo quel desiderio di trasfigurazione che c’è in noi quando cerchiamo nella bellezza, in qualsiasi tipo di bellezza, il divino che aleggia nelle nostre case e nelle nostre strade.

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