Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, uno dei porti pescherecci più importanti del Mediterraneo, dove la presenza di lavoratori extracomunitari è massiccia e senza problemi di integrazione, ha rilasciato oggi la seguente intervista a Laura Eduardi, del quotidiano "Liberazione"
Misna - D: Un barcone con 78 persone a bordo che naviga nel Canale di Sicilia per 20 giorni senza che nessuno lo avvisti... L'Acnur considera «allarmante» questa circostanza e chiede di tornare alla legge del mare, ovvero alla solidarietà verso i natanti in pericolo. Condivide questa preoccupazione?
Monsignor Mogavero: "Penso sia un'osservazione pertinentissima. Parlo per esperienza, i pescatori di Mazara del Vallo sono spesso protagonisti di rischiosi salvataggi in mare. L'unica legge che deve valere in mare è la legge del mare. E' la legge dei semplici, di coloro che si confrontano con le forze della natura e soccorrono le persone in pericolo senza guardare il tornaconto economico, mettendo anche a repentaglio la propria incolumità. Quella legge continua a vigere, ma con la nuova era dei respingimenti la gente di mare teme di fare del bene e per questo venire incriminata per favoreggiamento dell' immigrazione 'clandestina'."
D. : Possiamo ipotizzare che gli incaricati di pattugliare abbiano chiuso un occhio?
Monsignor Mogavero: 'Il Mediterraneo è un mare pattugliatissimo, mi pare difficile che nessuno si accorga del barcone. Questo probabilmente è il massimo di tolleranza permesso, e cioè fingere di non vedere. Se le cose stanno così, vorrei mettermi nei panni degli uomini della marina, della guardia costiera, della guardia di finanza, so che sono persone con un tasso di umanità notevole, finora hanno svolto il proprio lavoro con il cuore ma oggi sono dei militari che devono ubbidire altrimenti rischiano conseguenze pesanti sul piano penale. Vorrei pensare che questo atteggiamento, il non accorgersi, sia frutto di un pensiero umano verso i migranti: vai e che Dio ti assista".
D.: La maggior parte delle persone respinte verso la Libia sono potenziali richiedenti asilo.
Monsignor Mogavero: "E continuano ad arrivare, nonostante la televisione abbia smesso di riportare le notizie degli sbarchi. A Lampedusa hanno guadagnato la pace sociale, il centro è vuoto, eppure occorrerebbe fare una valutazione sul numero degli arrivi nell'isola perché dall'acrimonia con la quale governo e parlamento discutevano della legge sicurezza sembrava che fossero milioni di migranti, quando invece nel 2008 ne sono sbarcati poco oltre trentamila, una cifra esigua se paragonata con l'intera popolazione italiana. C'è stata una reazione spropositata al fenomeno, come un elefante che si accanisce contro la formica. Recentemente il vescovo di Tripoli mi raccontava gli effetti dei respingimenti".
D.: Cosa accade?
Monsignor Mogavero: "Questa povera gente rimandata indietro fa la coda per chiedere aiuto ai francescani che fanno il possibile, con pochissimi mezzi, per fornire vestiti ai bambini e cibo. I richiedenti asilo non possono tornare nei loro paesi perché rischiano la morte, e basta che Gheddafi non faccia nulla per loro perché muoiano anche in Libia. E l’unico punto di riferimento diventa la Chiesa, nel suo ruolo di maestra di carità".
D.: Pochi sanno del massacro avvenuto in una prigione vicino Benghazi, circa una decina di somali uccisi dalla polizia libica. Tra pochi giorni Berlusconi andrà a Tripoli per celebrare il trattato di amicizia con Gheddafi, il primo settembre le Frecce Tricolori sorvoleranno la città per celebrare i quarant’anni di regime. Cosa può dire la Chiesa?
Monsignor Mogavero: "Lo abbiamo ripetuto spesso, questa legge sulla sicurezza non l'abbiamo digerita. Lo dico da cristiano e da siciliano. Lasciando per un momento da parte la fede, i siciliani hanno sempre accolto chiunque. Fare la guerra ai poveracci è la negazione della nostra cultura. Non c'è possibilità di appello. Oggi non si guarda in faccia nessuno, non si distinguono migranti e richiedenti asilo, è una offesa al Mediterraneo. Perché noi non abbiamo mai considerato nemici coloro che vivono sull'altra sponda".
D.: Cosa direbbe ai politici che vogliono definirsi cattolici?
Monsignor Mogavero: "Mi fanno impressione i cattolici credenti e praticanti del nord che sono sportivamente passati dalla parte della Lega ovvero nelle posizioni oltranziste di rifiuto degli altri. Concretamente, non si rendono conto che se la manodopera straniera tornasse a casa le loro aziende chiuderebbero? A Mazara del Vallo circa la metà dei pescatori sono maghrebini, se sparissero l’intera economia della città cadrebbe in ginocchio. Dobbiamo ammettere che abbiamo bisogno di questa gente. So che a Milano le cose vengono viste diversamente, ma spero che avremo tutti un sussulto di umanità".
Misna - D: Un barcone con 78 persone a bordo che naviga nel Canale di Sicilia per 20 giorni senza che nessuno lo avvisti... L'Acnur considera «allarmante» questa circostanza e chiede di tornare alla legge del mare, ovvero alla solidarietà verso i natanti in pericolo. Condivide questa preoccupazione?Monsignor Mogavero: "Penso sia un'osservazione pertinentissima. Parlo per esperienza, i pescatori di Mazara del Vallo sono spesso protagonisti di rischiosi salvataggi in mare. L'unica legge che deve valere in mare è la legge del mare. E' la legge dei semplici, di coloro che si confrontano con le forze della natura e soccorrono le persone in pericolo senza guardare il tornaconto economico, mettendo anche a repentaglio la propria incolumità. Quella legge continua a vigere, ma con la nuova era dei respingimenti la gente di mare teme di fare del bene e per questo venire incriminata per favoreggiamento dell' immigrazione 'clandestina'."
D. : Possiamo ipotizzare che gli incaricati di pattugliare abbiano chiuso un occhio?
Monsignor Mogavero: 'Il Mediterraneo è un mare pattugliatissimo, mi pare difficile che nessuno si accorga del barcone. Questo probabilmente è il massimo di tolleranza permesso, e cioè fingere di non vedere. Se le cose stanno così, vorrei mettermi nei panni degli uomini della marina, della guardia costiera, della guardia di finanza, so che sono persone con un tasso di umanità notevole, finora hanno svolto il proprio lavoro con il cuore ma oggi sono dei militari che devono ubbidire altrimenti rischiano conseguenze pesanti sul piano penale. Vorrei pensare che questo atteggiamento, il non accorgersi, sia frutto di un pensiero umano verso i migranti: vai e che Dio ti assista".
D.: La maggior parte delle persone respinte verso la Libia sono potenziali richiedenti asilo.
Monsignor Mogavero: "E continuano ad arrivare, nonostante la televisione abbia smesso di riportare le notizie degli sbarchi. A Lampedusa hanno guadagnato la pace sociale, il centro è vuoto, eppure occorrerebbe fare una valutazione sul numero degli arrivi nell'isola perché dall'acrimonia con la quale governo e parlamento discutevano della legge sicurezza sembrava che fossero milioni di migranti, quando invece nel 2008 ne sono sbarcati poco oltre trentamila, una cifra esigua se paragonata con l'intera popolazione italiana. C'è stata una reazione spropositata al fenomeno, come un elefante che si accanisce contro la formica. Recentemente il vescovo di Tripoli mi raccontava gli effetti dei respingimenti".
D.: Cosa accade?
Monsignor Mogavero: "Questa povera gente rimandata indietro fa la coda per chiedere aiuto ai francescani che fanno il possibile, con pochissimi mezzi, per fornire vestiti ai bambini e cibo. I richiedenti asilo non possono tornare nei loro paesi perché rischiano la morte, e basta che Gheddafi non faccia nulla per loro perché muoiano anche in Libia. E l’unico punto di riferimento diventa la Chiesa, nel suo ruolo di maestra di carità".
D.: Pochi sanno del massacro avvenuto in una prigione vicino Benghazi, circa una decina di somali uccisi dalla polizia libica. Tra pochi giorni Berlusconi andrà a Tripoli per celebrare il trattato di amicizia con Gheddafi, il primo settembre le Frecce Tricolori sorvoleranno la città per celebrare i quarant’anni di regime. Cosa può dire la Chiesa?
Monsignor Mogavero: "Lo abbiamo ripetuto spesso, questa legge sulla sicurezza non l'abbiamo digerita. Lo dico da cristiano e da siciliano. Lasciando per un momento da parte la fede, i siciliani hanno sempre accolto chiunque. Fare la guerra ai poveracci è la negazione della nostra cultura. Non c'è possibilità di appello. Oggi non si guarda in faccia nessuno, non si distinguono migranti e richiedenti asilo, è una offesa al Mediterraneo. Perché noi non abbiamo mai considerato nemici coloro che vivono sull'altra sponda".
D.: Cosa direbbe ai politici che vogliono definirsi cattolici?
Monsignor Mogavero: "Mi fanno impressione i cattolici credenti e praticanti del nord che sono sportivamente passati dalla parte della Lega ovvero nelle posizioni oltranziste di rifiuto degli altri. Concretamente, non si rendono conto che se la manodopera straniera tornasse a casa le loro aziende chiuderebbero? A Mazara del Vallo circa la metà dei pescatori sono maghrebini, se sparissero l’intera economia della città cadrebbe in ginocchio. Dobbiamo ammettere che abbiamo bisogno di questa gente. So che a Milano le cose vengono viste diversamente, ma spero che avremo tutti un sussulto di umanità".
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