martedì, ottobre 07, 2008
E' incominciato a Parigi il processo a Pierre Falcone, Arkady Gaydamak e altre quaranta persone accusate di aver venduto armi all'Angola per 790 milioni di dollari, durante gli anni della guerra civile. Fra gli imputati alla sbarra, anche Jean-Christophe Mitterand, figlio dell'ex presidente della Repubblica, e Charles Pasqua, ex ministro dell'Interno.

Peacereporter - La guerra civile in Angola, che ha visto fronteggiarsi le milizie del presidente socialista Jose Eduardo dos Santos e i ribelli dell'UNITA, appoggiati dagli Stati Uniti, è terminata nel 2002, dopo 27 anni di combattimenti e 300 mila morti. Le persone portate in giudizio sono accusate di aver procurato armi all'esercito governativo angolano, fra il 1993 e il 1998, dopo che nel 1994 era fallito un primo tentativo di accordo, firmato a Lusaka, nello Zambia. Al centro del traffico illegale un uomo d'affari francese, Pierre Falcone e un magnate russo israeliano, Arkady Gaydamak. I due avrebbero venduto carri armati, elicotteri e pezzi d'artiglieria all'esercito angolano attraverso la filiale est europea di una società francese, per l'astronomica cifra di 790 milioni di dollari. Il tutto contravvenendo all'embargo internazionale e in contrasto con la linea politica tenuta dal governo francese. Falcone e Gaydamak, che è ancora latitante, rischiano una condanna a 10 anni. Secondo i loro difensori, il processo non può essere celebrato a Parigi, dal momento che le armi non sono mai transitate per il territorio francese: una tesi che nega la necessità di un'autorizzazione ufficiale in questo genere di commerci.
Il figlio dell'ex presidente Francois Mitterand e l'ex ministro dell'interno Charles Pasqua, sono invece accusati di "complicità in commercio illegale" e di aver accettato delle bustarelle per agevolare lo scambio. Entrambi si dichiarano innocenti.
Il processo, che dovrebbe concludersi a marzo, ha messo a repentaglio anche il rapporto con il governo angolano, che, attraverso i suoi legali, ha cercato di bloccare il procedimento per "problemi di sicurezza nazionale".

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